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El Clásico a Gedda, ancora: Barcellona-Real Madrid per una Supercoppa che pesa

Torna la partita che sposta equilibri: i blaugrana arrivano travolgenti, i blancos di rincorsa. Numeri, contesto e chiavi tattiche per leggere una finale che promette scintille

Redazione La Sicilia

10 Gennaio 2026, 18:27

El Clásico a Gedda, ancora: Barcellona-Real Madrid per una Supercoppa che pesa

Una notte d’inverno, il deserto intorno e un anello di luce sullo stadio: mentre il vento di Gedda sposta bandierine e sabbia, un cartellone luminoso ripete due nomi che in realtà non avrebbero bisogno di presentazioni: Barcellona e Real Madrid. La differenza, stavolta, non è solo nel fascino eterno del Clásico, ma nella sensazione che qui, a oltre 4.000 chilometri dalla Spagna, stia cambiando l’inerzia della stagione. Il rematch della finale di un anno fa – quella chiusa con un clamoroso 5-2 per i catalani – non è un semplice seguito: è un confronto tra certezze e incognite, tra una squadra che sembra aver trovato il ritmo giusto e un’altra che, pur ferita, ha il talento per colpire quando conta. La cornice è la King Abdullah Sports City (Alinma Stadium), casa della Supercopa de España 2026: la finale è in programma domenica 11 gennaio 2026 alle 20:00 CET. Lo ha ufficializzato la RFEF con calendario, sede e orari.

L’onda del Barcellona: un 5-0 che lascia il segno

L’impressione più fresca sulla lavagna tattica l’ha lasciata il Barcellona con un 5-0 in semifinale all’Athletic Club: un risultato netto non solo sul tabellino, ma nella qualità delle giocate e nella varietà delle soluzioni offensive. Hanno segnato in quattro nei primi 38 minuti: Ferran Torres, Fermín López, Roony Bardghji e Raphinha, poi ancora Raphinha nella ripresa per una prova di forza che ha fatto il giro del mondo. La cronaca e i marcatori, scanditi nei minuti, confermano un dominio pressoché totale, maturato proprio all’Alinma Stadium di Jeddah.

Più che il punteggio, resta il come: pressione organizzata, attacchi in ampiezza con i tagli degli esterni, meccanismi fluidi tra mezzali e punte. In particolare, l’asse Raphinha–Fermín López ha sprigionato creatività, con il brasiliano ispiratissimo tra rifinitura e finalizzazione e il canterano in piena crescita: gol, assist e tempi d’inserimento da manuale. Per gli avversari, un messaggio inequivocabile: lo stato di forma dei blaugrana è eccellente, con un filotto di successi che – secondo alcune stime – ha toccato quota nove gare consecutive nel momento in cui la Supercoppa è entrata nel vivo.

Il Real c’è, ma a fatica: derby vinto, equilibrio cercasi

Dall’altra parte, il Real Madrid ha faticato – e non poco – nel 2-1 contro l’Atlético. Un lampo immediato di Federico Valverde su punizione dopo appena due minuti, raddoppio di Rodrygo al 55’, poi la reazione con la zuccata di Alexander Sørloth al 58’ e un finale di resistenza, con il contributo pesante di Thibaut Courtois tra i pali. La fotografia è di una squadra che alterna momenti di brillantezza a passaggi a vuoto in cui subisce pressione territoriale e volume di tiri. Ma l’essenziale, nelle coppe, è passare: missione compiuta, e biglietto timbrato per il Clásico in finale.

Sullo sfondo, l’incognita più grande: la presenza di Kylian Mbappé. Le indicazioni più affidabili della settimana parlavano di una distorsione al ginocchio sinistro e di una scelta prudente del club, con l’ipotesi – poi confermata da più testate – che il francese non fosse stato inserito nella lista per la trasferta saudita. Cautela, dunque, nel prevederne l’utilizzo: la narrativa migliore per il Real prevede una squadra capace di creare pericoli anche senza il suo terminale di riferimento, ma è evidente che con Mbappé cambia la geografia dell’attacco.

Un anno fa finì 5-2: perché è un precedente che conta

Nel 2025, la finale fu una lezione tattica: il Barcellona andò sotto dopo 5’ con Mbappé, ma ribaltò con la freschezza di Lamine Yamal, la freddezza di Robert Lewandowski e la serata speciale di Raphinha (doppietta), fino al sigillo di Alejandro Balde. La partita, al netto dell’espulsione del portiere blaugrana nel secondo tempo, restituì l’immagine di una squadra capace di attaccare gli spazi alle spalle della pressione madridista e di colpire con tanti uomini. Non una statistica qualunque: è la pietra di paragone che torna nella mente di chi prepara il match.

