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Milano, basket e potere: perché il Milan spinge sull’NBA Europe

Un summit riservato a Londra, luci. Sul palco Cardinale e Ibrahimović, tra banche d’affari e colossi dello sport. L’obiettivo? Portare una franchigia “alla NBA” a Milano dal 2027. Ma il progetto ridisegna gli equilibri del basket europeo e accende la partita con l’Eurolega

20 Gennaio 2026, 21:05

Milano, basket e potere: perché il Milan spinge sull’NBA Europe

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Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimović, il proprietario del Milan e il suo senior advisor parlano davanti a 250 ospiti — club calcistici e cestistici, potenziali investitori, marchi globali — per ascoltare i dettagli di NBA Europe, il progetto congiunto di NBA e FIBA che mira a lanciare una lega continentale con 12 franchigie permanenti a partire dall’autunno 2027. Tra le città previste, Roma e Milano. E proprio Milano è il dossier che il Milan vuole guidare: controllo della futura franchigia, da solo o insieme all’Olimpia Milano.

Nel meeting londinese NBA e FIBA hanno messo in fila la visione: una lega europea con formato a 16 squadre — 12 “permanenti” e 4 posti variabili ogni anno tramite qualificazioni meritocratiche — con Ottobre 2027 come data-obiettivo per la palla a due inaugurale. Le piazze individuate coprono i principali mercati: Londra e Manchester, Parigi e Lione, Madrid e Barcellona, Roma e Milano, Monaco e Berlino, Atene e Istanbul. È un modello “ibrido” tra sistema nordamericano e tradizione europea: club stabili per costruire valore e broadcast, ma anche un percorso d’accesso annuale per chi vince e convince nei campionati FIBA. Nessun accordo è ancora stato firmato; l’impianto resta in esplorazione avanzata.

La posizione del club rossonero è chiara: guidare la franchigia di Milano, direttamente o tramite una partnership con l’Olimpia Milano (società di proprietà Armani, oggi con un accordo decennale in Eurolega). Una scelta industriale coerente con il profilo di RedBird: presidiare più piattaforme sportive e media, massimizzare sinergie di brand e ricavi locali (stadio, arena, hospitality, contenuti). In passato Cardinale aveva già apertamente dialogato con la NBA su una squadra milanese; l’interesse non è episodico ma strategico. Nel summit di Londra, la presenza di Ibrahimović — che ha definito la combinazione tra modello NBA e tifoseria europea una “partnership perfetta” — ha aggiunto spinta narrativa e visibilità a una candidatura che il Milan considera prioritaria.

Il modello di lega: come funzionerebbe NBA Europe

Sedici squadre, di cui 12 con licenza pluriennale e 4 qualificate annualmente tramite percorso meritocratico (via Basketball Champions League o torneo di qualificazione di fine stagione). Geografia: macro-mercati europei finora sottoserviti ai massimi livelli (ad esempio Londra, Parigi, Roma). La priorità è creare massa critica dove il basket ha grande potenziale commerciale ma infrastrutture e prodotto non sono ancora al top. Calendario e integrazione: l’idea — esplicitata sin dal primo annuncio congiunto — è integrarsi nei calendari nazionali, non sostituirli. Resta in definizione l’incastro con le competizioni FIBA e la possibile coesistenza con l’Eurolega. Governance e ricavi: al centro un ecosistema media più robusto, valorizzazione degli sponsor globali, sviluppo dell’arena experience e dei contenuti digitali con standard NBA. Qui la regia commerciale sarebbe fortemente centralizzata. Dichiarazioni pubbliche di Adam Silver e del management NBA hanno sottolineato l’obiettivo di “servire mercati oggi scoperti” e “accelerare la crescita del basket in Europa”, non solo di massimizzare i ricavi.

