serie A
Politano ispira, Spinazzola e Rrahmani firmano: il Napoli zittisce l’Olimpico e resta a -1 dal Milan
A Roma una partita doppia: mezz’ora di calcio lucido degli azzurri e un finale incandescente con tre rossi. I biancocelesti pagano assenze e nervi scoperti, mentre la squadra di Conte conferma forma, identità e ambizioni scudetto
Il suono secco della traversa all’Olimpico spezza per un attimo il brusio del pomeriggio romano: è il colpo di testa di Eljif Elmas a negare il 3-0 al Napoli. Pochi minuti prima, sullo stesso prato, un uomo con la maglia azzurra aveva già inciso due volte la partita, senza segnare: Matteo Politano. Due esecuzioni pulite, due assist che aprono il varco a Leonardo Spinazzola e Amir Rrahmani, e la sensazione netta che la squadra di Antonio Conte sappia quando accelerare e quando addormentare le partite. Finirà 0-2 per il Napoli contro la Lazio all’Olimpico in una gara che nell’ultima mezz’ora deraglia nella rissa: entrano in scena tre espulsioni e un infortunio pesante, quello di David Neres. Ma il messaggio che resta è tecnico e di classifica: con questa vittoria il Napoli resta a -1 dal Milan, capolista di Serie A, e tiene dietro l’Inter che deve ancora giocare.
Il filo della partita: mezz’ora d’autore, poi gestione e scintille
Al minuto 13 la gara si spacca: ricezione stretta di Politano sulla destra, finta esterna-interna e cross teso verso il secondo palo. Spinazzola taglia il tempo a Adam Marušić e colpisce di destro al volo. È un gesto tecnico che racconta il suo adattamento al ruolo di esterno a tutta fascia nel sistema di Conte: ampiezza, corsa profonda e timing d’ingresso in area. 0-1.
Al 32’ il raddoppio: punizione a rientrare di Politano, traiettoria “spazzolata” verso il cuore dell’area; Rrahmani si libera con un contro-movimento e la piazza di testa nell’angolo basso. È il 0-2 che congela gli sviluppi tattici.
Da quel momento il Napoli fa ciò che le grandi squadre sanno fare: abbassa i giri quando serve, riparte con criterio, sporca le linee di passaggio laziali. Le cifre aiutano a leggere il copione: possesso ospite sopra il 65%, 14 tiri prodotti contro 5, 3 nello specchio per il Napoli e nessuno per la Lazio. Gli indici di performance raccontano anche la qualità delle occasioni: xG 1,68 per il Napoli contro 0,36 biancoceleste. Numeri che corroborano l’impressione visiva di una partita in controllo.
Politano direttore d’orchestra, Spinazzola e Rrahmani esecutori perfetti
In una gara con episodi forti e un finale nervoso, il migliore resta Matteo Politano: due assist, tre occasioni create, conduzione palla in avanti e una costante superiorità nei duelli laterali. È interessante il dettaglio della sua posizione media: partire largo per poi stringere e liberare il corridoio di spinta a Giovanni Di Lorenzo sul lato opposto del triangolo di catena con Lobotka e Spinazzola. È lì che la Lazio ha sofferto maggiormente, con rotazioni difensive spesso in ritardo.
Anche Spinazzola, oltre al gol, dà una lettura “conteiana” del ruolo: ampiezza, aggressività, capacità di arrivare sul secondo palo. Rrahmani, leader silenzioso, capitalizza una palla inattiva preparata e guida una linea arretrata quasi perfetta nell’orientare la Lazio su zone poco pericolose. La sua partita non è solo il gol: è anche gestione delle seconde palle e leadership in una ripresa più sporca.
L’altra faccia: le difficoltà della Lazio tra assenze e mercato
La Lazio di Maurizio Sarri sconta un mix di fattori: condizione intermittente, scelte obbligate e – soprattutto – un organico ridotto da assenze e mercato. Nel pieno della Coppa d’Africa la squadra ha perso pedine offensive e d’equilibrio: tra i nomi più citati in chiave convocazioni figuravano Boulaye Dia (Senegal) e il giovane Hamza Belahyane (Marocco), con l’aggiunta di altre rotazioni a rischio nelle settimane a cavallo del torneo. Non tutte le convocazioni sono state ufficializzate in anticipo e le liste possono variare, ma il tema resta: organico compresso e scelte limitate.