Ma l’ultimo Clásico di Liga l’ha vinto il Real

Attenzione, però, a un dato che può spostare l’interpretazione: l’ultima sfida diretta, il 26 ottobre 2025 al Bernabéu, l’ha vinta il Real Madrid 2-1 con reti di Mbappé e Jude Bellingham (in mezzo, Fermín López). Un indizio che racconta un copione diverso: blocco più posizionale dei blancos, densità centrale e transizioni rapide con gli assi franco-inglese a incidere tra le linee. È un precedente da tenere a mente, specie se Bellingham dovesse ritrovare la zona di rifinitura che gli è congeniale.

Stato di forma e uomini chiave

Il Barcellona di Hansi Flick sta mostrando una cifra chiara: pressione coordinata, ampiezza reale (non solo posizionale) e capacità di attaccare l’area con tanti interpreti. La semifinale contro l’Athletic è stata un compendio di questa identità: Raphinha ha illuminato fascia e half-space, Fermín López ha legato con qualità e tempi perfetti, Ferran Torres ha dato profondità, mentre il giovane Roony Bardghji ha confermato di poter essere un’arma dalla panchina o dal primo minuto a seconda dei piani gara. Il ritorno a pieno regime di Lamine Yamal – preservato in semifinale – aggiunge uno contro uno e imprevedibilità. Il segnale forte è la coralità: cinque gol, quattro marcatori diversi, un volume di chance creato con costanza e senza mai allungare eccessivamente la squadra.

Sul piano fisico e delle disponibilità, una nota: Marc-André ter Stegen ha avuto un problema nei giorni della Supercoppa ed è rientrato a Barcellona per accertamenti, con lo staff tecnico che ha gestito le gerarchie in porta di conseguenza. La semifinale ha visto protagonista Joan García, lucido nei pochi interventi richiesti. Anche Gavi – fuori per infortunio da lungo tempo – è al seguito del gruppo per sostenere i compagni. Sono dettagli che contano in uno spogliatoio giovane ma già responsabilizzato.

Il Real di Xabi Alonso vive di due anime: l’ordine posizionale in costruzione e il talento dei singoli nell’uscire dalla pressione e ribaltare campo. La semifinale ha mostrato lampi di qualità – lo splendido piazzato di Valverde, lo strappo di Rodrygo – e qualche fisiologico squilibrio quando l’Atlético ha alzato il baricentro. Se Mbappé resta in dubbio o indisponibile, aumenta il peso specifico di uomini come Vinícius Júnior, Rodrygo e soprattutto Bellingham, il miglior raccordo tra le due fasi quando può ricevere tra le linee con campo frontale. Sulle palle inattive, occhio alla rincorsa di Valverde e alla qualità di calcio dei terzini se Trent Alexander-Arnold dovesse essere della partita, rientrato nell’elenco dei disponibili per la trasferta saudita.

Tra i temi fisici c’è anche la gestione dei centrali: nelle ultime settimane non sono mancati acciacchi e rotazioni, con impatti evidenti sulle letture preventive e sull’aggressione alla seconda palla. In un contesto come la finale – novanta minuti, al massimo centoventi più rigori – il Real dovrà accettare qualche fase di contenimento per poi colpire negli spazi, evitando la partita “a strappi” che al Barcellona finisce per esaltare gli inserimenti delle mezzali.

Il pronostico

La lettura “a freddo” direbbe equilibrio e gol: il Barcellona arriva con inerzia positiva, un piano gara riconoscibile e molte soluzioni tra esterni e mezzali; il Real si presenta con qualità individuali immense e l’abitudine – quasi genetica – a stare dentro la partita fino all’ultimo possesso. La semifinale ha mostrato un Barça più “continuo” sul piano delle fasi e un Real capace di soffrire senza scomporsi del tutto.

Se la finale si accende presto – gol nei primi 20’ – il copione favorisce i catalani, che quando sbloccano possono gestire la pressione avversaria muovendo palla con pazienza e colpendo in ampiezza. Se invece resiste lo 0-0 fino all’ora di gioco, l’ingresso delle seconde linee e il peso specifico dei singoli blancos possono riequilibrare tutto, aprendo il finale a episodi e transizioni.

Margine sottile, dunque. Tendenza: Barcellona leggermente avanti per forma e continuità, Real pericoloso negli episodi e nella gestione degli ultimi 30 minuti. Un esito possibile? Un incontro da Over 2,5 reti e una vittoria di misura, con supplementari non da escludere. Chiavi: lavoro senza palla di Fermín López, serata di Raphinha sulle corsie e letture difensive sulla catena di Vinícius–Bellingham.