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Todo Calvanese, il Calcio Catania ed Helenio Herrera: ecco perché è scomparso un mito

Di Giovanni D'Angelo

La scomparsa, a Buenos Aires, di “Todo” Calvanese, mi ha riempito di tristezza e nostalgia. Perché il Todo è stato uno dei talenti calcistici più grandi della storia del calcio del Catania e io ebbi la fortuna di ammirarlo al Cibali in tante bellissime occasioni. E perché il fuoriclasse argentino fu, in maglia rossazzurra, il protagonista assoluto non solo di una splendida vicenda sportiva ma di una stagione irripetibile della vita di un’intera città, quella dei primi anni sessanta del Novecento. Che gli adolescenti della mia generazione vivemmo nella “fervida attesa del futuro”.

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La prima domenica di giugno del 1961, ad anno scolastico virtualmente concluso, nell’atmosfera di spensieratezza annunciata anche dai primi vagiti dell’estate, Catania visse un evento calcistico che la portò sulla ribalta nazionale e gonfiò d’orgoglio i suoi sportivi, e non solo. Il Catania era tornato in Serie A nella primavera del 1960, dopo i cinque anni di “purgatorio” seguiti alla retrocessione sancita per illecito sportivo nel 1955.

Dopo alterne vicissitudini aveva trovato in una coppia di catanesi “marca liotru”, l’allenatore Carmelo Di Bella e il presidente Umberto Marcoccio, la guida tecnica e dirigenziale per la tanto attesa rinascita sportiva. Nel successivo torneo, disputato nella massima serie come matricola, proprio in coincidenza con la mia frequentazione della prima liceale, il Catania fu, nel girone d’andata, la squadra rivelazione e si trovò inaspettatamente a competere per le posizioni di vertice con tre tradizionali aspiranti allo scudetto: Juve, Inter e Milan. La squadra disponeva di un collettivo affiatato e soprattutto di un centravanti argentino, Salvatore, detto “Todo”, Calvanese, acquistato a bassissimo prezzo dal Genoa – dove l’anno precedente aveva avuto un rendimento deludente – che si rivelò un autentico fuoriclasse. Fu il sudamericano, che danzava sul prato verde come un ballerino, vedeva il gioco come pochi, segnava e faceva segnare, il trascinatore di una squadra che nella prima parte del torneo sorprese tutti e infiammò d’entusiasmo la città ottenendo risultati insperati e giocando un calcio di alto livello tecnico, veloce e spesso anche divertente.

A fine gennaio 1961, perciò ultima del girone d’andata, il Catania andò a Milano a sfidare allo stadio di San Siro l’Inter capolista da cui distava solo due punti. La squadra milanese era allenata da un tecnico sudamericano, arrivato in Italia dalla Spagna, munito di forte carisma di cui era parte essenziale una spiccata e innovativa capacità di comunicazione: Helenio Herrera. Il tecnico era un grande motivatore e, come dicevo, di lingua facile e arguta, quasi mai moderata, e perciò tanto amato dai sostenitori dell’Inter quanto detestato da quelli della fazioni contrapposte. Mettendo insieme queste sue doti era stato denominato il “mago”, a conferma del riconoscimento di sue doti taumaturgiche che andavano oltre i confini delle sue qualità di allenatore.

Inter-Catania fu per i calciatori etnei una sorta di esame di laurea in uno stadio tradizionalmente ritenuto il più prestigioso d’Italia. Calvanese e i suoi compagni vi avevano giocato la partita d’esordio, col Milan, perdendo nettamente, 3-0, e avevano ora la possibilità di riscattarsi. Non fu così. All’esame di laurea la squadra dai colori rossoazzurri riportò una bocciatura che fu umiliante per le dimensioni, 5-0, e per le modalità: il passivo fu anche frutto di quattro autoreti dei difensori etnei, un vero, disastroso primato! Herrera non utilizzò la circostanza per tacere ma commentò l’accaduto da par suo: definì, poco signorilmente, quella dei contendenti una “squadra di postelegrafonici”, in tal modo confermando la sua fama di grande motivatore, anche dei calciatori avversari. Ed infatti, la domenica successiva, che era il 5 febbraio e coincideva, perciò, con i festeggiamenti alla patrona della città, Sant’Agata, i calciatori etnei batterono in una partita indimenticabile per 4-3 il Milan vendicando lo 0-3 rimediato all’andata – che trionfo in quel pomeriggio di festa: vidi il Catania raggiungere il secondo posto in classifica scavalcando proprio il Milan!

Ma questo fu poco rispetto a quello che i rossoazzurri riservarono, come dicevo, in quella prima domenica di giugno del 1961, a Herrera e alla sua Inter nell’ultima giornata di campionato. ……….. Ebbene, i “postelegrafonici” fecero una partita entusiasmante e batterono con un netto 2-0 la più prestigiosa e blasonata contendente con una delle più belle prestazioni della stagione, e Todo Calvanese ne fu protagonista segnando una bellissima rete. La vendetta fu perciò consumata secondo le regole crudeli che la contraddistinguono: l’Inter dovette rinunciare ai sogni di scudetto.

“Clamoroso al Cibali” commentò – così pare – uno stimato radiocronista, Sandro Ciotti. Che l’abbia detto lui o altri per primo non è dato sapere con certezza. Quel che è certo è che quell’espressione, introdotta da quel giorno nel lessico sportivo ad indicare eventi clamorosi e sorprendenti, evoca agli adolescenti della mia generazione un indimenticabile momento di esaltazione collettiva, specchio di tempi semplici e ingenui.

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