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Serie C: il Catania riparte stasera col Bisceglie e Lucarelli cambia tutto

Di Giovanni Finocchiaro

CATANIA - Il compagno Cristiano Lucarelli tiene fede a principi ben precisi: ha accettato il Catania non per soldi ma per affetto. E per quell’orgoglio svanito dai maledetti undici metri due anni fa, quando il Siena di Marotta fregò al Catania la finale dei play off per la B.

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Quella ferita non s’è mai rimarginata nel cuore del tecnico livornese. Un tifoso del Catania l’ha definito un comunista che non mangia i bambini ma che appende al muro chi non fila dritto. Ed è una foto in qualche modo fedele al carisma che dovrà (e sa) infondere a una squadra scarica, sfilacciata, coi cerotti. Una squadra senza fede e senza dignità. Lo diciamo senza morderci la lingua. Prendere gol in modo continuo e vergognoso non è da tutti. Il Catania è recidivo, adesso tocca a Lucarelli rivalutare un gruppo che ha forato tutte e quattro le ruote.

L’impressione che ha trasmesso in poche ore Lucarelli è positiva. Camplone non sorrideva mai. Forse cosciente dei problemi di un gruppo che non l’ha seguito. Lucarelli ha portato entusiasmo nuovo. O forse antico. Il ricordo delle undici vittorie di fila, il volere a tutti i costi il Catania nonostante le altre chiamate. La sicurezza di avere ritrovato una persona schietta, un allenatore severo e che galvanizza e si galvanizza nelle difficoltà è l’ultimo scoglio a cui aggrapparsi.

Oggi si gioca alle 20,45. Cristiano ha voluto subito la panchina. Altrimenti sarebbe andato Orazio Russo al suo posto. «Ci metto la faccia» ha subito detto.  E, per far quadrare i conti, per esorcizzare un’emergenza infortuni fuori dal normale, ecco la soluzione tattica: un 3-5-2 inedito. Mbende (che non sta benissimo, ma che ha recuperato in qualche modo) a destra; Silvestri centrale, Biagianti difensore di sinistra. Sì, centrale. Lo avevamo anticipato ieri, il capitano ha provato di nuovo da difensore.
Partirà così il Catania. Ripartiranno anche Lucarelli e lo stesso Biagianti. Un rischio, ma tanto vale scommettersi di persona. In mediana Lodi fulcro del gioco, con Bucolo e Welbeck accanto. La formula dei quinti di centrocampo, tanto cara a Lucarelli, prevede dunque l’avanzamento di Calapai e Pinto sulle fasce per aggredire gli spazi e creare superiorità.

In avanti in lizza Di Piazza, Curiale, Mazzarani e, in corsa, anche Lele Catania. Lucarelli sta decidendo di partire con Di Piazza e Mazzarani anche se oggi per un’ora riproverà calci piazzati, uscite e movimenti in campo di tutto il Catania. Nulla è deciso, ma c’è un’idea di massima che darebbe al gruppo nuova linfa.

I tifosi hanno deciso. C’è chi entrerà, chi (la Sud) che stasera non ci sarà. Il rapporto tra l’ad Lo Monaco e la tifoseria ha toccato livelli di polemica assoluta. Ieri l’altro a Corner Maurizio Pellegrino ha chiesto un passo indietro a tutti per il bene comune. Vedremo in che modo si evolverà una storia spigolosa e infinita.

Ma ieri pomeriggio l’ad Lo Monaco, accompagnando in sala interviste Lucarelli ha prima considerato i tifosi essenziali e passionali. Poi, come si fa al Grande Fratello, ha nominato Michele Spampinato e Giuseppe Rapisarda (Curva Nord) definendoli giudici e aggiungendo che non rispettano il Catania. Una dichiarazione fuori luogo alla vigilia del match, ma neanche se l’avesse pronunciata a Natale l’avremmo condivisa. Poi, al solito, ha bacchettato i giornali (pure il nostro, lo sappiamo anche se non è stato fatto il nome) che dà spazio ai tifosi, agli ultra. Una cosa, a suo dire, che non ha precedenti in Italia. Non c’è peggiore orecchio... Il nostro è un quotidiano che dà spazio a tutti, purchè nei canoni di educazione. Perchè insistere sugli stessi argomenti alla vigilia di una partita che potrebbe segnare un nuovo corso? Perchè non dispensare serenità o ottimismo?
Venga a comandare la redazione sportiva e a scegliere gli argomenti, direttore, se ha quest’aspirazione.

A pensarci bene, sarebbe meglio darci tutti una calmata e stare accanto a un uomo vero come Lucarelli che ha sfidato l’ipocrisia del calcio, senza badare al vile denaro, per inseguire un sogno che non è solo personale, ma è un sogno che tutta Catania coltiva da cinque anni.

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