OLIMPIADIMINVERNALI
Goggia eterna a Cortina: bronzo olimpico e tre Giochi di fila sul podio della discesa
Il casco con il profilo di Bergamo Alta taglia il traguardo e si accende una medaglia dal peso storico
La scena è destinata a restare. Le pale dell’elicottero che tracciano un’ombra sull’Olympia delle Tofane, il pubblico che trattiene il fiato, la gara interrotta e poi, finalmente, la luce verde al cancelletto. Due pettorali dopo la caduta di Lindsey Vonn, tocca a Sofia Goggia ricucire il filo emotivo di una discesa che sembra un romanzo. Cento secondi scarsi più tardi – per la precisione poco più di un minuto e trentasei – la fuoriclasse delle Fiamme Gialle artiglia un bronzo che vale molto più di un terzo posto: è la terza medaglia olimpica consecutiva nella stessa specialità, la discesa libera, dopo l’oro di PyeongChang 2018 e l’argento di Pechino 2022. Nessuna italiana, nello sci alpino e in generale tra le donne degli sport invernali, c’era mai riuscita. Un primato che, in casa azzurra, regge il confronto con monumenti come Alberto Tomba e Deborah Compagnoni per longevità e densità di risultati, e che si colloca – per chiarezza storica – accanto ma su un binario diverso rispetto al record assoluto (maschile) di Armin Zöggeler nello slittino.
La gara: una discesa a strappi, il podio in tre decimi e l’errore sullo Schuss
La cronaca nuda dice che l’oro va all’americana Breezy Johnson in 1’36”10, l’argento alla tedesca Emma Aicher a +0”04, il bronzo a Sofia Goggia a +0”56. Bastano quei numeri per capire quanto sia stata sottile la linea fra trionfo e rimpianto. La prova è stata spezzata da più interruzioni – su tutte la caduta di Vonn, evacuata in elicottero – e ha richiesto nervi d’acciaio. Goggia, al traguardo, confessa un errore sullo Schuss delle Tofane: dettaglio tecnico che pesa, in un tracciato che non perdona. Dietro, l’Italia mette in classifica anche Laura Pirovano sesta, Federica Brignone decima, Nicol Delago undicesima. Una fotografia di profondità del movimento, in una giornata agitata dalle emozioni.
Se i tempi forniscono la misura della gara, l’atmosfera racconta il resto: un pubblico di casa che alterna il silenzio alla standing ovation, maxi‑schermi che passano dal pathos all’applauso, autorità dello sport presenti in tribuna. Cortina, con la sua eleganza severa, regala ancora una volta scenari capaci di amplificare tutto.
Il significato storico: un “trittico” che fa scuola
Il bronzo di oggi completa il “trittico” olimpico di Goggia nella stessa disciplina: oro 2018, argento 2022, bronzo 2026. È un risultato che va oltre la statistica. Nella storia azzurra dello sci alpino, soltanto pochissimi campioni hanno messo in fila podi olimpici su tre edizioni; ma nessuna italiana lo aveva fatto nella stessa specialità e per tre Olimpiadi consecutive. Per il grande pubblico, la precisazione non è pignoleria: stabilisce il valore di una continuità ad altissima quota, rarissima nelle prove di velocità, dove margini e imprevisti sono parte integrante del mestiere.
Per mettere la pietra miliare al posto giusto, serve ricordare il panorama complessivo: nel pantheon invernale italiano spicca il caso straordinario di Armin Zöggeler, capace di medagliare in singolo nello slittino in sei edizioni consecutive dei Giochi. Il confronto, però, non ridimensiona ma illumina la specificità del percorso di Goggia: una specialista della velocità, nello sci alpino femminile, capace di restare sul podio olimpico per tre cicli, attraversando infortuni e rivoluzioni tecniche. Uno standard altissimo che parla di resilienza, talento e gestione agonistica.
Il ritorno dopo il 5 febbraio 2024: la frattura, l’operazione, la placca e sette viti
Per capire davvero perché questa medaglia pesi così tanto, basta tornare a una data: 5 febbraio 2024. Durante un allenamento in Valle Camonica (Ponte di Legno/Temù), Sofia Goggia cade in un gigante di preparazione e subisce la frattura della tibia e del malleolo tibiale della gamba destra. In giornata viene trasportata a Milano e operata: riduzione della frattura articolare pluriframmentaria del pilone tibiale destro, con applicazione di una placca e sette viti, e una prognosi di almeno 40 giorni prima di poter avviare la fase più attiva della riabilitazione. All’uscita dall’intervento, il messaggio che resta è un manifesto: “Anche questa volta saprò rialzarmi”.
