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IL PERSONAGGIO

“SharkNaki” e il diritto di volare: ritratto di Lara Naki Gutmann alla vigilia di Milano‑Cortina 2026

Una giovane italiana sola contro l’Europa: tra una pinna di squalo e la toga di Lidia Poët

06 Febbraio 2026, 15:13

“SharkNaki” e il diritto di volare: ritratto di Lara Naki Gutmann alla vigilia di Milano‑Cortina 2026

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All’ultimo giro di pista della finale europea di Sheffield, la mano destra sale alla testa e diventa una pinna. È il segnale: la folla si accende, sul ghiaccio piovono peluche a forma di squalo. “SharkNaki” non è un vezzeggiativo social, è un manifesto artistico e agonistico. In quel gesto c’è la nuova ambizione del pattinaggio italiano: una ragazza di 23 anni che sfida le correnti, una coreografia che racconta di squali e di abissi, un corto che dà voce alla prima avvocata d’Italia, Lidia Poët. E soprattutto c’è un dato: il bronzo agli Europei di Sheffield il 16 gennaio 2026, la prima medaglia azzurra nel singolo femminile dopo Carolina Kostner. Un traguardo che precede l’appuntamento più impegnativo: l’Olimpiade di Milano‑Cortina 2026, dove la nazionale italiana ha ufficializzato lei, Lara Naki Gutmann, come unica titolare nel singolo femminile.

Un profilo che non somiglia a nessun altro

Nata a Trento il 6 novembre 2002, cresciuta nel vivaio del Circolo Pattinatori Artistici Trento e oggi atleta del Gruppo Sportivo Fiamme Oro, Lara Naki Gutmann è arrivata a Milano‑Cortina con una progressione paziente: quattro titoli italiani (2021‑2022‑2023‑2026), la prima vittoria internazionale già da junior e una serie di podi nei Challenger Series. Il salto di qualità passa per due tappe simboliche: il bronzo al Finlandia Trophy 2024 e soprattutto la stagione 2025‑26, che l’ha vista competitiva nel Grand Prix e in pieno controllo nelle gare chiave. A certificare la crescita ci sono i numeri: personal best complessivo a 204,29 punti ottenuto a Skate America 2025 (4ª), con uno short da 69,69 e un free da 134,60 in mezzo a una startlist di livello mondiale.

Dietro la sua pattinata c’è una grammatica tecnica in evoluzione: combinazioni triple solide, spin livellati e una qualità di edges che allenatori e giudici iniziano a premiare con GOE e componenti in crescita. Ma il progetto “Gutmann” non si spiega solo con i salti: è un equilibrio fra idea, costume, musica, narrazione e prestazione atletica. Lo ha raccontato un ritratto accurato di Vogue Italia — dove è nata l’immagine della “pinna”, dell’empowerment femminile e dei look pensati con cura artigianale — e lo confermano i feedback raccolti nelle arene internazionali.

Sheffield, il giorno che cambia il lessico dell’azzurro

Il 16 gennaio 2026, all’Utilita Arena di Sheffield, l’azzurra chiude 4ª sia nello short (63,75) sia nel libero (123,12), ma la somma vale 186,87 e soprattutto vale il bronzo. Davanti a lei l’estone Niina Petrokina (216,14) bissa l’oro europeo, con la belga Loena Hendrickx argento a 191,26. La fotografia più importante è un’altra: un’italiana torna sul podio europeo a otto anni dall’ultima volta, quando Carolina Kostner chiuse 3ª a Mosca 2018. Lo ricorda la nota ufficiale del CONI e lo celebra anche la comunicazione dell’ISU, che sottolinea l’impatto emotivo del suo “Jaws program”: pubblico in piedi e una pioggia di squali di peluche. Per l’Italia, in più, quello di Sheffield è un risultato di squadra con tre azzurre nelle prime otto, un inedito storico.

Lidia Poët in pista: un corto che parla di diritti e di sguardi

Il programma corto della stagione olimpica è un racconto civile. Musica di Massimiliano Mechelli, tratta dalla colonna sonora della serie “La legge di Lidia Poët” (pubblicata nell’ottobre 2024), coreografia firmata da Lori Nichol. Il concept: restituire la tenacia della prima donna iscritta all’Ordine degli Avvocati in Italia nel 1883, radiata due mesi dopo perché donna, e poi riabilitata nel 1920. Sulla pista l’idea diventa gesto: nelle mani ci sono cenni alla giustizia, nel make‑up un puntino vicino all’occhio come omaggio all’interpretazione di Matilda De Angelis nella serie, nel costume una rete sottilissima da 25 grammi che allude al controllo sociale dell’Ottocento e alla libertà che filtra comunque, disegnata dalla costumista Marika Poli. È uno short che spiega chi sia la Gutmann: unire forza, bravura e femminilità senza didascalismi, affidando alla musica il ritmo della rivalsa.

