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SERIE A

Anticipare la notte del pallone: perché il calcio italiano guarda alle 20 per il posticipo serale

Una proposta semplice che accende un dibattito complesso: tra recupero dei giocatori, pubblico giovane, abitudini televisive e contratti miliardari, spostare il calcio d’inizio dalle 20:45 alle 20 potrebbe cambiare molto più di quanto sembri.

Alfredo Zermo

07 Gennaio 2026, 15:53

Anticipare la notte del pallone: perché il calcio italiano guarda alle 20

Una domenica d’inverno, uscita dallo stadio poco dopo le 23.30. Fuori, famiglie con bambini in braccio, studenti con lo zaino, pendolari che corrono verso l’ultima metro. Dentro gli spogliatoi, impacchi di ghiaccio, trattamenti, debriefing: quando i giocatori riescono ad andare a letto è già notte fonda. È da questa scena – quotidiana nella nostra Serie A – che nasce l’idea di anticipare le gare serali alle 20, togliendo quei “soli” 45 minuti che, secondo Massimiliano Allegri, valgono oro per il recupero. Un’idea che il presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, ha messo sul tavolo con una motivazione altrettanto concreta: rendere più accessibili le partite alle famiglie e ai giovani. E oggi, dopo una prima freddezza, anche i broadcaster che detengono i diritti, DAZN e Sky, hanno aperto uno spiraglio a una possibile sperimentazione.

Il punto di partenza: la proposta di Simonelli

L’idea di anticipare il fischio d’inizio dalle 20:45 alle 20:00 è stata enunciata in modo chiaro da Ezio Maria Simonelli nell’estate 2025: “le partite di sera non possono iniziare alle 20:45, fosse per me giocherei alle 20”. La leva principale? Coinvolgere i giovanissimi, “distratti dai social”, e riportarli davanti alla partita per intero. Una visione ribadita anche in autunno: non un progetto già deliberato dalla Lega Serie A, ma un orientamento personale pronto a diventare proposta se i broadcaster mostrassero disponibilità a test pilota.

I vincoli: contratti, slot e il peso della televisione

Il calendario degli slot è codificato: in Serie A il prime-time resta ancorato alle 20:45 dal venerdì al lunedì, con la domenica che chiude la giornata proprio in quell’orario. La distribuzione dei diritti nel ciclo 2024-2029 assegna a DAZN tutte le 10 partite a giornata (di cui 7 in esclusiva) e a Sky 3 gare in co-esclusiva, al prezzo annuale complessivo di circa 900 milioni di euro. Un’architettura che, di fatto, cristallizza anche gli orari, rendendo non banale ogni modifica prima del 2029: ecco perché si parla di sperimentazione circoscritta, non di rivoluzione immediata.

Non è solo burocrazia. Il palinsesto televisivo italiano ha la sua “prima serata” calibrata sulla fascia 20:30–22:30; spostare una partita significa ridefinire traini, post-partita, intersezioni con i telegiornali e con l’offerta di intrattenimento generalista. I dati Auditel mostrano che la massima concentrazione di ascolti lineari cade proprio nella fascia 20:30–22:30, con cali fisiologici a notte inoltrata: è anche per questo che i broadcaster difendono il 20:45 come compromesso storicamente redditizio.

Allegri, il recupero e quei 45 minuti che contano

La sponda tecnica è arrivata con decisione da Massimiliano Allegri nell’ottobre 2025: anticipare alle 20:00 “permetterebbe ai giocatori di tornare a casa prima e riposare di più”. Il tema è il tempo di latenza tra fine gara, defaticamento, alimentazione, terapie e sonno: spostare il kick-off in avanti significa ritardare tutto, con ricadute anche sul giorno successivo, soprattutto nei cicli con partite ravvicinate. Le parole dell’allenatore rossonero hanno fatto breccia perché intercettano una sensibilità crescente sulla gestione del carico e del sonno.