Le città candidate e il ruolo dell’Italia

Il doppio polo italianoRoma e Milano — non è un vezzo patriottico ma una scelta di mercato: bacini d’utenza enormi, brand sportivi già globali, potere d’acquisto, turismo. La prima stagione potrebbe essere “semi-aperta”, con il cantiere roster-città ancora in evoluzione, ma le due italiane sono considerate parte dell’architrave del progetto. A confermarlo sono state più volte le voci ufficiali di NBA Europe.

Per Milano, il vantaggio competitivo è evidente: densità di marchi globali e corporate HQ, tradizione cestistica dell’Olimpia Milano e platea “calcistica” rossonera e nerazzurra abituata a contenuti premium, infrastrutture esistenti e pipeline di nuove arene: tema delicato, ma che il progetto NBA Europe considera centrale per l’experience e i ricavi.

I soldi, la finanza, gli advisor

Il prezzo d’ingresso è il primo discrimine. Fonti autorevoli del business sportivo riportano che la franchise fee potrebbe superare i 500 milioni di dollari, con un range indicato tra 500 milioni e 1 miliardo a seconda del mercato e del pacchetto diritti. La NBA ha incaricato JPMorgan e The Raine Group per la strutturazione finanziaria e la strategia dell’operazione: un segnale della scala del progetto e della complessità dell’equity story da proporre agli investitori.

Un simile investimento impone un business plan ambizioso: centralizzazione dei diritti media paneuropei, venue naming rights, hospitality di fascia alta, ticketing dinamico, retail e contenuti proprietari. È qui che il Milan — con il proprio ecosistema e le competenze media-tech portate da RedBird — ritiene di poter estrarre valore, soprattutto se la franchigia di Milano potrà agganciarsi a una nuova arena moderna e modulare. Resta comunque un capitolo aperto: quanti investitori istituzionali — dai fondi ai sovereign wealth fund — entreranno in quota nelle singole franchigie e con quali diritti? L’interesse, stando a ricostruzioni di stampa, non manca.

Le resistenze: l’Eurolega tra dialogo e diffidenza

L’avanzata di NBA Europe tocca nervi scoperti. La Eurolega ha bollato il piano come una possibile “minaccia” all’ecosistema continentale, temendo frammentazione, fuga di top club e cannibalizzazione di pubblico e sponsor. Il suo CEO, Paulius Motiejūnas, alterna aperture al dialogo a posizioni critiche (“non abbiamo bisogno di NBA Europe”, “attenzione a un approccio money-first”), a conferma di un confronto in corso e non privo di frizioni.

Tempi e prossimi passi

Il cronoprogramma ufficiale dice fine 2025–inizio 2026 per il coinvolgimento formale di club e gruppi proprietari, ottobre 2027 come working target per il via, con la prima stagione potenzialmente “semi-aperta” (non tutte le caselle riempite subito). In parallelo, la NBA ha intensificato la propria presenza in Europa con regular season games e roadshow con istituzioni politiche e stakeholder media. Tra Londra, Berlino e Parigi si costruisce awareness, testando domanda e venue.

Cardinale, Ibra e la “scommessa” Milano

Nel suo intervento londinese, Gerry Cardinale ha definito il progetto “capace di un successo incredibile” se l’Europa saprà integrare “ciò che abbiamo imparato negli Stati Uniti e ciò che abbiamo imparato qui”. Zlatan Ibrahimović ha parlato di “partnership perfetta” tra modello NBA e passione europea. A prescindere dall’enfasi, il messaggio è limpido: il Milan vuole essere protagonista, non spettatore. E vede nella franchigia di Milano uno strumento per allargare il perimetro del proprio business sportivo e culturale. In controluce, la mossa rossonera è coerente con una tendenza globale: i grandi club calcistici entrano nel basket per presidiare pubblico, contenuti e ricavi su più piattaforme. Non è un caso che tra i presenti al summit si citassero Real Madrid, Barcellona, Manchester City e Paris Saint‑Germain. E che, sullo sfondo, si muovano advisor, banche e fondi pronti a finanziare un progetto industriale che parla la lingua dello sport “esperienziale”.