Calcio, Serie B
Johnsen spinge in alto il Palermo «Ha la mentalità da grande club»
Le dichiarazioni del nuovo attaccante dopo il pareggio dei rosanero ottenuto all'ultimo respiro in casa della Sampdoria
L'esultanza del Palermo dopo il 3-3 a Genova (Foto Lo Monaco)
Sono sentimenti contrapposti quelli che si vivono in casa Palermo dopo il rocambolesco 3-3 maturato martedì sera a Marassi. L’euforia e la soddisfazione per un pareggio che a meno di un quarto d’ora dalla fine sembrava irraggiungibile, ma certamente anche il rammarico per aver perso del tutto la bussola quando a inizio ripresa l'avversario ha iniziato a spingere sull'acceleratore, trovando prima il pareggio e poi campo libero per andare all'assalto della porta di Joronen.
Da Genova, però, Inzaghi porta in valigia la rinnovata certezza di guidare un gruppo che gli somiglia sempre di più: il Palermo sta assumendo i tratti che il tecnico piacentino ha voluto tratteggiare quando ha immaginato l'identikit della squadra da accompagnare lungo il difficile percorso che porta al "sogno", quello con la A maiuscola.
Come pochi giorni prima contro l'Empoli, anche di fronte alla Sampdoria i rosanero non si sono disuniti. Hanno rischiato di farlo, e in parte uno scollamento tra compagni e reparti all'inizio della ripresa si è verificato: la grande differenza rispetto ad un passato che sembra lontano e invece è così recente sta nella grande reazione d'orgoglio sorretta dalla consapevolezza di essere finalmente una squadra forte. E allora che sì, si può riavvolgere il nastro e recuperare un doppio svantaggio in pochi minuti.
Merito di un insieme che è composto da singoli che sanno fare la differenza. A partire da Antonio Palumbo, che martedì al "Ferraris" ha sfoderato la miglior prestazione da quando indossa la maglia rosanero: certo la qualità tecnica, quella del piede che di fatto ha innescato tutti i tre gol realizzati dal Palermo, ma il numero 5 visto sotto la pioggia battente di Genova è stato innanzitutto leader caratteriale. Ha macinato chilometri, pressato a tutto campo, accorciato fino alla propria area per farsi consegnare la sfera e impostare la risalita. Mentalità che ha saputo trasmettere al resto dei compagni nel momento più difficile. Con lui anche Pierozzi, al quale una discutibile chiamata al VAR di Di Marco ha negato la gioia per un gol che, per la bellezza dell'azione dal quale è scaturito, sarebbe rimasto a lungo nella memoria dei tifosi. L'esterno fiorentino ha offerto l'ennesima prestazione tutta polmoni e aggressione degli spazi, a più riprese ha frequentato l'area di rigore avversaria per poi lanciarsi nella solita rincorsa a tutta fascia, e in sintesi si è ritagliato un ruolo determinante nella insperata rimonta dei rosanero. Come, ovviamente, Pietro Ceccaroni: non era al meglio e per questo è partito dalla panchina, poi è stato chiamato in causa e ha risposto presente, restituendo ordine ed equilibrio alla fase difensiva. Il destino - e Palumbo - lo hanno premiato spedendogli sulla testa la palla del 3-3 al 92'.
Tra i protagonisti del Marassi anche il neo rosanero Dennis Johnsen, che certo non ha giocato una partita sontuosa. Ma è evidente che il norvegese, unitosi al gruppo dieci giorni fa, stia ancora prendendo le misure. Il numero 7 rosanero, che ieri si è presentato in conferenza stampa, è tornato sul match di Genova: «Abbiamo fatto un po' fatica in certi momenti della partita, ma ho visto la mentalità giusta per prendere punti, perché era una partita difficile, fuori casa, e la Sampdoria è una squadra forte».
Tra i tanti episodi che si ricorderanno del pirotecnico risultato di Marassi anche una rabona del norvegese che ha portato al gol di Pierozzi annullato dopo l'on field review: «Non ho visto l'azione - ha detto Johnsen - non so se quello di Bani era fallo o meno, ma è un peccato che sia stato annullato. Io sono un giocatore instintivo, ho visto Pohjanpalo libero e la cosa più naturale per me era fare la rabona». Anche Johnsen, come il tecnico Inzaghi e tutti i compagni di squadra, ha le idee chiare sull'obiettivo da raggiungere quest'anno: «Abbiamo un sogno e speriamo di fare bene questi ultimi mesi. Vedremo dove saremo dopo queste ultime partite. Palermo per me è uno step molto importante, perché ho quasi 28 anni e sono in un club grande e ambizioso».
Il Palermo adesso è al lavoro in vista del ritorno al "Barbera" dove sabato arriverà la Virtus Entella. Ennesimo match cruciale per tenere il passo delle prime: dopo i risultati della ventiquattresima giornata i rosanero hanno sì guadagnato un punto sul Venezia, primo a +5, ma ne hanno persi due sul Frosinone secondo, ieri corsaro ad Avellino ed ora distante quattro lunghezze.