IL RITRATTO
«Felice per il mio infortunio»: Orazio Russo, il calciatore che gioiva per i gol degli altri
Scomparso oggi all'età di 52 anni. da ragazzo di Barriera al sogno della Serie A, la storia di un uomo che a Catania bastava chiamare per nome
Per comprendere il modo di ragionare dell’uomo, prima ancora che quello del calciatore, citiamo una confidenza che Orazio Russo, scomparso all’età di 52 anni, fece subito dopo la promozione del Catania in Serie A, data esattamente vent’anni fa. Russo dovette uscire alla fine del primo tempo della gara decisiva, al Massimino – casa sua – contro l’Albinoleffe: “Mai sono stato così felice per un piccolo infortunio e per la mia sostituzione. Perché è entrato Del Core e ha segnato il gol decisivo. Il Catania è tornato dove meritava e questo conta”.
Era fatto così, Russo. Cuore rossazzurro fin dalle giovanili e dagli anni difficili, quelli della Serie C1. Durante il suo girovagare per l’Italia aveva sempre un pensiero per la sua squadra del cuore: “Tornerò” era la parola con cui chiudeva tutte le telefonate durante le quali chiedeva particolari della stagione degli etnei. Da Lecce, dove Sonetti lo aveva valorizzato facendolo esordire in Serie A il 29 agosto del 1993 con Paolo Maldini a marcarlo in un Lecce-Milan, passando per le altre formazioni in cui ha giocato: dalla Spal al Savoia, passando per Acireale, Padova, Perugia, Gela.
Acireale è stata una tappa fondamentale per Russo. Campione, capitano, goleador (30 reti) acclamato dai tifosi con cori che di solito ai singoli non si dedicano tanto facilmente.
Il ritorno a Catania sotto la presidenza di Antonino Pulvirenti ha chiuso il cerchio. La promozione in Serie A da protagonista, quell’immagine di Russo abbracciato con De Zerbi e Pulviranti ai bordi del campo che aspetta il fischio finale è rimasto nella storia. Così come il gol del 2-2 in un Catania-Vicenza sotto la pioggia, arrivato in coda a una sfida complicata che Orazio risolse con istinto e cuore: palla alzata e botta da fuori sotto la traversa. Il gol che tutti i ragazzini di Catania avrebbero voluto segnare. Così come l’esordio in Serie A nel finale del confronto con il Genoa, a Massimino, premio meritato che il club e Sinisa Mihajlovic vollero assegnargli per l’impegno che – da capitano non giocatore – aveva profuso in una delle stagioni memorabili del club che rimontò dall’ultimo posto fino alla salvezza conquistata con ampio anticipo: “Giocare in A con il Catania era un sogno che ho realizzato – ci disse Russo subito dopo la festa allo stadio – sento ancora il boato di ventimila persone che mi hanno fatto correre più sempre”.
Russo è rimato nel Catania come responsabile del vivaio, trasmettendo la sua passione per il calcio ai ragazzini che cercavano di raggiungere un sogno che “Orazio” aveva realizzato. Orazio, basta solo il nome per identificarlo. A Catania, Acireale, Gela, ma anche a Lecce e negli altri posti lo chiamavano soltanto così. Non serviva altro per chi si distingue non per i gol ma per la profonda umanità