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Tennis

Federico Cinà, il futuro è già qui: «Questo è l’anno della maturità»

Il 18enne palermitano è tra i venti talenti più forti al mondo. Ecco cosa ci ha dichiarato in una lunga intervista

Luigi Ansaloni

11 Gennaio 2026, 22:35

Federico Cinà

Il palermitano Federico Cinà

A diciotto anni è tutto un "chi lo sa", come diceva Guccini nella sua meravigliosa "Eskimo". Quando parliamo con lui, Federico Cinà è baciato dal sole della sua Palermo, nel circolo dove ha tirato le prime palline della sua vita, al Country Club. Sembra in pace col mondo. Forse lo è, perché sa che il futuro è suo, e come sarà dipende da lui. "Pallino", leggendario soprannome datogli dalla sorella Giulia, al momento dell'intervista era in partenza per l'Australia, destinazione Melbourne, dove sarà uno dei due siciliani a partecipare alle qualificazioni che scattano oggi e poi, chissà, magari, al tabellone principale. A parte lui, ci sarà anche Marco Cecchinato, che al contrario di Cinà la sua carriera l'ha già fatta (e che carriera, semifinalista al Roland Garros e ex numero 16 del mondo) ma non vuole proprio smettere. Per Cinà il debutto sarà domani, e affronterà un cliente difficile come il sudafricano Lloyd Harris, ex numero 31 al mondo, mentre il "Ceck" avrà un osso duro come Alexander Blockx.

Federico, classe 2007, è il numero 202 del mondo, ma è il n.2 del pianeta degli under 19: davanti a lui, c'è solo il tedesco Engel. «Questo 2026 spero sia l’anno della maturità, l’obiettivo è migliorare e avvicinare la top 100 per accedere agli Slam. Nessuno ti regala niente», dice Federico. Ha già vinto a livello Atp, con l'incredibile successo a Miami, niente meno in un 1000, e già c'è chi lo paragona a Jannik Sinner. Federico però ha sempre mantenuto i toni bassi: «Vedere il mio nome accostato a quello di Sinner fa piacere, certo. Io ho cercato di non dare peso a questo: ognuno ha il proprio percorso, ero e sono tranquillo». Cresciuto tennisticamente a Palermo, il giovane azzurro ha sempre rivendicato con orgoglio il legame con la propria città: «Sono molto legato a Palermo, fin da piccolo siamo sempre stati qui, è un onore rappresentarla. Quando sono qui, in Sicilia, sono felice e mi godo ogni momento». Quel "siamo" è ovviamente riferito alla sua famiglia, con papà Francesco, ex allenatore di Roberta Vinci, a fargli da coach. Un rapporto genitore-figlio totale, che va oltre il tennis. «Mi piace avere mio padre come coach, abbiamo un bel rapporto dentro e fuori dal campo - dice sorridendo Federico -. Facciamo bene entrambi i ruoli, non mi pesa e mi piace come stiamo lavorando, lui ha una grande esperienza e questo aiuta, ma con lui mi diverto proprio a girare il mondo e lavorare».

Centrale per Cinà, è l’influenza di tutta la famiglia, dopotutto anche mamma Susanna è stata una tennista: «Rappresenta tantissimo per me, soprattutto nell’educazione, non tanto per quello che mi hanno dato nel tennis - dice Fede -. Mi hanno insegnato il rispetto e sono stati i primi a mettermi in campo: senza di loro non sarei qui». Anche per questo il professionismo, racconta, è stato una scelta graduale: «Non c’è stato un preciso momento. L’ho sempre pensato fin da quando ero piccolo e con il passare degli anni è diventato un lavoro che mi piace tanto», ha detto il diciottenne azzurro. Sul piano tecnico, Cinà individua con chiarezza le priorità per questo 2026: «Sicuramente servizio e dritto per fare più punti diretti, e poi fisicamente muovermi più veloce negli spostamenti per poter difendere meglio». Guardando alla prossima stagione, preferisce non fissare traguardi di classifica: «Migliorare servizio e dritto, e anche tanto fisicamente. In termini di risultati, quello che arriverà, vediamo», dice Federico. Intanto, dopo Melbourne, ha già fissato due challenger in Vietnam. Certo, se all'Australian Open dovesse poi andare proprio bene, si vedrà... Uno sguardo alla cosiddetta “generazione d’oro” del tennis italiano: «Sono tutti fortissimi, da Sinner a Musetti a Cobolli, ce ne sono tanti. Anche i più giovani stanno uscendo. È un bellissimo periodo per il tennis italiano, speriamo continui così perché anche noi, della nostra età, possiamo arrivare come hanno fatto loro». Il tempo non manca a Federico, perché a quell'età è tutto chi lo sa....