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Juve-Ronaldo, la sentenza che chiude il cerchio: perché il campione non deve restituire 9,8 milioni
Il giudice del lavoro di Torino ha respinto l’istanza: per il club nessun rimborso delle somme già corrisposte a CR7. Dentro la “carta Ronaldo”, l’arbitrato del 2024 e cosa può ancora accadere
«Ricorso respinto». Il giudice Gian Luca Robaldo ha confermato che la Juventus non riavrà indietro i quasi 10 milioni già versati a Cristiano Ronaldo, chiudendo — almeno per ora — la partita sui 9,7-9,8 milioni fissati dal lodo arbitrale nell’aprile 2024. Una decisione che pesa sul piano giuridico, contabile e reputazionale, e che riporta al centro dell’attenzione una parola chiave diventata celebre ben oltre i confini di Torino: “carta Ronaldo”.
Cosa ha deciso il giudice
Il giudice del lavoro di Torino, Gian Luca Robaldo, ha rigettato il ricorso presentato dalla Juventus contro il lodo arbitrale che nel 2024 aveva riconosciuto a Cristiano Ronaldo il diritto a ottenere circa 9,7 milioni di euro (spesso arrotondati a 9,8 milioni), oltre agli interessi. Secondo ricostruzioni convergenti, il totale con interessi sfiora gli 11 milioni.
Effetto immediato: il club non può recuperare le somme già pagate a CR7 dopo l’arbitrato del 17 aprile 2024.
Il provvedimento arriva al termine di un percorso iniziato quando il collegio arbitrale, nell’aprile 2024, stabilì l’importo netto dovuto all’attaccante portoghese per le mensilità differite durante la pandemia. La Juventus aveva impugnato quel lodo davanti al giudice del lavoro, sostenendo le proprie ragioni per ottenere la restituzione di quanto versato. Oggi, con il rigetto, quella strada si chiude.
Dentro la “carta Ronaldo”: cos’era e perché pesa ancora
La trama nasce nel 2021, nei mesi in cui la pandemia di Covid-19 obbligò i club a rinegoziare flussi di cassa e compensi. Tra società e giocatori vennero stipulati accordi per la dilazione o la “rinuncia” temporanea di alcune mensilità. Nel caso di Cristiano Ronaldo, allora tesserato della Juventus, prese forma un’intesa extra-ordinaria, passata alla cronaca come “carta Ronaldo”: un documento che prevedeva il pagamento posticipato di circa 19,5 milioni di euro sull’ingaggio lordo. Questa cifra lorda non coincide con quanto poi riconosciuto in sede arbitrale, che si riferisce al netto dovuto al calciatore. La differenza tra lordo e netto, con il carico di tasse e contributi, spiega perché il lodo del 2024 quantificò il dovuto in circa 9,7 milioni.
L’accordo, divenuto un simbolo delle cosiddette “manovre stipendi” dell’epoca, è stato citato anche nell’inchiesta torinese poi trasferita a Roma, ma in questa sede civile il punto non era penale: riguardava l’efficacia degli impegni assunti e la corretta esecuzione di quelle pattuizioni. Il collegio arbitrale nel 2024 ritenne che a Ronaldo spettasse una quota netta — i famosi 9,7 milioni — e la Juventus annunciò sin da subito l’intenzione di “tutelarsi”, quindi di impugnare. È quel ricorso ad essere stato ora respinto.
Le notizie circolate dopo l’arbitrato riportano cifre leggermente differenti: 9,7 milioni esatti (con importo puntuale pari a 9.774.166,66 euro) oppure 9,8 milioni come arrotondamento giornalistico. Entrambe le formulazioni si riferiscono allo stesso “cuore” della decisione: la quota netta dovuta. Gli interessi maturati dal 2021 in avanti spiegano perché alcune ricostruzioni indichino un totale prossimo agli 11 milioni. La sentenza del 19 gennaio 2026 non ricalcola la somma ma conferma la validità del lodo e spegne la pretesa della Juventus di riavere i soldi già pagati dopo il 2024.
