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l'accordo

Inter e Juve rivali in campo, "alleate" dietro la scrivania: perché il Napoli resta "azzoppato" nella campagna acquisti

Una delibera votata a maggioranza, un Consiglio Federale che frena: dietro le quinte dello scontro sul famigerato “costo del lavoro allargato” e sul ruolo delle liquidità dei soci

21 Gennaio 2026, 21:47

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“Saldo zero” e strappi in Lega: perché il caso Napoli ha acceso Juve e Inter (e spaccato la Serie A)

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Il Napoli ha scoperto il proprio paradosso: tanta cassa, ma “mani legate”. Un indice da rispettare, lo 0,8 del cosiddetto “costo del lavoro allargato” (CLA), e regole che – in pieno gennaio – non fanno sconti. La Lega Serie A tenta di aggiornare il quadro, a maggioranza; la FIGC frena: “non in corsa”. Nel mezzo, il malumore di Giorgio Chiellini e Beppe Marotta, voci pesanti di Juventus e Inter, e uno strappo tra big che promette strascichi.

Cos’è il famigerato “costo del lavoro allargato” e perché oggi conta più di un trequartista

Il CLA è un rapporto che mette in relazione i costi del personale (stipendi, oneri e ammortamenti rilevanti) con i ricavi, tracciando una soglia oltre la quale scatta il “rosso” operativo sul mercato: puoi operare solo a saldo zero. Il valore-soglia in Serie A è stato fissato a 0,8 per la stagione in corso; dal prossimo ciclo, in coerenza con le linee-guida UEFA sulla sostenibilità, si prevede la discesa a 0,7. In pratica: più efficienza, meno spesa rigida rispetto ai ricavi.

Il quadro non nasce in laboratorio italiano: è collegato alla riforma UEFA sulla sostenibilità, che introduce la regola del “Squad Cost Ratio” (spesa per ingaggi, ammortamenti e commissioni) con tetto al 70% dei ricavi dal 2025/26 (transitorio al 90% nel 2023/24 e 80% nel 2024/25). L’idea è frenare l’inflazione dei costi e stabilizzare i club. L’Italia si è allineata, irrigidendo gli indicatori interni.

Il paradosso Napoli: tanta liquidità, zero margine

Il Napoli ha accumulato negli anni una dotazione di cassa e patrimonio netto robusti. Gli ultimi bilanci raccontano una liquidità nell’ordine di circa 174 milioni di euro al 30 giugno 2025 e un patrimonio netto sopra i 190 milioni; ciononostante, lo sforamento del CLA 0,8 blocca gli acquisti se non compensati dalle uscite. Traduzione: i soldi “ci sono”, ma non sono “la” soluzione sotto l’attuale perimetro regolatorio.

Perché? Perché le regole attuali non includono, tra gli strumenti di “copertura” immediata per rientrare nei parametri, l’utilizzo diretto delle cosiddette “liquidità dei soci”: risorse accantonate dalla proprietà che, tecnicamente, non appartengono al club finché non diventano conferimenti o aumenti di capitale. Ed è proprio qui che nasce la richiesta del presidente Aurelio De Laurentiis: consentire che quella liquidità “conti” ai fini del rientro nell’indicatore, sbloccando il mercato.

La spaccatura in Lega: la delibera che accende gli animi

In Assemblea di Lega Serie A, il tema viene messo ai voti. Risultato: 16 favorevoli, 1 contrario (il Milan), 3 astenuti (Juventus, Inter, Roma). La mozione chiede di includere le “liquidità dei soci” tra gli strumenti per ripianare l’eccedenza di costo e rientrare nel CLA in corso di sessione. Il fronte contrario non contesta (in assoluto) la sostanza, ma le tempistiche: cambiare in corsa – con un mercato aperto e una classifica che pesa – può essere percepito come “alterazione” delle condizioni competitive.

È qui che entrano in scena due figure-chiave: Giorgio Chiellini (oggi “Director of Football Strategy” della Juventus) e Beppe Marotta (presidente Inter). In qualità di consiglieri federali “in quota Lega”, sono chiamati poi a esprimersi in Consiglio Federale su un indirizzo che, politicamente, la Lega ha approvato ma non all’unanimità. La tensione è alta, i toni – raccontano più ricostruzioni – accesi.

