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Chi è il teppista che ha lanciato il petardo contro Audero: è piantonato in ospedale (ed espulso dal suo Inter club)
Durante Cremonese Inter attimi di tensione: il presunto autore si ferisce gravemente tentando un secondo lancio. La Digos indaga. Ora la giustizia sportiva valuta sanzioni.
Allo Stadio “Giovanni Zini” di Cremona, al minuto intorno al 49’, un boato improvviso lacera il brusio della partita: un petardo, gettato dal settore ospiti, esplode a pochi passi da Emil Audero. Il portiere della Cremonese crolla, una mano all’orecchio, l’altra alla coscia destra. I compagni fanno scudo, gli avversari accorrono: Lautaro Martínez, Alessandro Bastoni, perfino l’allenatore dell’Inter, Cristian Chivu, attraversa la linea laterale per placare il settore e capire se il collega in campo stia bene.
Il quadro clinico di Audero: lesione alla coscia, stordimento ma nessun ritiro
Le prime verifiche mediche, svolte a bordo campo, rassicurano: per Emil Audero si parla di una lesione lacero-contusa alla coscia destra. Il portiere — stordito, con l’udito temporaneamente compromesso dal botto — si rialza e decide di continuare. I segni sono visibili, il dolore c’è, ma l’ex Inter non lascia i pali. La gara, sospesa per qualche minuto, riprende. Lo certificano i report ufficiali: l’interruzione è stata breve e non ha comportato ulteriori provvedimenti in quel momento, mentre la squadra di Chivu completerà poi la sua partita vincendo 2-0.
Il presunto autore: ferito tentando un secondo ordigno, piantonato in ospedale
Se per Audero la buona notizia è il ritorno immediato tra i pali, per il presunto responsabile del gesto la serata prende una piega drammatica. Secondo le ricostruzioni della Digos di Cremona e degli organi di informazione che hanno raccolto atti e testimonianze, l’uomo — identificato nello stadio — avrebbe provato a lanciare un secondo ordigno, che però gli sarebbe esploso in mano. Il bilancio: lesioni serie alle falangi di due dita, con il rischio di dover essere trasferito in un centro specializzato nelle ore successive. Oggi è piantonato all’Ospedale Maggiore di Cremona dalla Polizia, in attesa delle valutazioni della Procura e delle procedure di rito.
Le fonti investigative precisano inoltre un punto chiave: l’uomo non apparterrebbe a gruppi organizzati riconducibili alla Curva Nord, ma risulterebbe iscritto a un club di tifosi. Su questo, nel giro di poche ore, arriva una presa di posizione netta.
L’espulsione dall’Inter Club San Marino e la dissociazione pubblica
Nel pieno delle verifiche, l’Inter Club San Marino diffonde una nota sui propri canali: ammette che l’uomo è (o meglio: era) un proprio tesserato, si dissocia totalmente dal gesto, dichiara che il socio viaggiava in autonomia e comunica di aver avviato l’espulsione dal club, collaborando con la Digos per chiarire ogni responsabilità. È un passaggio non solo simbolico, ma sostanziale: segnala come le componenti del tifo organizzato, quando messe di fronte a violenze o comportamenti incompatibili con lo stadio, possano scegliere la strada della responsabilità collettiva.
Cosa rischia l’Inter
Sul piano sportivo, la domanda è inevitabile: cosa rischia l’Inter? Il Codice di Giustizia Sportiva chiama in causa la responsabilità oggettiva delle società per il comportamento dei propri sostenitori. Nella casistica recente di Serie A, episodi di lancio di oggetti e petardi hanno portato a ammende variabili, spesso modulati in base a gravità, recidiva e condizioni di pericolo create. Nel caso di oggetti esplosi in prossimità di calciatori, la sanzione economica può salire: la prassi indica una forbice che va dai 10.000 ai 50.000 euro, con eventuali ulteriori misure come la diffida del settore o la chiusura parziale in caso di recidiva o circostanze aggravanti.
Le indagini e l’incertezza su arresto e misure personali
Per l’uomo scattano la denuncia e l’iter verso un DASPO. Sull’eventuale arresto dopo le dimissioni dall’ospedale, le ricostruzioni divergono: c’è chi ritiene verosimile un fermo/arresto differito all’uscita dal reparto, e chi parla di scenario improbabile alla luce degli elementi raccolti, fermo restando l’esito delle indagini. È un nodo che sarà sciolto nei prossimi giorni, quando gli atti confluiranno sul tavolo della Procura e del Giudice competente.
La condanna del mondo Inter e la “linea” di Marotta
“Gesto insulso, clamoroso per antisportività”: le parole del presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, rimbalzano nelle ore successive al match. La condanna è senza appello, così come l’impegno ad agevolare le indagini. È un messaggio preciso: non c’è spazio per la violenza né per la pirotecnica illegale negli stadi. Lo stesso spogliatoio nerazzurro si muove sulla stessa frequenza: da Bastoni al capitano Lautaro Martínez, fino a Chivu, i protagonisti si fermano prima davanti al collega a terra, poi davanti alla propria gente per chiedere di abbassare i toni.
L’altra faccia della curva: quando il tifo isola il violento
Tra le righe delle ricostruzioni c’è un dettaglio che racconta molto del tifo contemporaneo: una parte dei sostenitori nerazzurri avrebbe isolato il responsabile, prendendone le distanze in modo netto già nel settore. Un riflesso non scontato, che contraddice lo stereotipo del “muro” compatto attorno a chi sbaglia e mostra una consapevolezza diversa: il danno lo subiscono tutti — chi è in campo, chi è sugli spalti, chi segue da casa — e a rimetterci è anche la reputazione della squadra per cui si tifa.