al villaggio olimpico
“Il mistero del secondo lavandino" e la giornalista americana: «Qualcuno sa come si usa il bidet?»
Tra video virali e curiosità interculturali, il “caso bidet” conquista il Villaggio Olimpico: una reporter USA chiede aiuto su Instagram e scatena commenti, spiegazioni e qualche malinteso esilarante
Apri la porta del bagno, accendi la luce e—tra il wc e il lavabo—spunta un oggetto basso, candido, con rubinetti cromati. In Italia è routine, altrove è un enigma. A Milano-Cortina 2026, nel cuore del Villaggio Olimpico, la “vera” star dei video-room tour non sono i gadget tecnologici o i letti “anti fake news”, ma il più domestico dei simboli nazionali: il bidet.
La reporter americana Alicia Lewis, anchor dell’emittente di Minneapolis KARE 11, lo inquadra sul suo profilo Instagram e, con ironica sincerità, chiede: “C’è un esperto di bidet? Come funziona?”. In poche ore il post diventa virale, tra spiegazioni pazienti, emoji divertite e qualche fraintendimento (“È un orinatoio?”, “Serve a riempire una tazza?”). Scene di ordinaria interculturalità olimpica, ma anche uno spaccato su come oggetti quotidiani possano accendere conversazioni globali.
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Non è solo aneddoto. Tra i dettagli che raccontano la specificità di Milano, i bagni del Villaggio ospitano “la dotazione completa alla italiana”: doccia, wc, lavabo e—appunto—bidet. Più testate internazionali, durante i tour per la stampa, lo hanno evidenziato come “tocco distintivo” delle stanze, notando che gli atleti non italiani spesso lo guardano perplessi prima di chiedere: “E adesso?”. L’Associated Press e il Washington Post descrivono camere funzionali, mense operative h24, spazi comuni per relax e gioco—e bagni con il “complemento” che in Italia è la normalità. Perfino la britannica Independent lo cita come elemento che colpisce chi arriva da Paesi dove il bidet non è di uso comune.
Nel nostro Paese l’obbligo del bidet nel bagno principale ha radici normative: il D.M. Sanità 5 luglio 1975 elenca tra i componenti indispensabili dei servizi igienici anche il bidet, requisito che i Regolamenti edilizi locali declinano poi in modo puntuale. Tradotto: nelle nuove costruzioni (o nelle ristrutturazioni integrali) la dotazione “classica” include il bidet, ecco perché è praticamente onnipresente in hotel e residenze. Il dato si riflette nel Villaggio Olimpico meneghino, concepito per diventare housing studentesco nel post-Giochi; dunque bagni a prova di normativa italiana.
La reazione “spaesata” degli ospiti d’oltreoceano non nasce dal nulla: negli Stati Uniti il bidet tradizionale è rimasto a lungo una rarità, fra cliché e pregiudizi datati. Ma le cose stanno cambiando. Sondaggi di mercato mostrano che fino a 8 americani su 10 non possedevano un bidet e circa 7 su 10 non l’avevano mai usato; eppure la curiosità è in crescita, sospinta anche dal 2020 delle “scorte” e della scarsità di carta igienica. Oggi, tra accessori economici da montare in pochi minuti e sedili high-tech di ispirazione giapponese, il mercato USA viaggia su ritmi più vivaci, soprattutto tra Gen Z e millennial.
A Milano il bidet finisce in video insieme ai banner a quattro piani di Team USA, al panda di Team China, ai frigoriferi in camera e alle prese USB in più. I contenuti backstage degli atleti mostrano una routine semplice e una mensa ampia (pasta e pizza vanno forte, ma l’offerta è internazionale). Dentro le stanze, spiegano le cronache, tutto è essenziale e funzionale—e sì, in bagno non manca il “pezzo forte” che all’estero stupisce. In parallelo, a Cortina i bagni delle mobile home sono compatti ma riscaldati, con soluzioni adatte anche alla Paralimpiade di marzo 2026.