Lo squalo e l’ignoto: un libero cinematografico che conquista il pubblico

Il free skate è un viaggio nell’immaginario marino. Colonna sonora che intreccia il tema di Jaws di John Williams, Time di Hans Zimmer e tracce dal taglio più epico, con la firma coreografica di Stéphane Lambiel e il lavoro tecnico del coach Gabriele Minchio. L’idea non è “predatore contro preda” ma un’astrazione: correnti, profondità, luce che filtra. Da qui il gesto‑pinna, il crescendo finale, la sensazione di muoversi dentro un oceano che si apre e poi richiude. Il costume dialoga con l’idea: dal blu profondo all’azzurro di superficie, con sfumature grigie che evocano branchie o morsi e cristalli disposti come coralli e scie. È il pezzo che a Sheffield ha “invaso” il ghiaccio di squali di peluche e acceso il soprannome di “SharkNaki”.

Unica azzurra nel singolo femminile a Milano‑Cortina: cosa significa davvero

La scelta della Federazione e del CONI di portare una sola atleta nel singolo femminile affida a Gutmann una responsabilità doppia. Da un lato, la visibilità emotiva dell’Olimpiade di casa; dall’altro, il compito tecnico di non sprecare un posto conquistato nel quadro dei criteri ISU. Nei documenti ufficiali il suo nome compare accanto a quello di Matteo Rizzo e Daniel Grassl (singolo maschile), delle coppie Sara Conti/ Niccolò Macii e Rebecca Ghilardi/Filippo Ambrosini, e dei danzatori Charlène Guignard/Marco Fabbri. Il singolo femminile azzurro, dunque, fa perno su una sola carta: un profilo in crescita che ha saputo portarsi a casa una medaglia europea a poche settimane dai Giochi.

Dietro le quinte: il laboratorio dei costumi e la narrazione visiva

La collaborazione con Marika Poli (ex atleta, allenatrice, giudice e commentatrice Eurosport) è uno degli asset meno visibili ma più determinanti del “progetto Gutmann”. Per lo short dedicato a Lidia Poët, la designer ha scelto una retina nera da 25 grammi per “dire” costrizione e trasparenza insieme, con pizzi floreali e un richiamo cromatico al corallo geranio del programma precedente. Per il libero, una tavolozza che risale dagli abissi: gonna scura, corpetto che si schiarisce, “ferite” grigie a evocare denti o branchie. Una narrazione che si fa costume, senza mai diventare maschera.

Il team: tecnica italiana, impronta svizzera, visione internazionale

La base resta Trento, la “bolla” in cui Gabriele Minchio struttura gli allenamenti e cura la costruzione tecnica. Ma c’è un’andata e ritorno periodica verso la Svizzera per lavorare con Stéphane Lambiel, due volte campione del mondo e oggi tra i coreografi più richiesti. La filiera produttiva del programma è internazionale: Lori Nichol per lo short, Lambiel per il free, arrangiamenti musicali curati e un dialogo aperto via social con Massimiliano Mechelli, autore della soundtrack di Lidia Poët. È una rete che ha dato frutti visibili: programmi riconoscibili, identità stilistica, drammaturgia scenica coerente con la pattinata.

L’onda lunga sul movimento: il valore simbolico del bronzo

Il podio di Sheffield non è solo personale. Nella stessa gara, Sarina Joos è 6ª con 180,84 e Anna Pezzetta 8ª con 177,14: tre italiane nelle prime otto, mai accaduto prima. È un segnale che riguarda il lavoro dei club, la crescita delle componenti coreografiche, l’effetto‑traino delle coppie e della danza (Conti‑Macii, Ghilardi‑Ambrosini, Guignard‑Fabbri) che negli ultimi anni hanno dato continuità di risultati. Nel bilancio di un’Olimpiade di casa, significa poter costruire eredità: più bambine che iniziano, più tecnici che osano, più club che investono. E la faccia pubblica di questa spinta, oggi, è quella di Gutmann con la pinna sfrontata e l’abito‑toga.