BASKET
La Trapani Shark non si presenta a Bologna: una scelta che può riscrivere la stagione (e forse il campionato)
No al rinvio, rosa in frantumi e un futuro appeso a un regolamento inflessibile: dentro le ore più buie della squadra di basket trapanese
Ford ha lasciato Trapani per andare a giocare in Turchia (foto Facebook/Trapani Shark)
Una porta chiusa, il buio del corridoio della foresteria e sette borsoni allineati, come superstiti di un naufragio cestistico. È l’immagine che rimbalza da Trapani alla vigilia della partita di domenica 4 gennaio 2026 in casa della Virtus Olidata Bologna: la società siciliana ha comunicato che non si presenterà alla Segafredo Arena. La richiesta di rinviare la gara, avanzata in mattinata a Lega Basket Serie A e FIP, è stata respinta perché non sussistono “cause di forza maggiore”. Da qui la decisione più estrema: non scendere in campo. E con essa, il rischio concreto di pagare un prezzo sportivo e disciplinare altissimo.
Che cosa è successo nelle ultime 24-48 ore
- La Trapani Shark ha chiesto il rinvio della sfida del 14° turno a Bologna, motivandolo con l’impossibilità di schierare un numero adeguato di giocatori “pro” dopo l’ennesima uscita dalla rosa. Lega e FIP hanno negato lo spostamento, rilevando l’assenza di “forza maggiore”. Il club ha informato che non si presenterà.
- La situazione si è ulteriormente deteriorata con la partenza della guardia Jordan Ford, liberatosi tramite buyout e volato in Turchia, dove ha firmato con il Bahçeşehir Koleji. La notizia, trapelata inizialmente come possibile approdo al Galatasaray, è stata poi confermata da fonti turche e aggiornamenti internazionali.
- Sul fronte sanzioni, il club ha già subito un robusto pacchetto di provvedimenti: -8 punti in classifica complessivi tra avvio di stagione e decisioni di fine dicembre, oltre a ammende da 50.000 euro per la violazione della regola dei 12 contratti professionistici obbligatori con formula 6+6. E ora incombe la penalità specifica per la mancata presentazione a Bologna.
Di fronte a questo combinato disposto — rosa ai minimi termini, dimissioni di coach Jasmin Repesa, sanzioni in serie e mercato in uscita — la rinuncia a disputare il match con la Virtus diventa l’epilogo provvisorio di una crisi che non è solo tecnica o economica. È anche istituzionale, regolamentare, di credibilità.
Perché la gara non si gioca: il nodo regolamentare e le conseguenze
La posizione delle istituzioni è stata netta: la mancanza di giocatori sufficienti non è “forza maggiore”. Quindi niente rinvio. La FIP e la LBA hanno preso atto e hanno ricordato la cornice disciplinare. Secondo quanto ricostruito, il primo “forfait” comporta una ammenda e un punto di penalità, mentre una seconda rinuncia comporterebbe l’esclusione dal campionato. La scala sanzionatoria è richiamata nell’articolo di riferimento e in precedenti provvedimenti, oltre che nella prassi federale: il quadro complessivo — pur con differenze tra categorie e discipline — è chiaro sull’idea di fondo che una seconda mancata presentazione possa configurare l’uscita dalla competizione.
Nel caso Trapani, il tema si salda alla violazione della regola dei 12 contratti pro: negli ultimi turni, la società è stata colpita da ammende da 50.000 euro per non aver rispettato il vincolo della formula 6+6 (sei italiani e sei stranieri “pro”). È un punto cruciale: il campionato di Serie A è costruito su standard minimi di organico che garantiscono integrità e competitività. La FIP, attraverso i comunicati disciplinari, ha formalizzato le sanzioni per la presenza di soli 11 contratti depositati, e la reiterazione ha fatto crescere la pressione economica sul club.
Se a Bologna la Trapani Shark non si presenterà, scatterà l’ulteriore combinazione di 50.000 euro di ammenda e -1 in classifica, già preventivata dal club. Ma, come ricordato, il vero baratro si aprirebbe nel caso di una seconda rinuncia: lì il regolamento porterebbe dritti al capitolo esclusione. Un’eventualità che, oltre al danno sportivo, avrebbe effetti a catena sul calendario, sulla classifica e sulla stessa Final Eight di Coppa Italia, obiettivo che i siciliani rivendicano come “meritato sul campo”.
Un campanello d’allarme per tutto il sistema
La crisi di Trapani non avviene nel vuoto. Nel luglio 2025, il Collegio di Garanzia del CONI aveva già respinto un ricorso del club contro i 4 punti di penalizzazione deliberati dal Consiglio Federale FIP. Di lì in avanti, le tensioni sono cresciute, fino alle ulteriori penalità decise a fine dicembre 2025 e alla inibizione per 2 anni del presidente Valerio Antonini. Questi passaggi hanno logorato il rapporto tra la società e le istituzioni, con toni via via più aspri nelle dichiarazioni ufficiali.
Nel frattempo, la Lega ha definito il calendario: la 14ª giornata è in programma in questo weekend e includeva il match di Bologna. L’evento era stato promosso con regolarità, con tanto di apertura della biglietteria e programmazione televisiva su LBA TV e Sky Sport Basket. Segno che il sistema stava procedendo secondo i suoi tempi, mentre Trapani precipitava in una torsione interna.
