Olimpiadi
La regina del freeski Eileen Gu si rialza dopo una caduta e si prende il pass per la finale di lunedì
Sul primo rail del Livigno Snow Park, alla primissima curva della sua Run 1, Eileen Gu scivola via in un attimo. Nessun boato, solo un respiro trattenuto che percorre la conca del Mottolino come un’onda. Il tabellone inchioda un 1,26 che sa di sentenza e l’aria si fa densa, perché nelle qualificazioni olimpiche di uno slopestyle così tecnico e “vivo”, due prove sono poco spazio per i ripensamenti. E invece, alla seconda discesa, la 22enne stella sino-statunitense accende il “reset”: pulizia sui rail, linee coerenti sui tre salti, ampiezza e controllo. Il verdetto: 75,30, abbastanza per issarsi nelle prime posizioni e blindare la finale di lunedì 9 febbraio, ore 12:30, quando a Livigno tornerà il duello più atteso del freestyle contemporaneo. In cima alla lista delle qualificate, con un autoritratto di superiorità tecnica, c’è infatti Mathilde Gremaud: doppio timbro da 79,15 e 76,68, due run “senza sbavature” che sembrano cucite su misura per la neve e la luce di questa prima giornata olimpica.
Il copione che ritorna: Gu vs Gremaud, quattro anni dopo
Nel 2022 a Pechino la svizzera Gremaud tolse a Gu il sogno della “tripletta d’oro” nello slopestyle per appena 0,33 punti. Oggi, a Milano-Cortina 2026, la narrativa si rimette in moto nello stesso punto della curva: la cinese con un grande “secondo tempo” per rientrare in partita, la campionessa olimpica a dettare ritmo e confini del possibile. Non è nostalgia: è il DNA competitivo di una sfida che esalta il gesto tecnico e il sangue freddo.
I numeri chiave della qualifica
Caduta iniziale di Eileen Gu sulla prima rail: punteggio 1,26 in Run 1; riscatto in Run 2 con 75,30 e accesso tra le prime 12.
Mathilde Gremaud chiude la sessione come leader con i due migliori score di giornata: 79,15 e 76,68.
Le migliori 12 passano alla finale di lunedì 9 febbraio 2026 alle 12:30 (ora italiana).
Un campo gara che “chiede verità”
Il tracciato del Livigno Snow Park si sviluppa su circa 680 metri: una sezione d’apertura composta da tre rail/jib che obbliga a precisione chirurgica sulle pressioni, poi tre kicker in rapida successione dove modulare ampiezza, rotazioni e grab con la bussola dell’equilibrio. Le condizioni di metà giornata premiano chi sa “spendere” bene la velocità in uscita dai rail per non arrivare corto sui salti. Non è un caso che la prima manche di Gu vada a monte proprio sul primissimo elemento: errori qui si pagano doppi, perché sporcano il metro dei giudici e tolgono margine di manovra sul prosieguo. Nella sua Run 2, la cinese cambia registro: approccio più lineare sulla prima sezione, scelta di trick coerente ai criteri di valutazione — varietà, difficoltà, esecuzione, uso del corso e stile — e un flusso senza incertezze fino al traguardo.
Chi c’è, chi manca, chi sorprende
La regina in carica Mathilde Gremaud lancia un segnale muscolare: 79,15 come “linea rossa” per tutte, secondo giro ancora sopra i 76. È la firma di chi sa come si vince ai Giochi e conserva benzina mentale per il giorno delle medaglie.
Dietro alle due “pesi massimi”, impressionano solidità e costanza di Kirsty Muir, che piazza un doppio giro sopra i 64; fa rumore la crescita di Avery Krumme (USA) e la profondità della squadra cinese, con Han Linshan e Liu Mengting in scia delle compagne.
Dalla pancia della classifica emergono nomi pronti a sporcare i pronostici: Megan Oldham (CAN), Marin Hamill (USA), Anni Kärävä (FIN), Ruby Star Andrews (NZL), Naomi Urness (CAN) e l’azzurra Maria Gasslitter, volti di una finale a 12 che promette incroci di stili e scuole tecniche differenti.
Nota a margine, ma non marginale per i colori francesi: l’unica rappresentante transalpina in gara, Kim Dumont Zanella, non supera il taglio, restituendo la misura di una Francia orfana per scelta medica della sua fuoriclasse Tess Ledeux — fuori dai Giochi 2026 per i postumi di una commozione cerebrale e un recupero prudente impostato a inizio gennaio 2026.
Il perché del 75,30: dentro la run di Gu
Senza entrare nell’anatomia completa dei trick — le giurie si muovono su griglie di valutazione non sempre immediatamente decifrabili dall’esterno — alcuni elementi pesano:
Una prima sezione rail “ripulita”, con ingressi e uscite più netti, bordi tenuti e slide coerenti alla velocità del set.
Sequenza sui tre kicker con variazione di assi (rotazioni orizzontali e verticali) e grab visibili, mantenendo ampiezza e atterraggi “in linea”, senza scrub né drift marcati.
Una gestione dell’energia che mostra quella consistenza competitiva che, nei momenti-limite, separa le favorite dal resto del plotone.
La somma fa 75,30: non è un punteggio blindato in chiave oro, ma è il tipo di voto che, in finale, può valere come “base d’asta” robusta per costruire un giro decisivo.
Gremaud, la qualità del vantaggio
Nel format olimpico attuale, la chiave non è solo “fare il giro più difficile”, ma mettere in pedana — e ripetere — un run “alto” con margine di gestione. Gremaud ha mostrato esattamente questo: due run sopra 76, un segnale che pesa sul piano psicologico quanto su quello dei numeri. Per la svizzera, già oro a Pechino nello slopestyle, l’obiettivo è chiaro: alzare appena la soglia della difficoltà nella finale, conservando la stessa pulizia. È la via maestra per tenere a distanza l’esplosività di Gu quando decide di accendere la miccia.
Lunedì 9 febbraio, ore 12:30: cosa aspettarsi dalla finale
Orario di partenza previsto: 12:30 (CET), con chiusura intorno alle 14:10. Per il pubblico USA, la finestra live si colloca tra le 6:30 e le 8:10 ET.
Format: 12 atlete, più run in sequenza con miglior punteggio valido, come da consuetudine di specialità.
Variabili chiave: la prima sezione rail ha già “selezionato” la qualifica; chi saprà capitalizzare qui, potrà giocarsi il podio con margini più ampi sui salti; la gestione della velocità tra secondo e terzo kicker, dove i distacchi in ampiezza diventano differenze in stile e punteggio;la scommessa sulla progressione: rischiare un trick nuovo in finale o alzare la qualità di esecuzione di quanto già mostrato?
Una cosa sullo slopestyle appare chiara, e cioè che si gioca sui dettagli che non fanno rumore. Come il silenzio del primo rail di Eileen Gu. E come il sibilo breve, netto, di un atterraggio perfetto quando la tavola — pardon, gli sci — mordono la neve nel punto esatto. Lunedì, alle 12:30, sapremo quali dettagli trasformeranno il rumore in oro.