la polemica
“Figure strane” e simulazioni: a chi si riferisce davvero Gian Piero Gasperini?
Il tecnico giallorosso rilancia il grido d’allarme di De Rossi e punta il dito contro i club che hanno inserito ex arbitri negli staff. Ma chi sono, cosa fanno davvero e dove finisce la formazione e inizia la furbizia?
Alla vigilia di Roma-Cagliari Gian Piero Gasperini ha scelto la strada meno comoda: “Vedo squadre che hanno preso persone strane, provenienti dal mondo arbitrale, che insegnano ai giocatori come rimanere a terra, aspettare, simulare”.
A far detonare il dibattito è stato il rigore con cui il Napoli ha battuto il Genoa al 95’: contatto piede-piede di Cornet su Vergara, richiamo del VAR e penalty trasformato da Hojlund per il 2-3 finale. Nel dopo gara, De Rossi — oggi alla guida del Genoa — ha fotografato l’impasse: “Non sappiamo più cosa sia un chiaro errore, non so che sport sto allenando”. Parole riportate da diverse testate e agenzie, che raccontano un sentimento condiviso: le regole ci sono, ma la loro applicazione — specie sui contatti “soft”, i cosiddetti “step on foot” — appare ai tecnici sempre meno prevedibile e sempre più ostaggio dell’interpretazione video-centrica.
Su questo terreno già scivoloso, il giorno dopo Gasperini ha alzato l’asticella: “Noi allenatori dobbiamo farci sentire: il calcio non è "fregare" un rigore o un cartellino. E vedo persone, provenienti dal mondo arbitrale, entrate negli staff per insegnare certe cose”. Si tratta di un’accusa indiretta a un fenomeno reale: l’ingresso nei club di ex arbitri con compiti di formazione, mediazione regolamentare e rapporto con i direttori di gara: il Club Referee Manager.
Negli ultimi anni, la FIGC e l’AIA hanno strutturato corsi dedicati al “Dirigente addetto agli arbitri” — figura ponte tra club e classe arbitrale — con moduli su regolamento, protocollo VAR, gestione delle comunicazioni e prevenzione dei conflitti. Si tratta di percorsi ufficiali, nati nell’aprile 2022, con sessioni a Coverciano e al Centro VAR di Lissone; tra i docenti e gli ospiti compaiono i vertici dell’AIA e, in più occasioni, dirigenti dei principali club. Il titolo più “moderno” usato dalle società per incarichi affini è “Club Referee Manager”. La missione dichiarata? Educare tesserati e staff, aggiornare su interpretazioni e circolari, fare da filtro istituzionale nel pre e post-gara.
All’Inter il ruolo di “Dirigente addetto agli arbitri” è ricoperto da Giorgio Schenone, ex assistente arbitrale con trent’anni di esperienza federale (1990–2020). Il suo nome ricorre puntualmente negli appuntamenti formativi FIGC-AIA; lo stesso Giuseppe Marotta ha pubblicamente sottolineato il valore di questa figura, arrivando a collegare — con un nesso quantomeno ambizioso — il fatto che l’Inter fosse “la squadra con meno ammonizioni” in una passata stagione anche al lavoro di Schenone sul fronte educativo e disciplinare. L’Inter utilizza inoltre un Club Referee Manager anche per la sezione femminile.
La Juventus ha istituito formalmente nel 2022 la figura del “Club Referee Manager” affidandola a Luca Maggiani, ex assistente internazionale.
Il Parma Calcio ha nominato nel 2025 Lorenzo Manganelli “Club Referee Manager”: ex assistente internazionale, oltre 200 gare in Serie A e più di 100 a livello UEFA. Anche qui, il club ha descritto nero su bianco il perimetro operativo: addetto agli arbitri con la prima squadra, supporto formativo al vivaio e al femminile.
La Lazio ha ufficializzato nel luglio 2025 Riccardo Pinzani come “Club Referee Manager”. Pinzani ha partecipato agli incontri istituzionali a Formello con arbitri designati, a testimonianza di un canale di dialogo ormai codificato.
Anche la Roma ha sperimentato nel passato questa strada: nel gennaio 2022 l’ex arbitro Gianpaolo Calvarese fu ingaggiato come consulente per regolamenti e VAR, con lezioni a Trigoria per Prima Squadra, Primavera e femminile; un ruolo complementare all’operato di Vito Scala, storico dirigente addetto agli arbitri giallorosso. Negli anni successivi la gestione è cambiata e oggi a Trigoria la funzione di raccordo è affidata a profili non provenienti dal mondo arbitrale. Ma resta agli atti che anche il club di Gasperini ha, in passato, percorso questa via.
La dichiarazione di Gasperini è volutamente provocatoria: “insegnano a rimanere giù, a mettere le mani in faccia, a cercare il cartellino”. È una denuncia difficilmente verificabile sul piano probatorio. Gasperini anche in passato aveva invocato “una crociata contro le simulazioni”, riconoscendo però che sui contatti esistono gradazioni, ambiguità e un inevitabile margine interpretativo.