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il caso

Nigeria-Mozambico 4-0 ma Osimhen e Lookman arrivano (quasi) alle mani

La doppietta dell'ex del Napoli e l’estro dell'atalantino travolgono i Mambas. Ma al 63’ una schermaglia tra i due accende il dibattito

Redazione La Sicilia

05 Gennaio 2026, 23:32

23:35

Nigeria-Mozambico 4-0: scintille tra Osimhen e Lookman in una notte di dominio totale

Una vittoria netta e un gesto inatteso: al 63’ di una gara già indirizzata, Victor Osimhen e Ademola Lookman si fronteggiano, viso a viso. Compagni, goleador, trascinatori: per pochi secondi sembrano avversari, mentre i compagni allungano le braccia per dividerli. Le immagini televisive colgono l’istante, i social insorgono, il tabellone segna 3-0. Eppure, attorno a quella fiammata di orgoglio, c’è soprattutto una verità tattica e competitiva: la Nigeria ha gestito e devastato la partita contro il Mozambico dall’inizio alla fine, centrando con un secco 4-0 l’accesso ai quarti della Coppa d’Africa. Nel mezzo, la miglior versione della coppia più temuta del torneo: Lookman che inventa, Osimhen che finalizza. E una squadra, le Super Eagles, che manda un messaggio chiaro al tabellone: la corsa al titolo è più che legittima.

Il racconto della gara: Lookman apre, Osimhen la indirizza, Adams chiude

La Nigeria si presenta agli ottavi con l’undici delle grandi occasioni, confermando il ritorno dei protagonisti offensivi e di una mediana in grado di dettare i ritmi. Nel catino del Fez Stadium, i verdi prendono il campo con personalità, alzano il baricentro e costringono i Mambas nella propria metà, imponendo un possesso palla fluido e verticale. L’inerzia si concretizza presto: al 20’ Ademola Lookman colpisce e sblocca, iniziando una prestazione da mattatore. È il segnale che la diga mozambicana sta cedendo. Pochi giri di lancette e arriva il raddoppio: Osimhen sigla il 2-0, spingendo dentro il lavoro di raccordo e rifinitura del compagno. Nigeria padrona nel punteggio e nelle occasioni, con azioni che arrivano in area in pochi tocchi, senza fronzoli: l’idea è attaccare lo spazio, ripetersi con precisione, ospiti travolti dall’intensità. Nella ripresa, lo spartito non cambia: Lookman rifinisce, Osimhen trova la doppietta che porta il parziale sul 3-0 e consolida la sensazione di superiorità tecnica e atletica. Poi, al 75’, il poker definitivo: Akor Adams calcia di pura potenza e mette il sigillo finale, ancora una volta dentro un’azione illuminata dalla regia del numero 11. 4-0 e qualificazione archiviata. È, dati alla mano, il successo con lo scarto più largo del torneo fin qui.

La scena madre: scintille al minuto 63

La fotografia che rimbalza sui telefoni è quella del 63’: Osimhen si gira verso Lookman, parole dure, gesti di frustrazione, i due si avvicinano fino a sfiorare la rissa. Il contesto? Un paio di scelte in zona gol non gradite dal centravanti, a caccia di una possibile tripletta. L’episodio è reale, ripreso in diretta e ampiamente commentato online; alcune ricostruzioni social spingono oltre, ipotizzando una richiesta di sostituzione da parte di Osimhen. Su quest’ultimo punto, però, non ci sono conferme ufficiali: resta un’ipotesi circolata in rete, utile a spiegare il nervosismo ma non verificabile con certezza. Il dato oggettivo è che al 68’ il numero 9 lascia il campo, con la pratica già saldamente nelle mani delle Super Eagles. L’azione continua, Lookman firma ancora un assist e la Nigeria chiude in goleada. Fine della frizione, inizio della gestione: un episodio di campo che racconta più l’ambizione feroce dei protagonisti che una frattura reale nello spogliatoio.

L’episodio “caldo” letto in controluce: tensione competitiva, non una crepa

È fisiologico che una squadra così carica di talento viva momenti di attrito quando si gioca per il massimo obiettivo. Le immagini di Osimhen contrariato e di Lookman che ribatte a tono alimentano le discussioni; ma la sequenza successiva – contributo diretto di Lookman all’azione del 4-0, gestione matura del vantaggio, saluti alla panchina – suggerisce che si sia trattato di una “scarica” di adrenalina, non di un corto circuito relazionale. Per ora, nessuna dichiarazione ufficiale dei protagonisti conferma fratture. La Nigeria esce più forte perché più consapevole: se due punte si contendono l’ultimo tiro, significa che la squadra crea, arriva, insiste. L’importante è che il campo continui a parlare come a Fez.