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Arriva il primo oro azzurro: Francesca Lollobrigida trionfa nel pattinaggio di velocità
Exploit dell'azzurra nei 3 mila metri: un successo storico oltre ogni pronostico
Quando Francesca Lollobrigida esce dall’ultima curva, spinta da un rettilineo che sembra infinito, il tabellone lampeggia un numero che non lascia spazio ai dubbi: 3:54.28. È il nuovo record olimpico, è l’oro più atteso e più difficile, è la prima medaglia d’oro dell’Italia a Milano Cortina 2026, nel giorno in cui Francesca compie 35 anni. La platea del Milano Speed Skating Stadium esplode; qualche secondo dopo, i cronometri confermano: dietro di lei la norvegese Ragne Wiklund (3:56.54) e la canadese Valérie Maltais (3:56.93). L’azzurra, già argento a Pechino 2022 su questa distanza e bronzo nella mass start, ha appena firmato una pagina che mancava nello sport italiano: il primo oro femminile nei 3000 m olimpici di pattinaggio di velocità.

Francesca, alla sua quarta Olimpiade, sceglie un avvio coraggioso ma senza strappi eccessivi, imposta il ritmo su intertempi costanti e, soprattutto, non si lascia condizionare dal rumore di fondo: le rivali di punta arrivano dopo di lei in pista, ma il suo cronometro è l’unico avversario ammesso. Nelle fasi centrali lima qualche centesimo, asseconda la linea ideale nelle curve, tiene il baricentro basso e “galleggia” con la gamba esterna: una firma tecnica che la distingue. All’ultimo giro, quando la fatica tende trappole, la progressione non s’increspa. Anzi: l’ultima curva è il tratto in cui l’azzurra allunga e spegne le speranze delle avversarie.
È la prima medaglia d’oro italiana a Milano Cortina 2026. Un segnale al medagliere, ma anche al movimento: il pattinaggio azzurro su pista lunga, spesso all’ombra dei giganti olandesi e scandinavi, si prende la ribalta nella venue di casa. È la prima volta che un’italiana conquista l’oro olimpico nei 3000 m di pattinaggio di velocità. Un passaggio di testimone ideale, vent’anni dopo i fasti maschili di Enrico Fabris a Torino 2006. Il crono di 3:54.28 migliora lo standard dei Giochi e fotografa una tendenza: l’anello di 400 metri di Rho Fiera è “veloce”, grazie a un microclima controllato e a un ghiaccio duro e pulito, capace di esaltare chi sa scorrere.
Negli ultimi due anni la traiettoria di Lollobrigida è stata un crescendo: il titolo mondiale sui 5000 m conquistato a Hamar nel 2025 ha certificato la sua maturità anche sulle distanze lunghe, con un finale feroce che le ha permesso di battere proprio Ragne Wiklund. La vittoria a Milwaukee in Coppa del Mondo (stagione 2024/2025) con 3:54.73, a tre decimi dal record italiano nei 3000 m, ha mostrato che l’azzurra possedeva già margine per muoversi nell’orbita dei tempi “da medaglia pesante”. La stagione preolimpica ha visto Wiklund dominare spesso le classifiche di lungo corso e Joy Beune – campionessa mondiale 2025 sui 3000 – in costante evidenza: un contesto che alzava l’asticella e dava valore extra alla prestazione odierna.
Nata a Frascati il 7 febbraio 1991, Francesca Lollobrigida è tesserata per l’Aeronautica Militare e arriva dal pattinaggio a rotelle, dove ha vinto titoli mondiali a ripetizione prima di trasferire talento e mentalità sulla pista lunga. Tre Giochi alle spalle (Sochi 2014, PyeongChang 2018, Pechino 2022) con due medaglie – argento nei 3000 e bronzo nella mass start – che avevano già rotto il soffitto di cristallo del movimento femminile italiano. Il passaggio decisivo è però recente: l’oro mondiale sui 5000 m a Hamar (15 marzo 2025) ha certificato un upgrade fisiologico e mentale.
Per Lollobrigida, il calendario offrirà altre occasioni per lasciare il segno, dalla mass start (la specialità che le ha dato il bronzo a Pechino 2022) alle prove di squadra. Per l’Italia, l’oro numero uno a Milano Cortina 2026 è una spinta iniziale su cui innestare la rincorsa a un medagliere di sostanza. Il contesto, per una volta, è favorevole: venue di casa, pubblico competente, staff collaudati. Ma soprattutto, c’è una campionessa che ha imparato a governare il tempo: quello del cronometro e quello di una carriera che, proprio quando sembrava aver già detto tutto, ha trovato il suo picco più alto.