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Champions League: la bussola per Inter, Juve, Napoli e Atalanta. Cosa serve per qualificarsi agli ottavi

Otto posti d’oro, sedici nel limbo, otto fuori: guida aggiornata e ragionata al nuovo format, tra criteri di classifica, sorteggi, date e dove vederla in Italia

28 Gennaio 2026, 16:15

Champions League, la nuova bussola: come funziona davvero la “fase campionato” e cosa serve per qualificarsi

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Una lavagna negli spogliatoi di Zingonia, una lista di risultati appesa a Dortmund, un promemoria nello smartphone dei bianconeri direzione Principato. L’ultima giornata della nuova Champions non assomiglia a un’epica d’assalto, ma a un sudoku tattico: per entrare tra le prime otto e saltare gli insidiosi spareggi, Atalanta, Inter e Juventus devono vincere e incastrare una serie di esiti favorevoli altrove. Il nuovo format “a girone unico” accentua la matematica e riduce i margini di manovra: la differenza reti pesa come un gol al 90’. E, alla vigilia del 28 gennaio 2026, la fotografia dice questo: Atalanta 13 punti (13ª, +1), Inter 12 (14ª, +6), Juventus 12 (15ª, +4). Tre italiane già dentro ai playoff, ma ancora col biglietto “fast track” per gli ottavi a portata di… calcolatrice.

Il regolamento che cambia i calcoli: perché il “Top 8” vale oro

Da questa stagione la Champions ha abbandonato i tradizionali gironi per la fase campionato a 36 squadre: 8 partite secche, una classifica unica. Le prime 8 vanno direttamente agli ottavi, le posizioni dalla alla 24ª vanno agli spareggi a febbraio, chi chiude dalla 25ª in giù è fuori da tutto. Il dettaglio decisivo: a parità di punti conta nell’ordine la differenza reti, poi i gol segnati, i gol in trasferta, il numero di vittorie e di vittorie esterne, con ulteriori criteri “collettivi” in caso di ulteriore equilibrio. Tradotto: non basta vincere, bisogna anche farlo “largo” o sperare che gli altri si inceppino.

Il quadro della vigilia: chi è già in salvo, chi trema e perché la differenza reti è il nuovo “capitale”

Confermate al Top 8 solo alcune big, mentre dal 6° al 13° posto c’è un “gruppone” a 13 punti che include nomi pesanti: Paris Saint‑Germain, Newcastle, Chelsea, Barcellona, Sporting CP, Manchester City, Atlético de Madrid, oltre all’Atalanta. In questo cluster la scala gerarchica è disegnata dalla differenza reti: i +10 di PSG e Newcastle valgono un airbag, i +6 del Chelsea una cintura di sicurezza; più indietro Barcellona e Sporting a +5, City a +4, Atlético a +3 e Atalanta a +1. Se ne deduce che per la Dea il parametro “quanti” è tanto importante quanto il “se”.

Cosa serve all’Atalanta: vincere, e se possibile vincere forte

L’Atalanta è l’italiana messa meglio nella corsa al Top 8: 13 punti e 13° posto, ma con la zavorra di una differenza reti +1, la più bassa tra le otto a 13. L’ultima fermata è in Belgio contro l’Union Saint‑Gilloise: sulla carta un avversario abbordabile (oggi 31ª con 6 punti), ma guai a fidarsi all’ultima curva. La via maestra è una: vittoria e, se possibile, con scarto ampio, per risalire la colonna della differenza reti e sfruttare i probabili “incroci” in vetta. In parallelo, servono frenate da parte di alcune tra Atlético, Manchester City, Sporting, Barcellona, Chelsea, Newcastle, PSG: non tutte, ma abbastanza da liberare due o tre caselle utili. La Dea è comunque già certa dei playoff, ma il salto diretto agli ottavi resta un obiettivo credibile solo con i numeri giusti.

Perché “quanto vinci” conta quasi più di “se vinci”

Il primo discrimine a pari punti è la differenza reti. L’anno scorso, nella prima Champions col nuovo format, quota 16 fu lo “spartiacque” minimo per il Top 8: non un dogma, ma un riferimento che oggi torna utile. Con 16 punti la Dea si aggancerebbe al treno, ma deve “difendersi” dalla differenza reti migliore delle rivali. Quindi: lo scenario ideale è un successo largo a Bruxelles e una giornata di inciampi diffusi tra le dirette concorrenti. In assenza di goleada, l’Atalanta deve confidare in un’ultima notte più “stretta” possibile per le altre a 13.