A questo si è aggiuta una notizia che incide sull’attacco: Taty Castellanos è in uscita verso il West Ham. L’accordo – stimato fra i 25 milioni di sterline secondo fonti britanniche – priva Sarri di un riferimento che, pur senza numeri straripanti, garantiva profondità e lavoro sporco. In attesa delle ufficialità definitive e dei dettagli contrattuali, il quadro è chiaro: la Lazio perde un centravanti a gennaio, con la sessione che impone tempi stretti per rimpiazzarlo.
Senza un terminale stabile e con Tijjani Noslin dirottato a lungo in compiti ibridi – poi espulso all’81’ per doppio giallo – i biancocelesti producono poco e male: 5 tiri totali, nessuno nello specchio, l’unico vero sussulto è la traversa di Mattéo Guendouzi nel recupero. Troppo poco per scalfire un Napoli che, anche mentalmente, non ha quasi mai dato l’idea di perdere la bussola.
Il segmento caotico: infortunio Neres e tre rossi nel finale
La partita si incattivisce nella ripresa. Al 70’ David Neres esce dolorante alla caviglia: un segnale preoccupante per il Napoli, già alle prese con una lista infortuni corposa che include elementi di primissima fascia come Kevin De Bruyne, Romelu Lukaku e Billy Gilmour. La gestione delle prossime settimane passerà anche dalla diagnosi sull’esterno brasiliano, diventato pedina importante nelle rotazioni offensive.
All’81’ il gioco si ferma per il cartellino rosso a Noslin (secondo giallo) per un pestone su Alessandro Buongiorno; la temperatura sale ancora all’88’, quando Adam Marušić e Pasquale Mazzocchi si affrontano in un contatto ruvido: cartellino rosso per entrambi e scene concitate con Antonio Conte che interviene in prima persona per dividere i contendenti. Un finale che toglie brillantezza a una gara altrimenti chiara nei rapporti di forza.
Perché il Napoli ha vinto
Controllo del centro: con Stanislav Lobotka a dettare i tempi e Scott McTominay a cucire verticalità, il Napoli ha schermato le linee di rifinitura di Guendouzi e negato ricezioni tra le linee a Mattia Zaccagni. Le intercettazioni centrali hanno spesso innescato transizioni pulite.
Catena destra dominante: il lato di Politano è stato la vera crepa nel sistema difensivo laziale. L’esterno azzurro ha vinto il duello diretto sulla corsia, creando il mismatch che ha deciso entrambe le reti. Tre chances create sono la ricaduta statistica di una superiorità evidente.
Palle inattive “pesanti”: la punizione del 0-2 non è casuale ma figlia di una preparazione specifica. Il Napoli ha attaccato gli spazi “ciechi” della linea, sfruttando la marcatura a zona della Lazio.
Tenuta difensiva: zero tiri concessi nello specchio, gestione dell’area piccola e copertura delle seconde palle. Il dato delle conclusioni laziale (5 totali, xG 0,36) fotografa una protezione efficace del portiere Vanja Milinković-Savić.
Il dettaglio tattico della giornata: la “porta sul secondo palo”
La chiave che ha aperto la gara è un concetto tanto semplice quanto letale: la “porta” sul secondo palo. Il Napoli l’ha costruita in modo scientifico. Quando Politano riceve sul destro e punta, la Lazio stringe il lato palla con il terzino e il mediano di parte. In quel momento, la mezzala lato debole dovrebbe “affondare” in copertura dell’ultimo uomo sul secondo palo. È proprio quel tempo a mancare due volte: nel primo gol il taglio di Spinazzola è senza opposizione; sul secondo, da palla inattiva, è lo stesso spazio – questa volta centrale – a spalancarsi per Rrahmani. Sono dettagli di occupazione dell’area che la Lazio dovrà correggere, perché i segnali erano già comparsi in gare recenti; e sono gli stessi dettagli che spiegano la mano di Conte, da sempre ossessionato da ampiezza e riempimento area.