Perché Raspadori ha detto sì all’Atalanta e no alla Roma (e al Napoli)
Champions da protagonista, progetto tecnico centrale, investimento a titolo definitivo: così la Dea ha superato la Roma. Ma in Europa l’azzurro potrà debuttare solo dalla fase a eliminazione diretta
Alle prime luci del mattino a Zingonia, il vialetto che porta al centro sportivo dell’Atalanta è quasi deserto quando dietro il vetro di un'auto appare Giacomo Raspadori. Nessuna posa, zero fronzoli: finestrino alzato e sguardo diritto. È il gesto più eloquente dell’inverno di mercato: avanti, senza giri di parole. Verso una Champions da giocare — finalmente — da protagonista, dentro un progetto tecnico che lo mette al centro, con un club che ha scelto la via più netta: investire a titolo definitivo, senza paracaduti.
Roma o Atalanta, la differenza l’ha fatta l’orizzonte europeo
Per settimane il futuro di Raspadori è sembrato intrecciarsi con la Roma. I giallorossi avevano lavorato su una formula “prudente”: prestito oneroso (circa 2 milioni) con diritto di riscatto attorno ai 18-19 milioni, destinato a trasformarsi in obbligo al verificarsi di determinate condizioni (presenze o traguardi sportivi). Un impianto confermato da più testate nelle giornate tra fine dicembre e Capodanno, con la trattativa ormai in discesa salvo gli ultimi dettagli sui bonus. L’Atlético Madrid, che in estate aveva comprato l’azzurro dal Napoli, spingeva per un vincolo più forte sul riscatto, se non subito un obbligo, quantomeno un diritto condizionato “robusto”. È la cronaca di un corteggiamento arrivato a un passo dal sì, e poi rientrato.
Nel frattempo, a Bergamo si è mossa la Dea. L’Atalanta ha impostato subito un’operazione “secca”: acquisto a titolo definitivo, con una valutazione nell’intorno dei 22-25 milioni e un contratto lungo (si parla di cinque anni) per il giocatore, con ingaggio nell’ordine dei 3,5-4 milioni netti a stagione. La proposta — più lineare e più ambiziosa — ha convinto sia l’Atlético sia il calciatore, che a quel punto ha invertito la rotta. Diverse fonti avevano già fotografato questo cambio di scenario: Bergamo davanti, Roma superata sul traguardo.
Perché Raspadori ha scelto la Dea
Champions da protagonista: nel nuovo format della UEFA Champions League 2025/26, l’Atalanta è nel pieno della “fase campionato” e punta quantomeno ai playoff di febbraio, con la concreta possibilità di entrare tra le prime 24 e poi giocarsi l’accesso agli ottavi. Per un attaccante che negli ultimi mesi ha vissuto minuti intermittenti, la prospettiva di arrivare in un gruppo che attacca in massa, che verticalizza e che di solito crea molte occasioni ha un peso specifico decisivo.
Centralità tecnica: con l’arrivo in panchina di Raffaele Palladino (contratto fino a giugno 2027), l’Atalanta ha rilanciato un’idea di calcio che valorizza profili duttili tra le linee e attaccanti “con testa”, capaci di cucire e di attaccare la profondità. Raspadori è precisamente questo identikit. Ed è un incastro logico tanto da seconda punta nel 3-4-2-1 quanto da “nove e mezzo” in un 4-2-3-1 fluido.
Impegno economico chiaro: l’acquisto definitivo e un ingaggio al vertice della rosa certificano la volontà del club di farne un perno del ciclo. È una differenza psicologica e operativa rispetto a un prestito condizionato: meno ambiguità, più responsabilità condivise.
Le regole UEFA: perché non giocherà le prossime due gare europee
C’è un punto regolamentare cruciale. Le rose per la fase campionato della Champions devono essere registrate entro l’inizio di settembre (per questa stagione, entro le 24 del 2 settembre 2025). Chi arriva a gennaio, dunque, non può essere inserito ex novo nella lista per le ultime giornate della fase campionato: non potrà scendere in campo in quelle partite. La “finestra” si riapre soltanto tra la fine della fase campionato e l’inizio della fase a eliminazione diretta, quando i club possono aggiungere fino a tre nuovi giocatori entro le 24 CET del 5 febbraio 2026. Tradotto: Raspadori salterà le prossime due gare della “regular season” europea dell’Atalanta, ma potrà essere registrato per i playoff e, in caso di qualificazione, per gli ottavi. È una norma chiara e ripetuta nelle guide UEFA di questa stagione.
Le cifre economiche: quanto vale l’operazione
I numeri non sono ufficiali ma convergenti: cartellino tra 22 e 25 milioni, a salire con bonus; ingaggio nell’intorno dei 3,5-4 milioni annui, che lo collocherebbe ai vertici della gerarchia salariale nerazzurra. L’Atlético rientra così di gran parte dell’investimento estivo; l’Atalanta si garantisce un asset tecnico e patrimoniale nel pieno della maturità calcistica. Sono dettagli riportati e corroborati da più fonti tra Spagna e Italia nelle ore della trattativa.
Roma, questione di forma
Non è un mistero che la Roma abbia lavorato con Ricky Massara per trovare il punto d’incontro con i colchoneros: prestito subito, poi diritto di riscatto — da trasformare eventualmente in obbligo — per avvicinarsi al valore iscritto a bilancio a Madrid. I giallorossi pensavano a una spesa complessiva attorno ai 20-22 milioni, modulando i bonus e le condizioni che avrebbero fatto scattare l’obbligo. Un’architettura classica, utile a “spalmare” i costi. Ma proprio la richiesta dell’Atletico di blindare il riscatto ha reso la formula più rigida e, alla lunga, ha aperto la porta all’offerta atalantina: pagamento immediato e definitivo.
Squadra e mercato: gli incastri in attacco
L’innesto di Raspadori può generare nuovi equilibri nel pacchetto offensivo. Dalla Spagna hanno ipotizzato che la mossa possa incidere sul futuro di Ademola Lookman, attenzionato in Turchia: un’ipotesi da monitorare, non una certezza, ma indice di come l’arrivo dell’azzurro accenda dinamiche collaterali. In ogni caso l’Atalanta si ritrova con più frecce: qualità tra le linee, più soluzioni per attaccare difese basse, alternative per gestire i carichi tra campionato, Europa e Coppa Italia.