Cosa serve all’Inter: anche vincendo non è padrona del proprio destino

L’Inter è a 12 punti (14ª, +6), e questo significa che il massimo teorico è 15. Non basta per sentirsi al sicuro: la passata stagione 15 non garantìrono l’accesso diretto. La trasferta al Westfalenstadion contro il Borussia Dortmund è un dentro‑o‑quasi, ma il “quasi” pesa: per balzare nel Top 8, ai nerazzurri serve vincere e che si verifichino almeno cinque esiti favorevoli su una lista di otto: sconfitta del Liverpool col Qarabağ; non‑vittoria di Tottenham a Francoforte; non‑vittoria del Chelsea a Napoli; non‑vittoria del Barcellona col Copenhagen; non‑vittoria dello Sporting a Bilbao; non‑successo del Manchester City col Galatasaray; non‑vittoria dell’Atlético col Bodø/Glimt; non‑vittoria dell’Atalanta in casa dell’Union SG. Un percorso ad alta complessità, confermato anche dal club. Con un pareggio, invece, l’Inter si garantirebbe di disputare il ritorno del playoff in casa.

Un precedente recente insegna

Nella Champions 2024/25 il taglio per il Top 8 si attestò di fatto su 16: sotto quella quota servivano incastri quasi perfetti. È la ragione per cui oggi i 15 potenziali nerazzurri richiedono una costellazione favorevole di risultati, oltre all’eventuale spinta della loro differenza reti +6.

Cosa serve alla Juventus: obbligo di vittoria e… pazienza col tabellone in mano

La Juventus è a 12 punti (15ª, +4) e chiude la sua League Phase nel Principato contro il Monaco. Anche per i bianconeri la regola è semplice da dire e difficile da realizzare: vincere e poi attendere un’ondata di risultati e/o una combinazione di inciampi tra le squadre a 13. Le proiezioni statistiche, alla vigilia, assegnano un’alta probabilità di playoff e una più ridotta di ingresso diretto nel Top 8, ma i giochi restano aperti all’ultima curva. In ogni caso, con un successo a Monaco la Juve consoliderebbe una posizione “alta” in zona playoff, fondamentale per giocare il ritorno degli spareggi in casa.

Perché tutti parlano di “incroci”: PSG‑Newcastle e gli altri snodi che possono sbloccare il Top 8

Il calendario della Giornata 8 propone sfide tra “pari grado” che, per forza di cose, liberano o occupano caselle nel Top 8. L’incrocio diretto tra PSG e Newcastle garantisce che almeno una delle due a 13 punti rallenti. Situazione analoga per altre gare che coinvolgono le rivali del gruppone, dalla serata del Camp Nou fino al trittico inglese. È qui che si inserisce il tema “differenza reti”: una vittoria larga può far saltare gerarchie tra squadre appaiate. Per Atlético e Barcellona – esempi emblematici – la narrativa spagnola delle ultime ore è identica a quella delle italiane: serve vincere, e se possibile con scarto.

Playoff: come funzionano e perché evitarli conviene

Gli spareggi mettono di fronte le squadre dalla alla 24ª: le meglio piazzate (9‑16) sono “teste di serie” e giocano il ritorno in casa contro quelle tra 17ª e 24ª. Gli accoppiamenti rispettano fasce prefissate: 9/10 vs 23/24; 11/12 vs 21/22; 13/14 vs 19/20; 15/16 vs 17/18. Evitarli significa risparmiare energie, infortuni, cartellini e il rischio di incrociare una big in forma a febbraio. Se invece ci si finisce dentro, portare a casa un piazzamento tra e 16ª resta molto prezioso, perché garantisce il fattore campo nel ritorno.

Il punto (verificato) sui criteri di classifica: cosa succede a pari punti

Per chiarezza, i criteri ufficiali della UEFA a pari punti nella fase campionato sono questi, nell’ordine:

  • Differenza reti complessiva;
  • Gol segnati;
  • Gol segnati in trasferta;
  • Vittorie;
  • Vittorie in trasferta;
  • e, a fine fase, ulteriori criteri “collettivi” legati ai risultati degli avversari, fino al punteggio disciplinare e, in ultima istanza, al coefficiente di club. È un algoritmo competitivo che premia sia la qualità offensiva sia la continuità. Conclusione pratica: chi è indietro di differenza reti deve puntare alla goleada; chi ha margine, può “gestire” senza esporsi.

