14 febbraio 2026 - Aggiornato alle 19:52
×

Calcio, Serie C

Catania, alle radici di una crisi che è diventata contestazione

I punti persi per strada, il gioco difensivo che funziona sempre, quello offensivo che a volte stenta. Le accuse dei tifosi e l'esigenza di restare compatti

12 Febbraio 2026, 05:37

La delusione dei giocatori del Catania

La delusione dei giocatori del Catania dopo il pari contro il Cerignola (Foto Galtieri)

Seguici su

Il pareggio casalingo del Catania ha generato dibattiti a mai finire. Lo 0-0 con il Cerignola allontana la formazione rossazzurra dal primo posto che oggi dista 8 punti. Si potrebbero ridurre a 5 se il 18 la squadra allenata da Toscano dovesse battere il Trapani che ieri l’altro ne ha beccate cinque dalla capolista Benevento. Primato irraggiungibile? Stagione ormai sprecata? Lotta ancora aperta? A Catania ogni tifoso ha la propria verità.

COSA FUNZIONA. La difesa ha beccato 14 reti. In casa nessuna nelle 12 partite disputate. Il Vicenza ha un -13, il Brescia sempre nel girone A un -14. Siamo su livelli di assoluta sicurezza se si tiene a mente che metà dei gol presi in questa stagione sono arrivati a Cosenza (4) e contro il Sorrento (3). La fase di non possesso è eccezionale e su questo caposaldo si basa il gioco di Toscano. Funziona anche l’alternanza di giocatori nel terzetto arretrato nonostante l’assenza pesantissima di Di Gennaro che era un leader anche al momento della costruzione dal basso. Ma Allegretto da ultima scelta è diventato un titolare che contro il Cerignola è stato preferito al nuovo Cargnelutti. Celli è un titolarissimo e nessuno lo spodesta da braccetto di sinistra. Pieraccini che ha rilevato Ierardi sembra aver stravolto le gerarchie dopo l’intervento cui si è sottoposto Marione.

IL PUBBLICO. Funziona la spinta del pubblico. Che sono punti guadagnati in casa, ma non è bastato per tenere il passo di un Benevento che gioca meglio, che chiude le partite con fortuna o bravura. Ma il risultato è lo stesso. Vince, è primo e tenta la fuga. Ma il Massimino continua a tenere numeri e incitamento da Serie A. Una media di 17mila tifosi per ogni gara interna, a qualsiasi ora si giochi, in qualsiasi giorno. Ed è un fenomeno che in C non è comune a nessun club. E il discorso vale per quasi tutte le realtà della Serie Cadetta e per alcune piazze di Serie A.

COSA NON FUNZIONA. Negli ultimi venti metri se non la sblocchi nei primi 30 minuti fai fatica. Si attacca tanto, anche con gli esterni Donnarumma e Casasola che hanno tirato la carretta fino a oggi, ma poche volte si arriva al cross per il colpo di testa di chi si inserisce. Si spreca tanto (vedi l’occasione di D’Ausilio a due passi dalla porta contro i pugliesi) e quando la squadra va sotto difficilmente recupera. A Monopoli è successo per la prima volta dopo 22 giornate. Il Catania ha il bomber della stagione passata (Caturano) ma ha segnato solo due reti e incide poco. A sprazzi. Ha il miglior talento del girone B, Bruzzaniti, ma gioca poco e non ha continuità fino a oggi. Ha il miglior uomo assist dell’anno passato (D’Ausilio, 14 passaggi vincenti ad Avellino: adesso è a quota 5) ma non ha continuità. Forte ha segnato 8 reti ma spesso rimane isolato e deve tornare indietro per prendere palla o partecipare all’azione. Ci sono mille altri particolari che non girano con continuità, come l’aggressione degli spazi negli ultimi 20 metri. O la finalizzazione.

TOSCANO TRA APPREZZAMENTI E CRITICHE. Nel mirino, in questi casi, finisce l’allenatore. E senza che ci siano mezze misure. “Toscano è bravo e sono con lui”. “Toscano si incaponisce sempre con lo stesso modulo, non ha voluto un regista, non mette una seconda punta, gioca sempre allo stesso modo”. “Con Toscano fino alla fine”. “Toscano vattene”. Catania è divisa sui metodi di un allenatore che, i critici ora sottolineano, ha avuto fin troppi poteri dalla società.

DA "PELLIGRA UNO DI NOI" A "SOCIETA’ PEZZENTE". Anche il gradimento dei dirigenti va di pari passo coi risultati. Luogo comune nel calcio, ma a Catania oggi è più che mai così. Da “Pelligra grande presidente” a “Grella vattene”. Da “Grazie a Grella per aver gestito l’acquisto del centro sportivo” a “Società pezzente, caccia i soldi”. Le occasioni mancate per tenere testa al Benevento hanno creato uno stress da sconfitta o da mancata vittoria difficili da gestire.

LO SCENARIO. Il Catania deve giocare tante gare in pochi giorni. Il calendario è noto. Si parte da Siracusa, sabato. Col Giugliano in casa, a Salerno e a Benevento servono solo vittorie o andrà perduta una stagione intera. Se si perde col Sorrento come si potrà vincere in occasione delle due trasferte d’inizio marzo? Il lavoro su tattica e mentalità sarà difficile da rivoluzionare, ma allora che si fa? Si rinuncia adesso, sul più bello?

GLI ASSENTI HANNO RAGIONE. Di Gennaro è poco sostituibile, Cicerelli anche. Ma in difesa ne sono arrivati due (Miceli e Cargnelutti), dietro la punta è stato preso Bruzzaniti, 9 gol e 7 assist a Pineto. E qui non gioca… Aloi merita un discorso a parte. In estate il mercato mirato ed eccezionale di Pastore aveva portato in rossazzurro un giocatore che aveva fase di non possesso e gamba per aggredire gli spazi. Poi s’è fatto male, addio sogni di gloria. Di Noia per ora ha dimostrato davvero pochino e magari anche lui come gli altri dovrebbe darsi una mossa. Gli assenti hanno sempre ragione, ma il Catania ne ha persi tre di enorme caratura. Senza contare Di Tacchio, che forse sabato ci sarà, ma quando manca lui il centrocampo perde sempre qualcosa.

SOLUZIONI. Una punta in più nello scacchiere? Restare uniti fino alla fine e poi si tireranno le somme? Una rimodulazione del gioco negli ultimi venti metri con cross per chi deve colpire di testa o inserimenti dal centro meno macchinosi? Anche meno frenesie nei momenti topici del match. Facile a dirsi quando di tempo ne è rimasto poco, il Benevento fugge, il Catania annaspa e fa la conta dei punti regalati, sprecati, rubati da idiozie arbitrali. Ma indietro non si può tornare. Meglio guardare avanti con maggiore lucidità. E unità d’intenti.