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Milano-Cortina, a quante medaglie aspira l’Italia? Sette ori non bastano più: chi sono gli azzurri più forti

Quote, storia e ambizioni: perché gli italiani possono spingersi oltre i limiti a “casa propria”, con la Norvegia faro del medagliere e un Paese che sogna numeri mai visti

05 Febbraio 2026, 18:30

Milano-Cortina, l’Italia si gioca il record: sette squilli non bastano più

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Sette è il tetto d’oro di Lillehammer 1994, il primato italiano ai Giochi Invernali, e a Milano-Cortina 2026 l’obiettivo dichiarato è saltarci sopra. Le quote di Sisal segnalano che il colpo è tutt’altro che impossibile: superare quel limite è “offerto” a 1,85, pareggiarlo a 1,40. Intanto, nel grande gioco del medagliere, la bussola punta a nord: Norvegia favorita a 1,65, con Stati Uniti e Germania a inseguire. Per chi ama i sogni proibiti, l’Italia leader del medagliere vale 25

Per capire dove vogliamo arrivare, vale la pena ricordare da dove veniamo. Nel 1994 l’Italia chiuse al quarto posto nel medagliere di Lillehammer con 7 ori, 5 argenti e 8 bronzi (totale 20). È il nostro tetto d’oro di sempre ai Giochi invernali; il record complessivo di medaglie in una singola edizione resta proprio quel “20” norvegese. Numeri scolpiti che danno la misura dell’impresa di trentadue anni fa — e del peso dell’obiettivo di oggi.

Il confronto con il passato recente aiuta a mettere a fuoco l’asticella: a Torino 2006 arrivarono 11 medaglie, ma con 5 ori pesantissimi; a Pechino 2022 la spedizione azzurra toccò quota 17 podi complessivi e 2 ori firmati da Arianna Fontana (short track) e dal doppio misto di curling Stefania Constantini–Amos Mosaner. Quell’oro nel curling fu storicamente il primo della disciplina per il nostro Paese, con un percorso immacolato di 11 vittorie su 11. Segni meno nell’albo d’oro, segni più nella consapevolezza di essere competitivi su più fronti.

La parola d’ordine è “spinta di casa”. L’Italia Team si presenta con una delegazione senza precedenti: 196 atleti (103 uomini e 93 donne), più dei 184 di Torino 2006, distribuiti in 110 gare su 116. L’asticella delle ambizioni è stata fissata dal vertice sportivo: l’obiettivo “minimo” è 19 medaglie, due in più di Pechino 2022. Un traguardo che la governance dello sport ha “dopato” con un sistema premi confermato: 180.000 euro per l’oro, 90.000 per l’argento, 60.000 per il bronzo. Tradotto: spingere dove già siamo forti e allargare il raggio in discipline in cui la crescita è stata evidente.

Il quadro prospettico offerto dai bookmaker è coerente: la Norvegia resta un faro nelle discipline nordiche e nei medagliere d’oro, ma alle sue spalle il traffico è intenso. Le lavagne internazionali danno i nordici attorno a 1,62–1,65 per il primato nei titoli olimpici, con USA e Germania tra 5,00 e 7,00, mentre l’Italia oscilla in doppia cifra, tra 12,00 e 14,00. In parallelo, le proiezioni “Over/Under” sui titoli indicano aste molto alte per Norvegia (soglia 15,5), USA (12,5) e Germania (12,5). Dentro questo borsino, il “case azzurro” è ciò che accende l’immaginazione: pareggiare il record di 7 ori a 1,40 e superarlo a 1,85, secondo Sisal, non è fantascienza ma un obiettivo percorribile se gli incastri giusti arrivano nel momento giusto.

Gli assi italiani: dove può nascere l’oro

Nello short track, l’icona è sempre Arianna Fontana. La campionessa più medagliata d’Italia ai Giochi Invernali (11 medaglie, di cui 2 ori) ha ribadito a più riprese la sua mentalità: “non vado per partecipare”, ma per cercare ogni finale e podio possibile, con un piede anche nella pista lunga. È la sua sesta Olimpiade, la seconda “di casa” dopo Torino 2006, e il peso specifico di un leader è spesso quel dettaglio che sposta gli equilibri. Accanto a lei, la crescita di Pietro Sighel: successi in Coppa del Mondo, un titolo iridato sui 500 m (2023) e la solidità per trasformare il ghiaccio di Milano in una rampa. Lo stato di forma, alla vigilia, racconta di un azzurro capace di vincere i 1000 m nella tappa inaugurale della stagione a Montréal, oltre al 2° posto sui 500. Segnali concreti.