Le tre lavagne, voce per voce

Atalanta: il capitale è il gol

  • Situazione: 13 punti, 13ª, +1 di differenza reti. Avversaria: Union Saint‑Gilloise (31ª, 6 punti). La vittoria è condizione necessaria, l’ampiezza dello scarto può diventare condizione sufficiente, a seconda di quanti inciampi matureranno sopra. Il campo suggerisce ambizione: l’USG ha margini ridotti di qualificazione e ha concesso in stagione imbarcate nelle notti europee.
  • Cosa cambia con un pari: playoff certi, rischio di scivolare in una fascia meno favorevole (13/14) e di beccare una rivale più ostica.
  • Cosa cambia con una sconfitta: playoff comunque probabili grazie al “cuscinetto” di punti sul 25° posto, ma perdita del vantaggio “ritorno in casa” quasi certa.

Inter: il piano è doppio, risultato e radiolina

  • Situazione: 12 punti, 14ª, +6, trasferta al Dortmund. Serve vincere e incrociare almeno 5 risultati favorevoli su 8 (il club li elenca uno per uno), tra cadute o pareggi di Liverpool, Tottenham, Chelsea, Barcellona, Sporting, Manchester City, Atlético, oltre all’Atalanta che non deve vincere.
  • Con il pari: niente Top 8, ma la certezza del ritorno del playoff a San Siro.
  • Con la sconfitta: playoff sicuri ma quasi certamente da “non testa di serie”, con ritorno fuori casa.

Juventus: tutto sul Principato

  • Situazione: 12 punti, 15ª, +4, trasferta al Monaco. L’accesso diretto agli ottavi è statisticamente complesso ma non escluso; in ogni caso la vittoria è imprescindibile per tenere viva la finestra sul Top 8 e, più realisticamente, per blindare la fascia migliore ai playoff.
  • Con il pari: playoff sicuri, ma rischio di perdere il vantaggio del ritorno in casa.
  • Con la sconfitta: playoff probabili, ma con sorteggio potenzialmente più scomodo.

La bussola delle 21: orari, intrecci e cosa guardare minuto per minuto

Nel ciclo in corso, in Italia la Champions si segue principalmente su Sky (e in streaming su NOW) e su Amazon Prime Video, che mantiene la miglior partita del mercoledì in esclusiva. La struttura è stata confermata anche in prospettiva, con Sky titolare della grande maggioranza dei match e Prime Video sul big match del mercoledì, oltre a finestre dedicate nei prossimi cicli di diritti. Alcune partite possono andare in chiaro su TV8 (canale del gruppo Sky), secondo disponibilità di palinsesto. Prima di ogni giornata è comunque opportuno verificare la singola programmazione.

  • Tutte le 36 in campo alle 21:00: la simultaneità azzera i calcoli “postumi” e rende ogni gol potenzialmente decisivo.
  • Gli “snodi”: PSG‑Newcastle (almeno una si ferma), Chelsea al Maradona, Barcellona‑Copenhagen, Sporting a Bilbao, City‑Galatasaray, Atlético‑Bodø/Glimt. In questo mosaico si innestano le italiane: Union SG‑Atalanta, Dortmund‑Inter, Monaco‑Juventus.
  • Il principio operativo: per chi insegue, contano i gol tanto quanto i punti. Per chi è “sul filo” dei 13‑15, più dei “tre punti” vale un +2 o +3 in differenza reti nell’esatto momento in cui altrove si pareggia.

Le lezioni del nuovo format: più partite, più equilibrio, più calcoli

La riforma ha aumentato il numero di club in corsa e la congestione tra 10‑16 punti. Gli “intervalli‑chiave” sono due: la quota 16 come soglia probabile per il Top 8 e il ventre molle 12‑14 come bacino d’approdo dei playoff. È un equilibrio dinamico che rende l’ultima giornata una somma di micro‑finali parallele. Per le italiane, l’obiettivo minimo è uscire dalla notte con il ritorno degli spareggi in casa; l’obiettivo massimo – saltare i playoff – richiede una prestazione “da tre e lode” e una mano dal destino. Nel calcio, spesso, arrivano entrambe insieme.

In sintesi operativa (per chi guarda con due schermi)

  • Atalanta: vincere a Bruxelles e allargare lo scarto; occhio ai risultati di PSG‑Newcastle, Chelsea, Barça, Sporting, City, Atlético. Target: 16 punti con differenza reti migliorata.
  • Inter: vincere a Dortmund e sperare che si verifichino almeno 5/8 incroci sfavorevoli alle rivali; col pareggio playoff con ritorno a San Siro.
  • Juventus: obbligo di vittoria a Monaco; Top 8 solo con combinazioni multiple, altrimenti consolidare la fascia alta dei playoff.