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la polemica

Il freeskier americano Hunter Hess: “Non tutto ciò che indosso mi rappresenta”, e Trump risponde rabbiosamente: "Sei un perdente": che succede nella squadra Usa?

Un commento sfumato diventa un uragano politico-mediatico: tra il post con gli insulti del presidente, le reazioni a catena e la domanda che resta sul tavolo: cosa significa davvero “rappresentare” un Paese ai Giochi?

09 Febbraio 2026, 13:22

“Non tutto ciò che indosso mi rappresenta”: il caso Hunter Hess, la miccia che ha incendiato l’Olimpiade

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Hunter Hess, viene da Bend, Oregon, e indossa la tuta a stelle e strisce. Poche ore prima, durante una conferenza stampa, ha detto una cosa semplice ma spiazzante: che per lui, in questo momento, rappresentare gli Stati Uniti provoca “emozioni contrastanti”; che indossare la bandiera non equivale a sostenere ogni decisione politica del proprio Paese; che lui sente di portare con sé soprattutto “gli amici, la famiglia, i valori buoni” che riconosce nell’America. Bastano quelle parole perché il gesto più antico dello sport — gareggiare per qualcuno — diventi il più attuale dei dibattiti. E perché un presidente, Donald Trump, trovi su Truth Social la formula che accende la miccia: “un vero perdente”.

Nel dettaglio, il passaggio di Hess — riportato da più testate, da AP a Axios, da CBS News a The Washington Post — suona così: “È un po’ difficile. C’è tanto che sta succedendo di cui non sono un grande fan. (…) Solo perché indosso la bandiera non vuol dire che rappresento tutto quello che sta accadendo negli USA. Io qui rappresento le persone che mi hanno cresciuto e sostenuto, le cose che considero buone dell’America”. Una riflessione che, per tono e contenuto, rientra in un linguaggio ormai familiare agli atleti del nuovo millennio — consapevoli, social, spesso politicamente alfabetizzati — ma che, pronunciata durante i Giochi di Milano-Cortina 2026 e in un contesto geopolitico arroventato, ha avuto l’effetto di un sasso nello stagno.

La risposta di Donald Trump è arrivata con la velocità e la durezza a cui il presidente ha abituato il dibattito sportivo quando s’intreccia con i simboli nazionali: “U.S. Olympic Skier, Hunter Hess, a real Loser… se è così, non avrebbe dovuto nemmeno provare a entrare in squadra. È difficile fare il tifo per uno così”. Il messaggio ha immediatamente spaccato opinionisti, tifosi e media. Alcuni hanno rilanciato l’accusa di scarsa “lealtà” all’atleta; altri hanno difeso il diritto — persino il dovere — di un olimpico a esporsi sui temi che ritiene essenziali, rivendicando che la rappresentazione di un Paese non può essere ridotta a una scheda elettorale o a una linea di governo.

Le frasi di Hess non nascono nel vuoto. Da settimane, il tema immigrazione è un prisma che rifrange tensioni interne ed esterne agli USA: al centro c’è il ruolo di ICE (Immigration and Customs Enforcement) e, in particolare, dei funzionari della divisione HSI impegnati a supporto della sicurezza della delegazione statunitense a Milano. La presenza di questi agenti — pur chiarita come non collegata all’attività di enforcement domestico — ha scatenato manifestazioni studentesche e sit-in nel capoluogo lombardo, con slogan che hanno fatto il giro del mondo. Sullo sfondo, episodi di cronaca e un clima incandescente che ha avuto riverberi anche su infrastrutture e ordine pubblico.

Nel cuore della cerimonia di apertura del 6 febbraio 2026, l’inquadratura sul Vicepresidente JD Vance è stata accompagnata da fischi e buu percepibili su alcune emittenti internazionali, altro segno che l’Olimpiade, per definizione apolitica sulla carta, vive sempre più immersa nella temperie politica del tempo. La circostanza è stata documentata da più media, con il CIO a ribadire il valore della diplomazia e del fair play, mentre le reti NBC hanno respinto illazioni su presunti “tagli” dell’audio. Di nuovo: sport e simboli nazionali si toccano, e l’eco è inevitabile.

Al netto del caso mediatico, sul piano sportivo Hunter Hess non è un volto qualsiasi. Specialista dell’halfpipe freeski, è cresciuto sulle nevi del Mt. Bachelor ed è membro della U.S. Freeski Pro Halfpipe Team. Negli ultimi anni ha messo insieme risultati di rilievo: dal bronzo al Winter X Games Aspen nel gennaio 2024 al filotto di podi in Coppa del Mondo nella stagione 2023-24 e a inizio 2025-26; risultati che hanno consolidato la sua candidatura olimpica fino al debutto a Milano-Cortina. Un profilo tecnico in crescita costante, che ha trovato visibilità anche fuori dalle gare, grazie ai progetti creativi nel freeski.

Non è solo Hess ad aver affidato ai microfoni il proprio disagio. Il compagno di squadra Chris Lillis ha legato il suo sentimento al tema dei diritti e del rispetto dei cittadini, auspicando che chi guarda gli atleti colga quell’America “che proviamo a rappresentare”. La pattinatrice Amber Glenn ha raccontato di minacce e insulti ricevuti dopo aver parlato delle difficoltà vissute dalla comunità LGBTQ+, annunciando una pausa dai social per ragioni di sicurezza personale. Altri, come l’ex capitano del “Miracle on IceMike Eruzione, hanno criticato Hess, ritenendo che chi indossa la maglia a stelle e strisce debba farlo senza distinguo. Il fronte opposto — fatto di colleghi, giornalisti e tifosi — ha difeso invece una lettura più ampia e valoriale della rappresentanza.

Sul piano puramente sportivo, il profilo di Hess parla di progressione e pulizia esecutiva. I podi in Coppa del Mondo di dicembre 2025 e l’esperienza da medagliato X Games sono indicatori chiari: un atleta nel pieno della curva ascendente, con margine per alzare il grado di difficoltà in finale. Non è l’unico statunitense in grado di puntare alla finale e, in serata ispirata, anche al podio, ma la sua regolarità e la qualità di transizioni e grab lo rendono una pedina credibile nel quadro Milano-Cortina.