Il crollo della rosa: dimissioni, uscite forzate, trasferimenti
Repesa via, Alibegovic fuori: il primo strappo
Il 4 dicembre 2025 è la data che segna lo spartiacque. Jasmin Repesa presenta le sue dimissioni, contestando la gestione societaria. La risposta del club è durissima: dimissioni respinte “politicamente” e accuse rimandate al mittente. Contestualmente, il capitano Amar Alibegovic viene messo fuori squadra e la fascia passa a John Petrucelli. Da quel momento, l’area tecnica è un campo minato. Trapani vince persino una partita “senza coach in panchina”, ma è un’eccezione che non maschera la frattura.
Ford in Turchia, gli altri col trolley in mano
Il passo successivo è la diaspora. Jordan Ford, arrivato in estate come colpo da combo guard di alto livello, sfrutta la clausola di uscita e firma con il Bahçeşehir: un addio che toglie alla squadra il suo faro offensivo nel momento più delicato. Le fonti turche confermano l’accordo nella giornata del 2 gennaio 2026.
Nel sottobosco di mercato, rimbalzano poi le voci su altre uscite e trattative:
- Paul Eboua nel mirino dell’ASVEL Villeurbanne in prestito, considerata la sua posizione contrattuale che fa capo all’Olimpia Milano.
- Rossato accostato alla Germani Brescia.
- Petrucelli ventilato al Galatasaray come possibile obiettivo, voce circolata in parallelo alle discussioni su Ford. Su questo fronte, massima cautela: si tratta di movimenti sondati che necessitano di ufficialità.
A complicare il quadro, l’impossibilità di tesserare nuovi innesti per blocco federale dovuto a un lodo pendente, elemento che ha impedito perfino di promuovere stabilmente il vice Alex Latini come capo allenatore a referto. Il tema è stato al centro delle dure prese di posizione del ds Valeriano D’Orta dopo la sconfitta casalinga con Varese del 28 dicembre 2025, quando la società ha minacciato pubblicamente di “valutare la non partecipazione” alla gara di Bologna. Da lì agli eventi di 3 gennaio il passo è stato breve.
Il punto di vista del club: “persecuzione” e diritti calpestati
Il comunicato di Trapani delle ultime ore appare come un atto d’accusa senza precedenti verso il sistema: si parla di “persecuzione”, di decisioni “sproporzionate” e di un quadro che “preclude” perfino la qualificazione alle Final Eight. Il testo rivendica come “non più accettabile” la somma di sanzioni e blocchi, e mette in evidenza la situazione di soli 7 giocatori disponibili e nessun allenatore per la gara del 4 gennaio. È un documento che mappa il sentimento dell’ambiente, ma che non muta — per ora — la sostanza regolamentare.
Sul piano tecnico-giuridico, vale ricordare che già in estate 2025 il percorso giudiziario intrapreso dal club contro la FIP e la LBA non ha trovato accoglimento al CONI. La linea di Lega e Federazione è stata quella di difendere i presidi regolamentari — dalle licenze al rispetto degli adempimenti — considerati il minimo comune denominatore per la tenuta della competizione.
Il contesto Virtus e l’impatto sulla giornata
La Virtus Olidata Bologna attendeva Trapani per il debutto casalingo del 2026, con palla a due alle 20:00 e copertura TV su LBA TV e Sky Sport Basket. La biglietteria era stata regolarmente aperta già dal 23 dicembre e la programmazione ufficiale pubblicata a fine mese. La rinuncia di Trapani congela l’evento sportivo ma non le sue ricadute: sul piano organizzativo, mediatico e di relazione con il pubblico. Anche questo è un costo, meno visibile ma reale, per il sistema.
Una crisi che parte da lontano
La parabola di Trapani è paradossale anche perché segue a ruota una stagione da neo-promossa di alto profilo e a un avvio 2025/26 competitivo. Basterebbe ricordare l’exploit di maggio 2025 a Bologna (sconfitta solo all’overtime ma prestazione da copertina) per capire quanto la caduta attuale non sia un destino scritto. Eppure, da novembre in poi, tra adempimenti fiscali, licenze, punti di penalità e tensioni interne, la traiettoria si è spezzata. Il resto lo hanno fatto le dimissioni di Repesa, le scosse di spogliatoio e la fuga di talenti.
Che cosa può succedere adesso: tre scenari concreti
1) Rientro immediato con mini-rosa e mercato “di sopravvivenza”
È la strada più difficile, ma non impossibile: onorare le prossime gare con ciò che resta del gruppo, contenere i danni disciplinari e lavorare (se e quando il blocco tesseramenti sarà risolto) a innesti mirati. Servirebbe un reset dei rapporti con le istituzioni e una road map finanziaria chiara per rimettere in sicurezza il club.
2) Seconda rinuncia ed esclusione
È lo scenario da evitare. Un secondo “no show” avvierebbe la procedura di esclusione con effetti a catena sulla stagione. Chi è sotto contratto potrebbe cercare uscite unilaterali o transazioni; i risultati già maturati andrebbero valutati alla luce dei regolamenti; la reputazione del progetto subirebbe un colpo forse irreparabile.
3) Contenzioso rafforzato e stagione “in tribunale”
Il club ha già annunciato possibili azioni legali e richieste danni. Una strategia di scontro totale comporterebbe tempi lunghi e, realisticamente, poche ricadute sul calendario in corso. Precedenti e decisioni recenti — dal CONI alla giustizia federale — suggeriscono che la via giudiziaria raramente ribalta un impianto regolamentare consolidato.