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Calcio Catania: la seconda giovinezza di Ciccio Lodi, il mago delle punizioni

Di Giovanni Tomasello

CATANIA - Francesco Lodi e il Catania: chi ha seguito costantemente senza alcuna interruzione i campionati della squadra rossazzurraculminati nelle straordinarie stagioni in Serie A, ha sempre detto che tra il fantasista di Frattamaggiore e Catania intesa come squadra ma anche come città, è stato amore a prima vista. Un legame sempre più saldo tanto che Francesco - spero che non s’arrabbi perché lo chiami per nome - ha sposato una giovane del luogo, Lea Maiolino, ex valletta in tv.

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Insomma Catania sempre più nel suo cuore - qui sono nati due dei suoi quattro figli - e poi Lodi ama le passeggiate in via Etnea, il mare, il contatto con i tifosi e non solo. In città e dintorni ma anche oltre lo Stretto lo conoscono tutti, anche chi non ha mai visto in vita sua una partita di calcio. Una sera a Milano una cara amica mi sentì parlare al cellulare con un dirigente del Catania e alla fine della conversazione lei con molta discrezione osservò: «Il Catania non è la squadra dove gioca quello che quando batte le punizioni segna sempre, perfino a Buffon. Si chiama Lodi, vero?». Più famoso di così credo che non si può.
E poi dopo l’allontanamento di Biagianti e Marchese - una vicenda che ci auguriamo si risolva con una riappacificazione - Francesco Lodi è rimasto l’unico senatore del Catania, il simbolo di una Serie A, l’ultima che ha segnato il periodo più lungo e bello del calcio catanese.

Lui, il centrocampista mancino continua ad avere la forza di risollevarsi anche quando la barca sembra affondare e a 35 anni non è facile.

Una carriera ricca di soddisfazioni - 50 gol in rossazzurro - ma anche con qualche tappa non felice come Udine dove ci furono pure delle incomprensioni e fu relegato in tribuna ma il mago Ciccio allora reagì male anche con chi aveva speso buone parole per lui. Non solo a Udine ma anche a Catania.

«RESTO A CATANIA». La carriera di Lodi non è stata tutta rose e fiori, ci sono stati momenti difficili e chiamato a Catania per riportarlo in B e poi in A, ha solo sfiorato l’impresa finendo pure in panchina perché alcuni allenatori non riuscendo a trovargli una giusta collocazione in campo lo hanno messo fuori squadra tanto che la scorsa estate si era vociferato di un suo trasferimento a a Lugano con prospettiva Europa League. Per fortuna è rimasto e la doppietta inflitta alla Cavese mercoledì scorso lo ha fatto balzare in vetta assieme a Castaldo della Casertana. Otto reti ha segnato il rossazzurro, altrettante ne ha realizzate l’attaccante della squadra campana. Non solo ma il calendario sembra più sorridere a Lodi. A lui che in fondo ha scelto di restare a Catania per amore non si può che essere grati e dimenticare certe sue reazioni ben coscienti che quando i sentimenti prevalgono sulla ragione, si corre il rischio di essere fraintesi.

UN FINALE DA FUORICLASSE. È quello che gli auguriamo. Promozione sfiorata e mai centrata complice quel pizzico di sfortuna che ostacola i progetti. Nella passata stagione un quarto posto in campionato ed eliminazione ai quarti di finale contro il Trapani, nonostante quel gol d’antologia dal centrocampo e ancor prima nel 2018 con un secondo posto in semifinale contro il Siena, perdendo ai rigori al Cibali. Due anni chiusi con tanta rabbia e amarezza dentro nonostante un buon rendimento finale con quelle punizioni imparabili. Ora anche la vetta della classifica marcatori e un rilancio in grande stile da ispiratore della manovra rossazzurro ben sostenuto da due compagni di reparto. Del resto quando uno si chiama Lodi deve puntare sempre a un 10 in pagella. Per avere le Lodi.

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