La frenata della FIGC: “Sì nel merito, no adesso”

Il passaggio decisivo arriva il 21 gennaio 2026: Consiglio Federale straordinario. La FIGC prende atto della proposta, ne condivide la logica di fondo, ma pone una condizione dirimente: per cambiare le NOIF “a mercato in corso” serve la rinuncia formale, da parte di chi si è astenuto o ha votato contro, a qualunque futura azione nei confronti della stessa FIGC. In assenza di questa unanimità “politica”, niente modifica immediata: il Napoli resta a saldo zero. È uno stop procedurale, non una bocciatura di principio.

Il messaggio implicito è chiaro: cambiare le regole a finestre aperte richiede copertura totale per evitare contenziosi e possibili responsabilità personali dei consiglieri. Un principio di prudenza che, per la Federazione, tutela la credibilità del sistema.

Che cosa può fare il Napoli adesso

Operare a saldo zero: ogni entrata deve essere compensata da un’uscita equivalente, tra cartellini e ingaggi. È la traduzione pratica dello sforamento CLA. Usare la cassa? Non direttamente, se non attraverso strumenti formalizzati: versamenti in conto futuro aumento di capitale, aumenti di capitale in denaro, versamenti in conto copertura perdite, finanziamenti postergati e infruttiferi dei soci. Sono i canali previsti per “coprire” l’eccedenza e chiedere la revoca del provvedimento della Co.Vi.So.C.. Sfruttare eventuali cessioni per ridurre il peso del costo di squadra e rientrare gradualmente nel parametro. In pratica: liberare monte ingaggi e ammortamenti prima di inserire nuovi costi.

Perché lo 0,8 diventerà 0,7 

Il percorso è già scritto: il CLA scenderà a 0,7 in linea con la soglia UEFA del 70% per lo “Squad Cost Ratio”. È una convergenza sistemica: i controlli centrali europei punteranno a verifiche sempre più ravvicinate, con multe e – in prospettiva – misure sportive per chi sfora. Per la Serie A, significa che i club dovranno rendere più elastico il costo fisso della rosa, investendo meglio e con cicli più rapidi di ribilanciamento.

Non è un caso che, a livello internazionale, si siano già viste sanzioni per lo sforamento della soglia transitoria dell’80%: la “mappa dei rischi” è concreta e non riguarda solo l’Italia. Il principio – meno spesa rigida, più sostenibilità – corre in parallelo in tutte le leghe top.

Le conseguenze sportive: mercato al bilancino e margini stretti

Con il saldo zero, ogni operazione in entrata del Napoli richiede un’uscita proporzionata: cessioni, risoluzioni o prestiti con liberazione di monte ingaggi. Inevitabile anche la riflessione sui rinnovi: le norme, in caso di reiterato sforamento, possono irrigidire anche la possibilità di aumentare il costo dei contratti in essere fino alla revoca del provvedimento. Una pressione che impone creatività gestionale e tempi rapidi di esecuzione.

Cosa insegnano le regole UEFA e i trend europei

La traiettoria europea è chiara: dal 90% al 70% del rapporto costo-squadra/ricavi in tre stagioni. L’obiettivo è impedire derive strutturali di spesa. Anche leghe come la Premier League stanno introducendo cornici di “Squad Cost Ratio” (con soglie e deterrenti diversi), in un movimento generale verso regole più semplici da verificare e più difficili da “aggirare” con operazioni straordinarie.

Per la Serie A, questo significa meno “finanza creativa” e più gestione industriale: filiere giovanili, ammortamenti sotto controllo, contratti flessibili, e un uso chirurgico delle plusvalenze. La direzione è tracciata, e lo scontro di gennaio è un passaggio di aggiustamento.

Juve e Inter, perché il “no” pesa più di un derby

Il dissenso (politico) di Juventus e Inter non è un dettaglio. Non solo perché i loro rappresentanti siedono in Consiglio Federale, ma perché il campionato vive un equilibrio sottile: la percezione di una norma “sartoriale”, cucita su un caso specifico e in un mese specifico, è benzina su un fuoco che il sistema non può permettersi. Anche per questo, nelle ricostruzioni circolate, la durezza dei toni tra alcuni presidenti e De Laurentiis è stata evidente. La governance, a gennaio, pesa quanto un centravanti.