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Paperoni del pallone, la geografia dei ricavi nel calcio europeo vale 12,4 miliardi: solo tre club italiani nella top20

La mappa dei guadagni dei club d’élite cambia ancora: record storico, primato del Real Madrid e il sorpasso del “commerciale” su tv e botteghino. Ma dietro le cifre c’è un modello di business che si sta trasformando

23 Gennaio 2026, 19:37

Paperoni del pallone: la nuova geografia dei ricavi nel calcio europeo vale 12,4 miliardi

C’è un tabellone che al Santiago Bernabéu non segna solo gol, ma anche incassi. Alla voce “ricavi”, la cifra scorre come in una finale: oltre 1,1 miliardi di euro per il Real Madrid, abbastanza perché la sola area commerciale dei blancos594 milioni — varrebbe da sola una posizione nella “top ten” mondiale. E soprattutto, per la prima volta, la somma dei fatturati dei 20 club più ricchi del pianeta supera quota 12,4 miliardi di euro nella stagione 2024/25, +11% in un anno. Numeri che raccontano di stadi vissuti sette giorni su sette, nuove sponsorizzazioni “globali” e un calcio che, almeno ai vertici, continua a correre.

Un record che pesa: 12,4 miliardi e l’egemonia del “commerciale”

Secondo il Deloitte Football Money League 2026 (edizione numero 29), i top 20 hanno toccato un tetto mai raggiunto prima: 12,4 miliardi di euro nel 2024/25, con un incremento dell’11% rispetto al 2023/24. A trainare il boom sono le tre colonne d’entrata — commerciale, diritti tv, matchday — tutte in crescita, ma con un primato ormai assodato: la componente commerciale è la prima fonte di ricavi, pari a 5,3 miliardi complessivi. Nella sola “top 10” questa voce pesa il 48% del totale, contro il 32% dei club tra l’11° e il 20° posto. È il segno di un divario competitivo che si gioca anche su marketing, retail, sponsor multinazionali e sfruttamento degli impianti nei giorni “non partita”.

Chi comanda: Real davanti a tutti, poi Barcellona, Bayern, PSG e Liverpool

In vetta resta il Real Madrid: ricavi prossimi a 1,2 miliardi (1,161 mld secondo le tabelle), frutto di un modello che combina la spinta del “commerciale” con un’esperienza stadio senza eguali dopo il restyling del Bernabéu. Dietro, un’élite che conferma la sua forza: Barcellona (circa 975 milioni), Bayern Monaco (861 milioni), Paris Saint‑Germain (837 milioni) e Liverpool (836 milioni), primo club inglese in classifica. Una fotografia con un dettaglio non banale: per la prima volta nella storia della rilevazione non c’è nessun club di Premier League nelle prime quattro posizioni, pur restando il campionato più rappresentato nella “top 20”.

Real Madrid, il benchmark del sistema

La leadership dei blancos è sostenuta da entrate commerciali pari a circa 594 milioni, un volume che, da solo, varrebbe un piazzamento fra i migliori dieci club al mondo. L’uso “multi‑evento” dello stadio — concerti, eventi corporate, hospitality premium — amplifica la base di ricavi non legati al risultato sportivo.

Barcellona, ritorno in quota

Il Barça risale con un fatturato vicino al miliardo, spinto dal rilancio commerciale e dalla valorizzazione del brand globale, in attesa di consolidare i benefici del progetto Spotify Camp Nou una volta completato.

Bayern e la forza del modello tedesco

Il Bayern Monaco resta la locomotiva della Bundesliga con 861 milioni, confermando una continuità economica che poggia su governance stabile, sponsorship locali e internazionali e una cultura del matchday di alto livello.

PSG, la spinta della Champions e dei partner

Il PSG sale a 837 milioni, favorito dal boom commerciale (sei nuovi partner in stagione) e da un matchday in crescita. La voce ricavi abbraccia anche le altre sezioni del club, ma il dato fotografa un’organizzazione che ha capitalizzato la vittoria europea e la reputazione globale. Resta però il nodo stadio: i limiti di capienza del Parc des Princes e il dossier sul nuovo impianto condizionano lo sviluppo a medio termine.

