l'esordio da urlo
Milano-Cortina, l’urlo che rompe il ghiaccio: l’Italia travolge la Francia 4-1 all’esordio olimpico
Un debutto che cambia il racconto: precisione, coraggio e una porta blindata spingono le Azzurre oltre la paura e accendono la Santagiulia
Il tabellone che fissa un numero rotondo — 4 — accanto al nome dell’Italia. Dall’altra parte, la Francia, inchiodata a 1. Un dato domina il resto: le Azzurre hanno scaricato 46 tiri, un volume che racconta più di mille aggettivi la qualità, la continuità e la sfrontatezza del loro hockey. È il primo spartito del torneo femminile di Milano Cortina 2026: un 5 febbraio 2026 che entra in archivio con la forza di un simbolo, nella stessa giornata che ha aperto il girone con Svezia-Germania all’ora di pranzo e con la nuova arena che supera, sul ghiaccio, settimane di scetticismi.
La partita si accende presto, su un capovolgimento nervoso. La Francia passa in vantaggio in power play con Gabrielle de Serres al minuto dieci del primo periodo. Nel fragore della Santagiulia, l’Italia non sbandare: un minuto dopo, Kayla Tutino aggancia il punteggio con la freddezza di chi riconosce la partita che stava cercando. È il primo mattone di una rimonta costruita con metodo, cambi corti, pattinaggio aggressivo e un forecheck capace di costringere le transalpine a leggere sempre in ritardo.
Il vantaggio arriva nel secondo periodo con Rebecca Roccella, brava a incunearsi tra i pattini e a trovare il “buco” che vale il 2-1. Poi, all’alba del terzo periodo, una frustata: Matilde Fantin segna dopo appena 14 secondi e porta l’inerzia tutta dalla parte azzurra. A chiudere il conto, poco dopo, la zampata di Kristin Della Rovere — il suo nome rimbalza su migliaia di bocche: è il gol della sicurezza, quello che trasforma la consapevolezza in certezza. Quattro marcature, quattro storie diverse, un’unica impronta: pressione alta, linee corte, transizioni pulite.
Il dato dei 46 tiri non è solo statistica: è geografia del match. Significa possesso, occupazione del terzo offensivo, “secondo sforzo” sui rimbalzi. Significa che la Francia ha dovuto rincorrere la partita più che giocarci dentro. Le letture ufficiali certificano l’ampia superiorità territoriale dell’Italia; la sensazione, a occhio nudo, è che il gap di intensità e lucidità sia stato anche più netto. Il confronto fra i volumi delle due squadre — con le transalpine molto più contenute — racconta una gara in cui le Azzurre sono state padroni delle linee di passaggio e dei corridoi di tiro. Non è un caso che i parziali periodici dicano 1-1, 1-0, 2-0: il match si è inclinato progressivamente verso la porta francese.
Dietro, a cucire il resto, c’è la prova del portiere. La porta dell’Italia è rimasta in controllo nei momenti chiave, grazie a riflessi e posizione. Il nome che circola negli spogliatoi e nei corridoi della stampa è quello di Martina Fedel, profilo cresciuto in un percorso internazionale che l’ha portata fuori dall’Italia e poi di nuovo qui, nel giorno perfetto. La sua affidabilità non si misura soltanto con le parate, ma con la capacità di “leggere” la partita: uscite tempestive, copertura dei primi pali, gestione dei rimbalzi. Per un gruppo giovane, sapere di poter contare su un portiere così ha un valore competitivo enorme.
C’erano tante domande attorno alla Milano Santagiulia Ice Hockey Arena: cronoprogrammi contratti, lavori all’esterno ancora in corso, un test-event lampo a gennaio per “tarare” impianto e flussi. Il giorno dell’esordio, però, la pista è quella giusta e l’atmosfera fa il resto: 14.700 posti che si accendono, un rumore pieno che accompagna la rimonta, i cori che diventano ossigeno per le Azzurre. Criticità e polemiche non spariscono — chi frequenta l’impianto le conosce — ma il ghiaccio promesso c’è, e il battesimo olimpico fa bene a tutti. L'0italia torna in campo sabato 7 febbraio contro la Svezia, poi lunedì 9 febbraio contro il Giappone e martedì 10 febbraio contro la Germania. Quarti il 13 e 14 febbraio, semifinali il 16, le finali per le medaglie il 19.