La letteratura scientifica, in effetti, è chiara su un punto: le gare serali possono ridurre la durata del sonno e alterare i ritmi circadiani. Studi su calciatori hanno evidenziato che, dopo partite in notturna, la quantità di sonno cala e la qualità percepita peggiora; una strategia di igiene del sonno migliora la durata, pur senza effetti clamorosi sulla performance immediata, a conferma che ogni minuto “recuperato” nella notte post-gara può avere valore cumulativo nella stagione. Anche la ricerca più recente su giovani d’élite collega gli allenamenti serali a una alterazione della secrezione di melatonina e a peggior qualità del sonno. In tornei professionistici, team con durate di sonno più elevate hanno fatto registrare posizioni finali migliori, mentre dopo gare pomeridiane si dorme mediamente di più che dopo gare notturne. Sono indizi coerenti con la logica dell’anticipo alle 20.

Sul contesto macro, il sindacato mondiale dei giocatori FIFPRO lega da anni la tutela della salute a un calendario meno congestionato e a tempi di recupero più umani: fra il nuovo format della UEFA Champions League e l’espansione del Mondiale per Club, i picchi di partite mettono sotto pressione il recupero. Anticipare i notturni, seppur piccola misura, va nella direzione di ridurre stress e deprivazione di sonno nei cicli più intensi.

Giovani, famiglie, trasporti: la domanda sociale

La leva “giovani” evocata da Simonelli non è retorica. La domenica sera, con la scuola il giorno dopo, arrivare al 90’ oltre le 22:30 scoraggia famiglie e ragazzi, sia in TV sia allo stadio. C’è un elemento logistico concreto: in città come Roma, la metropolitana la domenica chiude alle 23:30; finire alle 22:00 facilita rientri sicuri e senza corse contro l’orologio. Anticipare di 45 minuti non è una bacchetta magica, ma accorcia la serata in modo significativo per chi concilia tifo, scuola e lavoro.

Sullo schermo, poi, la fascia 20:30–22:30 resta il cuore della prima serata generalista: da qui nasce la prudenza iniziale delle piattaforme, gelose di un orario che storicamente massimizza copertura e ricavi pubblicitari/abbonamenti. Ma proprio per tenere agganciati i 15–24enni, i broadcaster stanno sperimentando offerte più flessibili (dal “pass giornata” ai format di highlights potenziati). Un calcio d’inizio alle 20 potrebbe convivere con post-partita più lunghi, magazine digitali e interazioni social pensate per il pubblico giovane.

DAZN e Sky: dalla prudenza all’apertura a un test

Sul terreno operativo, le cronache dell’autunno 2025 hanno raccontato di colloqui informali fra la Lega Serie A e DAZN per valutare un match pilota alle 20. Le prime reazioni delle TV? Prudenza: il timore di perdere audience sul traino dei telegiornali e di alterare una routine collaudata è reale. Tuttavia, tanto DAZN quanto Sky non hanno chiuso la porta: l’ipotesi di una sperimentazione limitata durante la stessa stagione è stata messa sul tavolo, con la richiesta – da parte di DAZN – di una istanza formale della Lega e con la consapevolezza che i contratti fissano slot fino al 2029. Segnale politico: il sistema è disponibile a cercare un punto d’equilibrio.

Un confronto europeo: non saremmo marziani

Nel quadro internazionale, orari serali “più umani” non sarebbero un’eresia. La Premier League colloca tradizionalmente i suoi posticipi feriali alle 20 locali, mentre la Liga mantiene spesso le 21 come orario top. La UEFA, dal canto suo, ha annunciato che dalla finale 2026 la Champions League anticiperà il calcio d’inizio alle 18 CET: un gesto simbolico, motivato proprio dall’esperienza dei tifosi e dalla volontà di allargare l’accessibilità. Se per il midweek restano le 21, l’idea che “prima è meglio” nei grandi eventi del weekend ha fatto breccia anche ai piani altissimi.