Liverpool, primo tra gli inglesi

Il Liverpool balza al 5° posto e diventa il primo club inglese per ricavi, con 836 milioni: al centro, l’evoluzione del business legato ad Anfield (nuovi spazi, eventi non calcistici) e una macchina commerciale molto efficiente. Un segnale strutturale: i Reds consolidano la loro forza anche in una stagione senza dominio sul campo, mentre altre big inglesi arretrano.

Matchday: la “terza gamba” che cresce più in fretta

Se il commerciale guida in valore assoluto, la sorpresa positiva è la curva del matchday: nel 2024/25 è la voce cresciuta più rapidamente, +16% anno su anno, fino a 2,4 miliardi complessivi (il 19% del totale). Non è solo una questione di biglietti: esperienze premium, personal seat licenses, pacchetti hospitality e l’uso degli impianti per eventi “non‑calcio” stanno elevando il valore di ogni giornata allo stadio. Il trend è chiaro: chi investe su arene moderne e polifunzionali libera nuove fonti di ricavo e rende meno “volatile” il bilancio rispetto ai risultati sportivi.

Broadcast: ancora centrale, ma con un equilibrio nuovo

I diritti tv restano una colonna del modello, ma la fotografia 2024/25 racconta un equilibrio diverso: nessuna dipendenza esclusiva dal broadcast e una tenuta complessiva che beneficia anche delle nuove competizioni e dei format europei. È il primo anno della nuova Champions League con fase “a lega” a 36 squadre, otto partite garantite e un calendario più esteso, elementi che hanno aiutato a sostenere sia la platea globale sia le valorizzazioni commerciali correlate. La riforma conferma un punto: i ricavi dei club sono oggi la risultante di un ecosistema più largo che lega competizioni, sponsor e sfruttamento degli impianti.

La mappa della top 20: Premier dominante per numero, ma non in vetta

Un’altra chiave di lettura è geografica. La Premier League non occupa il podio, ma continua a dominare per rappresentanza: nove club su venti. Con Liverpool al , Manchester City al , Arsenal al , Manchester United all’, e poi Tottenham, Chelsea, Aston Villa, Newcastle e West Ham a completare il blocco inglese. La Liga piazza Real Madrid e Barcellona davanti a Atlético, la Bundesliga accompagna il Bayern con Borussia Dortmund e Stoccarda, l’Italia conferma Inter, Milan e Juventus in graduatoria, mentre PSG e Benfica rappresentano Ligue 1 e Primeira Liga.

Italia: segnali di risalita, ma il gap infrastrutturale resta

Inter, Milan e Juventus consolidano la presenza nella “top 20” e, in alcuni casi, mostrano incrementi a doppia cifra nei ricavi, trainati da ritorni in Champions, merchandising più internazionale e strategie di pricing più evolute. Ma il matchday italiano sconta ancora stadi obsoleti e iter autorizzativi lunghi. Senza impianti realmente polifunzionali, è più difficile raggiungere la stessa elasticità di crescita del matchday osservata altrove.

È qui che passano molte delle opportunità dei prossimi anni, perché i dati 2024/25 dicono chiaramente che chi sa trasformare lo stadio in piattaforma di intrattenimento vince non solo nel weekend, ma anche dal lunedì al venerdì. (Analisi su base dati Deloitte e tendenze di crescita del matchday).

Un ecosistema che cambia: la nuova Champions come moltiplicatore

La Champions 2024/25 inaugura il formato a 36 squadre e una fase a “lega” che garantisce otto partite nella prima fase. Risultato: più appuntamenti di cartello, maggiore visibilità per sponsor e broadcaster, e opportunità addizionali di matchday per i club qualificati. Senza esagerare sul “causalismo”, la coincidenza temporale con la nuova impennata dei ricavi indica che l’espansione dei grandi tornei è un moltiplicatore economico, specie per chi sa monetizzare ogni slot del calendario.

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