La letteratura ortopedica applicata allo sport, nelle ore successive, ipotizza tempi di recupero di 3‑4 mesi per tornare a “rimettere gli sci ai piedi”, con variabili legate a consolidamento osseo, carico progressivo e risposta neuromuscolare. Ma nella pratica agonistica il rientro completo, con intensità da gara, richiede spesso molto di più, tra lavoro propriocettivo, forza specifica e “rieducazione” mentale alla velocità. Il percorso di Goggia fra primavera ed estate 2024 è segnato da prudenza e obiettivi intermedi; e la stagione successiva, tra fine 2024 e inizio 2025, fornisce i primi segnali concreti: piazzamenti, poi vittorie di Coppa del mondo, quindi la conferma che l’azzurra è di nuovo in grado di esprimersi ai suoi picchi.
Cortina, amore corrisposto: quattro vittorie di Coppa e un feeling speciale
Non è un caso se la cartolina di questo bronzo arrivi da Cortina d’Ampezzo. Sull’Olympia delle Tofane, Goggia ha costruito negli anni un rapporto tecnico ed emotivo fuori dal comune: più successi in Coppa del Mondo (quattro vittorie in discesa), linee e riferimenti che conosce come pochi, la capacità di “sentire” il terreno nelle sezioni‑chiave. Nel gennaio 2025, ad esempio, la gara “prova generale” a Cortina la vede dominatrice netta: un segnale lanciato a tutte prima dell’appuntamento olimpico. “Per noi italiani è sempre un posto speciale, oggi avevo il cuore in gola al cancelletto”, dirà. Parole che oggi, con una medaglia al collo, suonano come una promessa mantenuta.
PyeongChang 2018 e Pechino 2022: le due radici del bronzo odierno
Il bronzo di oggi è figlio di due tappe madri. A PyeongChang 2018, Goggia conquista l’oro in discesa: la prima olimpica italiana a riuscirci, imponendo un modo di interpretare la velocità insieme istintivo e chirurgico. A Pechino 2022, la medaglia d’argento arriva dopo un rientro‑lampo da infortunio: una corsa contro il tempo che la restituisce al cancelletto in 23 giorni. In entrambi i casi, il podio non è solo il prodotto di una gestione impeccabile del rischio, ma anche di una capacità quasi unica di rimodulare tecnica e mente in funzione del contesto. Oggi, a Cortina 2026, quel patrimonio di esperienza è diventato argine nei momenti più difficili della gara.
La giornata nera di Lindsey Vonn e la tenuta mentale di Goggia
Il racconto di questa discesa non può eludere il tema più duro: la caduta di Lindsey Vonn dopo pochi secondi di gara, con l’evacuazione in elicottero e la gara sospesa. Le immagini, gli istanti di silenzio, l’apprensione collettiva sono il lato crudo della velocità. In quel frangente, chi è pronto al cancelletto deve “spegnere” l’emozione e riaccendere la lucidità: un reset mentale che Goggia ha affrontato e superato, come sottolinea anche Laura Pirovano, convinta che l’azzurra sia comunque riuscita a restare nel proprio fuoco competitivo. La gara è poi stata interrotta ancora per un altro incidente (Andorra, Cande Moreno), a conferma di una discesa nervosa e non lineare.
Johnson, Aicher, Goggia: il podio che racconta la velocità oggi
Il titolo di Breezy Johnson – primo oro olimpico della sua carriera – è anche il primo squillo del Team USA ai Giochi: un sigillo tecnico di grande qualità, costruito su solidità nei tratti di scorrimento e precisione nei passaggi più tecnici. Emma Aicher, +0”04 appena, conferma la crescita del settore tedesco nella velocità, mentre Goggia completa un podio di eccellenza, scorciato da errori che rendono il bronzo insieme prezioso e, inevitabilmente, un po’ amaro. Come tutte le grandi campionesse, Sofia al traguardo non fa sconti a se stessa: “Ho sbagliato sullo Schuss delle Tofane… ma sono tre Olimpiadi, tre medaglie nella stessa disciplina”. La misura del suo standard sta tutta lì.
L’eco azzurra: Pirovano, Brignone, Delago e l’Italia che c’è
La prova complessiva della squadra femminile italiana merita una sottolineatura. Pirovano è nella top‑6 a meno di un secondo dalla vetta, Brignone è decima, Delago undicesima: tre piazzamenti che danno profondità a un settore che negli ultimi anni ha saputo rinnovarsi, attingendo da bacini tecnici diversi e valorizzando il lavoro congiunto della FISI e dei gruppi sportivi militari. Per Brignone, la più vincente azzurra di sempre in Coppa del Mondo, il piazzamento olimpico arriva dentro una carriera che ha già collezionato numeri‑record; per Pirovano è un’altra tappa di avvicinamento stabile all’élite.
Milano‑Cortina, il contesto: medaglieri, simboli e una prima volta storica sul ghiaccio
Nelle stesse ore del bronzo di Goggia, l’Italia festeggia anche il bronzo di Lucia Dalmasso nel gigante
parallelo femminile di snowboard. nella seconda giornata arrivano ulteriori metalli per il movimento azzurro, a conferma di un avvio brillante per il Comitato Organizzatore Milano Cortina 2026 e per il sistema sportivo tricolore.