Le parti in causa: difese, ruoli e passaggi chiave
Nel procedimento arbitrale risultano citati, per il fronte del calciatore, l’avvocato John Shehata e i professori Emanuele Lucchini Guastalla, Fabio Iudica e Paola Tardati. Dall’altra parte, la macchina legale della Juventus ha sostenuto le ragioni del club dinanzi al collegio e poi al giudice del lavoro. L’aspetto decisivo, per gli arbitri prima e per il giudice poi, è rimasto l’esistenza di obbligazioni scritte e quantificabili a carico del club, maturate nel quadro straordinario della pandemia e non più onorate al momento della separazione tra le parti.
Impatto per la Juventus: cosa cambia davvero
Sul piano pratico, la Juve aveva già corrisposto a Ronaldo i 9,7-9,8 milioni a seguito del lodo dell’aprile 2024. Il ricorso mirava a ottenere la restituzione di quelle somme: con il rigetto, tale strada si chiude.
Le ricadute contabili dipendono dalle modalità con cui la società ha registrato la passività e il pagamento: nel 2024 la vicenda era stata segnalata come costo significativo e oggetto di attenzione pubblica; oggi, con il giudizio di Torino, viene meno la prospettiva di un “rientro” di cassa. Su questi aspetti, il club potrà fornire chiarimenti nelle prossime comunicazioni finanziarie. Sotto il profilo reputazionale, il caso riaffiora nei giorni in cui il mercato e la corsa in Serie A occupano le prime pagine: la fotografia resta quella di un club che in epoca Covid aveva rinegoziato stipendi e che, nel confronto con un ex tesserato di profilo mondiale, ha visto confermata la condanna al pagamento.
In linea generale, una sentenza del giudice del lavoro è impugnabile con appello entro termini stretti dalla notifica. Starà alla Juventus valutare se percorrere anche questo passaggio. Va però sottolineato che la decisione odierna non apre a nuove quantificazioni: si limita a confermare che il lodo arbitrale dell’aprile 2024 resta valido e che le somme già pagate a Ronaldo non sono recuperabili. È un punto fermo di non poco conto, perché sposta l’asse dal “se” al “quanto ormai consolidato”. Se l’appello ci sarà, verterà su profili giuridici — non su un ricalcolo di massima — e richiederà una motivazione nuova e puntuale. La cornice: manovre stipendi, pandemia e un calcio che cambiava pelle
Il caso Ronaldo-Juve è diventato, suo malgrado, un case study della crisi Covid nel calcio. Sotto la pressione dei ricavi in caduta e degli stadi chiusi, i club italiani — non solo la Juventus — tentarono di spalmare o differire le uscite verso i tesserati. L’operazione, in alcuni casi, generò documentazione parallela o pattuizioni da “riagganciare” al ritorno alla normalità. È in quel contesto che si colloca la “carta Ronaldo”, divenuta poi un reperto giudiziario, soprattutto per il rilievo mediatico del suo protagonista: Cristiano Ronaldo, nel frattempo passato dal Manchester United all’Al-Nassr in Arabia Saudita, con un contratto milionario e visibilità globale. Il cortocircuito tra “accordo emergenziale” e “pretese maturate” è la linea rossa che porta fino alla sentenza di Torino del 19 gennaio 2026.
Per Cristiano Ronaldo, oggi all’Al-Nassr, la decisione entra in un album già ricco di titoli e rivalse. In sede sportiva, il suo percorso è altrove; in sede giudiziaria, aveva chiesto quanto riteneva gli spettasse per accordi firmati e non onorati. Il lodo dell’aprile 2024 e la sentenza del 19 gennaio 2026 gli danno ragione: una vittoria che non aggiunge gol al tabellino, ma incide sul piano del diritto del lavoro e del rispetto delle pattuizioni.