Sul pattinaggio di velocità i fari restano su Francesca Lollobrigida: due medaglie a Pechino 2022, un bagaglio di esperienza che vale come un’accelerazione ai 500 m. Anche qui, la parola d’ordine è ambizione dichiarata, senza giri di pista retorici.

Curling: dal mito del 2022 alla continuità vincente

Il doppio misto Constantini–Mosaner è l’emblema di come una favola possa trasformarsi in sostenibilità tecnica. Nel 2022 l’oro con 11 vittorie su 11 fu un inno alla perfezione; nel 2025 è arrivato anche il sigillo mondiale, a ribadire che non si trattava di un lampo isolato. In casa, con il ghiaccio amico e un movimento sulla cresta, questa è una delle corsie più logiche verso gli ori.

Slittino: Fischnaller e la traiettoria giusta

Lo slittino è storicamente terra di Germania e Austria, ma gli azzurri hanno capitalizzato la continuità. Dominik Fischnaller arriva da podi di Coppa del Mondo, da una staffetta mista vincente a Park City e — soprattutto — da sensazioni ottime nelle prime sessioni allo Sliding Centre di Cortina, dov’è stato il più veloce nella seconda run d’allenamento. Dietro di lui si muove un gruppo che ha trovato equilibrio e risultati: staffette sul podio, singoli in crescita, Leon Felderer in evidenza. In un contesto in cui i centesimi ballano, sentirsi “di casa” può valere un decimo.

Biathlon: la maturità di Giacomel e la profondità del quartetto

Nel biathlon, l’Italia maschile ha visto l’esplosione di Tommaso Giacomel, capace di vincere una sprint di Coppa e di salire ancora sul podio nell’inseguimento a Hochfilzen. Le staffette miste hanno già messo in vetrina concretezza e sincronismo con Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer e Lukas Hofer. La sensazione è che il poligono non faccia più paura e che sugli sci ci sia benzina per giocarsi qualsiasi finale.

Sci alpino e freestyle/snowboard: tra certezze e occasioni

Lo sci alpino resta un terreno emotivo e tecnico. Federica Brignone guida la squadra, portabandiera e simbolo del percorso di una generazione. Sofia Goggia, regina della discesa, ha un conto aperto con l’Olimpia delle Tofane: in casa può trasformare ogni run in un manifesto. Servirà incrociare forma, meteo e gestione dei rischi: discipline così “caotiche” non si prevedono a tavolino, ma si sognano con lucidità. Nel freestyle e nello snowboard, segnali importanti sono arrivati: Mirko Felicetti è tornato a vincere in Coppa del Mondo nel parallelo, confermando che l’Italia può capitalizzare su tracciati conosciuti.

Novità olimpica: lo sci alpinismo (skimo) parla già italiano

Lo sci alpinismo debutta nel programma a Bormio con tre titoli: sprint uomini, sprint donne (19 febbraio 2026) e staffetta mista (21 febbraio 2026). L’Italia è storicamente tra le scuole guida della disciplina: alla vigilia, la coppia Alba De Silvestro–Michele Boscacci ha già timbrato un secondo posto in Coppa del Mondo nella mista a Solitude (USA). In un evento nuovo, dove anche la gestione del format pesa quanto la condizione, partire con fondamenta solide è un vantaggio competitivo.

L’analisi “macro” del medagliere racconta ciò che vediamo da tre edizioni: Norvegia come “default” della vittoria, grazie a un sistema che massimizza sci di fondo, biathlon, combinata e una cultura del risultato spalmata su più discipline. A Pechino 2022 i norvegesi hanno chiuso con 16 ori e 37 medaglie totali; oggi i bookmaker li collocano ancora in cima alle quote sia per maggior numero di ori (1,62–1,65) sia per totale medaglie nelle principali lavagne. Il resto del podio virtuale è un derby tra USA e Germania, con Canada outsider e una pattuglia di europee — Svizzera, Olanda, Svezia, Francia — pronte a drenare medaglie nei propri “mestieri”.

Per l’Italia, l’ambizione di incidere sul segmento ori passa dalla capacità di “accendere” i comparti forti nello stesso momento: short track, curling doppio misto, slittino, biathlon e una finestra nell’alpino. È qui che il fattore pubblico, l’acclimatazione alle piste e la familiarità agli impianti possono far scattare la scintilla.