Il caso
Trapani all’ultimo appello: tra qualche ora si deciderà il destino degli Shark. Ecco cosa potrebbe accadere
Programmato un vertice tra la Federbasket e la Lega dopo le gare farsa in Champions e nel massimo campionato. Tutti i retroscena
Lo sconforto dei ragazzi del Trapani dopo la gara interrotta contro Trento
Trapani il vento non smette mai di soffiare. È il respiro del mare che entra nelle strade, piega le palme, spettina i pensieri. Da sempre è così. E da sempre, in quest’angolo di Sicilia occidentale che profuma di Africa e di sale, lo sport è stato l'unico modo per dare una direzione a quel vento, per trasformarlo in passione, in appartenenza, in sogno condiviso. Oggi però il vento non spinge: travolge.
Quello che è andato in scena sabato sera al PalaShark non è stato basket. È stato un cortocircuito morale prima ancora che sportivo. Trapani-Trento è durata quattro minuti e spiccioli, il tempo di una vergogna che ha fatto il giro d'Europa sui social: 11-26, poi il nulla. Non per mancanza di punti, ma di senso. In campo, uno contro cinque. Letteralmente. Ragazzini, alcuni minorenni, con le maglie rattoppate, mandati a recitare una parte che nessun regolamento dovrebbe consentire.
Il pubblico trapanese lo sapeva. Era arrivato al palazzetto non per tifare, ma per testimoniare. Per dire “ci siamo ancora”, anche se della squadra che aveva iniziato il campionato con dieci vittorie su undici non resta ormai quasi più nulla. I numeri raccontano la rassegnazione dei tifosi: 3.400 abbonati, 1.500 presenti. Non è diserzione, è dolore. È la stanchezza di una città che vede sgretolarsi, in poche settimane, un progetto che sembrava solido come la roccia su cui batte il mare.
Il caos Trapani nasce lontano dal parquet. Penalizzazioni pesantissime - 10 punti nel basket, 15 nel calcio - inibizioni, blocco del mercato, stipendi e contributi al centro di un contenzioso che ha trasformato lo sport in una guerra di carte bollate. La proprietà accusa il sistema, parla di persecuzione, promette battaglia nelle aule giudiziarie. Le istituzioni sportive, Fip e Lega, osservano un quadro che non è più sostenibile e convocano un vertice straordinario per oggi che potrebbe decretare l'esclusione della squadra dalla Serie A.
In mezzo, come sempre, restano i più fragili: gli atleti. Lo ha detto con parole nette anche Alessandro Marzoli, presidente del sindacato giocatori: costringere professionisti e ragazzi a scendere in campo senza condizioni minime è una mancanza di rispetto, oltre che un rischio fisico. Lo sport non è accanimento terapeutico. Non è far finta di vivere quando tutto intorno dice il contrario.
C'è un precedente che pesa come un macigno: Mens Sana Siena, marzo 2019. Stessa scena, stessi ragazzini, stessa alterazione dell'equità competitiva. Allora arrivò l'esclusione dal campionato. Oggi la storia sembra pronta a ripetersi, con lo stesso copione e lo stesso finale annunciato. Perché il regolamento, come il tempo, non si può dribblare all'infinito.
Eppure l'immagine che resterà non è quella dei falli cercati per uscire prima possibile, né del tabellone fermo come un orologio rotto. È l'abbraccio di Massimo Cancellieri, allenatore di Trento, a quei ragazzi spaesati. Non un gesto tecnico, ma umano. L'unico vero canestro della serata. In un palazzetto dove persino i bar erano chiusi e sui tavoli della tribuna stampa c'erano ancora i fogli di presentazione di una partita vecchia di due settimane addietro, quando Trapani era ancora una squadra.
Due settimane. Nel calcio e nel basket è un battito di ciglia. A Trapani è sembrata un'era geologica. Lo sport, quando perde la sua funzione educativa e sociale, diventa un guscio vuoto. E una città come Trapani, che nello sport aveva trovato una bussola per i suoi ragazzi, non merita di vederla spezzata così.
Il vento continuerà a soffiare a Trapani. Ma ora serve qualcuno che abbia il coraggio di fermarsi, di dire basta, di salvare almeno la dignità. Perché le partite si possono perdere. I sogni, no. Non così.