Cosa cambierebbe per club, TV, stadi

  1. Per i club: un anticipo alle 20 infrasettimanale dà qualche margine in più nel recovery e nel planning del giorno dopo (scarico, video, prevenzione infortuni). In una stagione con picchi potenziali fino a quasi 90 gare per i top club tra competizioni nazionali e internazionali, ogni 45 minuti “recuperati” nell’arco delle settimane contano.
  2. Per le TV: il rischio è la frizione con l’informazione (TG delle 20–20:30), ma il beneficio potrebbe essere un post-partita più esteso e monetizzabile, con maggiore finestra per approfondimenti e cross-media; inoltre, l’anticipo facilita la fruizione in mercati extra-europei, tema caro a chi vende i diritti all’estero.
  3. Per gli stadi: tempi di rientro più compatibili con i trasporti pubblici domenicali e migliori condizioni per famiglie e ragazzi. In molte città, terminare intorno alle 22:00 significa poter contare sull’ultima metro senza stress.

Le obiezioni: tradizione, abitudini, pubblicità

Non mancano i contrari: il 20:45 è parte della “liturgia” della nostra prima serata, e una riduzione di 45 minuti potrebbe comprimere il rituale pre-partita e i lead-in televisivi. C’è poi l’incognita sugli ascolti: il pubblico abituato a iniziare a quell’ora si sposterà in blocco? Oppure parte cambierà canale, aspettando le 21? Il sistema italiano, inoltre, ha una forte dipendenza dai diritti TV (oltre metà dei ricavi strutturali del settore): ogni variazione di orario deve misurarsi con effetti commerciali e di abbonamento.

La via pragmatica: test controllati, dati e trasparenza

La diplomazia dei piccoli passi è la strada più realistica. Ecco una possibile “road map” che mette insieme calcio, TV e pubblico:

  1. Un test su 2–3 partite selezionate, con profilo medio-alto ma non “esasperato” mediaticamente, distribuite tra domenica e lunedì.
  2. Misurazioni integrate: ascolti minuto per minuto, permanenza dei 15–24, engagement digitale, tempo medio di rientro dallo stadio, indicatori di sleep/recovery per i giocatori (su base volontaria), gradimento degli abbonati.
  3. Comunicazione chiara: calendario annunciato con largo anticipo, forte spinta sull’evento e sul post-gara, servizi extra per chi rientra dallo stadio (navette, potenziamenti di trasporto locale quando possibile).

Se i numeri premiano l’anticipo, la Lega e i broadcaster avrebbero basi solide per estendere l’esperimento; se invece gli ascolti penalizzano l’operazione, il 20:45 resterebbe lo standard. È il modello già visto altrove: grandi organismi calcistici hanno iniziato ad anticipare kick-off di eventi clou solo dopo aver raccolto evidenze sui benefici per tifosi e città, come ha fatto UEFA con la finale di Champions.

Perché parlarne adesso

Il quinquennio 2024–2029 garantisce stabilità economica ma rende rigide le cornici. Proprio per questo, il tempo di un test ora può essere alleato: con dati alla mano entro il 2027–2028, la Lega entrerebbe nel prossimo giro dei diritti con un dossier completo su impatti editoriali, commerciali e sportivi dell’eventuale spostamento. È il momento giusto per informare le scelte future, non per imporle.

Il quadro che cambia: oltre l’orario, la centralità del pubblico

La proposta di Simonelli e il sostegno di Allegri raccontano una tendenza: rimettere al centro l’esperienza – dei calciatori e dei tifosi – in un contesto dove il calendario si è fatto ipertrofico e la concorrenza dell’intrattenimento è feroce. La decisione della UEFA di anticipare la finale dal 2026 va nella stessa direzione culturale. È un invito a concepire gli orari non come feticcio, ma come strumento: servono a includere, non a escludere; a far vedere il calcio a chi la mattina dopo ha scuola o lavoro, e a permettere ai protagonisti di dormire quel poco in più che, alla lunga, fa la differenza.