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Milano-Cortina senza voce: perché Petrecca è stato "silurato" e non condurrà la cerimonia di chiusura
Dal gelo delle piste al calore di Viale Mazzini: perché il direttore di RaiSport è rimasto lontano da Cortina e perché ora tutto si decide a Roma
Manca a Cortina Paolo Petrecca, il direttore della testata sportiva RAI. Atteso per “dare un segnale” dopo l’esordio tra le polemiche, non si presenta. La trasferta è rinviata per “ordini superiori”. Ed è lì che, in Viale Mazzini, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi lo convoca per un faccia a faccia destinato a decidere non solo il suo perimetro operativo, ma anche l’assetto e la credibilità del racconto olimpico del servizio pubblico.
La miccia come si sa si è accesa la sera della cerimonia d’apertura, venerdì 6 febbraio 2026. Alla conduzione su Rai 1 si è presentato proprio Paolo Petrecca, affiancato dallo scrittore Fabio Genovesi e dalla leggenda dello sci di fondo Stefania Belmondo. Il commento, costellato da errori e scivoloni (dallo “stadio Olimpico” a San Siro, al mancato riconoscimento di atleti e performer), ha immediatamente sollevato una marea di critiche, dai social alla politica, fino alla Usigrai.
Nel dettaglio: Matilda De Angelis è stata scambiata per Mariah Carey (ma poi è stata chiama Matilde), la presidente del Cio Kirsty Coventry per la figlia del Capo dello Stato, e più di un tedoforo è rimasto senza nome. Persino esponenti del volley come Simone Giannelli hanno ironizzato sull’imbarazzo in diretta. Il caso ha valicato i confini nazionali finendo anche sulla stampa estera.
La Usigrai ha parlato apertamente di “figuraccia Rai”, chiedendo che “i vertici si assumano la responsabilità”. Quando la Rai ha rifiutato di mandare in onda un comunicato sindacale sul tema, l’Associazione Stampa Romana ha denunciato un “gravissimo stop”, evocando la violazione del contratto collettivo. È in questo clima che il dossier “Petrecca” si è spostato dalle piste venete alle stanze dell’AD.
Secondo ricostruzioni convergenti - e raccontate da Repubblica -, dopo la notte delle polemiche si è deciso di “raffreddare” l’esposizione del direttore: niente trasferte di rappresentanza e, soprattutto, nessun bis alla cerimonia di chiusura. Un indirizzo che trova riscontro nell’indiscrezione più pesante: l’incontro tra Giampaolo Rossi e Paolo Petrecca per valutare lo scenario e, se necessario, ridisegnare la conduzione degli eventi protocol-cerimoniali dei Giochi.
Nelle stesse ore, la versione più aggiornata racconta di un “alt” alle sue prossime conduzioni, fino a escluderne la voce per il gran finale olimpico.
Al netto delle polemiche, la Rai ha messo in campo una macchina editoriale imponente: Rai 2 si è trasformata nella “Rete Olimpica”, con un flusso di dirette e highlights che supera le 250 ore complessive; lo streaming gratuito su RaiPlay replica e integra con contenuti on demand; la radio – Rai Radio1 e RaiPlay Sound – scandisce “Tutta l’Olimpiade invernale minuto per minuto”. È un mosaico complesso che convive con la copertura a pagamento di Warner Bros. Discovery (Eurosport, HBO Max e piattaforme affiliate), licenziataria dei diritti per l’Europa e capace di offrire oltre 1.000 ore di programmazione integrale.
Per capire perché le ultime ore pesano così tanto, bisogna guardare alla traiettoria professionale di Paolo Petrecca. Giornalista di lungo corso tra Tg2 e RaiNews24, nel novembre 2021 diventa direttore della testata all news. Il passaggio successivo, decisivo, arriva nel marzo 2025: la nomina a direttore della Direzione Sport e della Testata Rai Sport. Una promozione non indolore, preceduta da più voti di sfiducia interni, culminati in un clima di frizione strutturale con parti della redazione.
Dunque, Giampaolo Rossi – nominato amministratore delegato nell’ottobre 2024 – riceve Petrecca. L’interpretazione più accreditata è che non si andrà a provvedimenti disciplinari “a Giochi in corso”: più realistico un riassetto immediato delle conduzioni, con l’ipotesi di togliere al direttore il microfono della cerimonia di chiusura, lasciandogli invece la responsabilità editoriale del perimetro sportivo. Una soluzione di compromesso per salvare tempi, palinsesti e – soprattutto – squadre operative già dispiegate in più sedi olimpiche.
Sul tavolo c’è però anche la variabile industriale: la redazione sportiva “ribolle”, e non è un mistero che un clima teso possa impattare sulla continuità del racconto, fino a scenari di protesta. Per l’AD, la partita è politica e aziendale insieme: l’obiettivo è far atterrare i 17 giorni di Olimpiade senza perdere qualità, ascolti e reputazione, tenendo insieme squadre editoriali e sensibilità istituzionali.
Oltre alla Usigrai, sono arrivate prese di posizione dal mondo sportivo. La presidente di Vero Volley, Alessandra Marzari, ha chiesto “scuse formali” per il mancato riconoscimento in diretta di atlete come Anna Danesi e Carlotta Cambi; il campione Simone Giannelli ha scelto l’ironia; Ghali ha pubblicato un commento gelido sull’assenza dello “spirito olimpico” nel racconto della sua esibizione. Il caso ha assunto, dunque, i tratti di un incidente reputazionale con effetti a catena sulle community sportive e culturali.
Sul fronte media, gli editoriali hanno parlato di “catastrofe” o “disastro” di conduzione, elencando gaffe e approssimazioni, mentre molti utenti hanno documentato in tempo reale – clip alla mano – gli errori più vistosi. Il quadro, al netto delle enfasi, è coerente: la telecronaca inaugurale non ha rispettato gli standard attesi da un evento di questo peso, soprattutto in chiaro.
Nei corridoi della Rai la memoria è fresca: la scorsa stagione ha visto tensioni e voti di sfiducia verso Petrecca quando era a RaiNews24, poi la promozione allo Sport mal digerita da una parte della redazione. Il refrain “ho le spalle coperte”, riportato da ricostruzioni giornalistiche, è diventato quasi un simbolo di una fase in cui la catena di comando appare più politica che editoriale.