SERIE A
Nel silenzio granata, il Bologna ritrova la voce: 2-1 a Torino e sorpasso d’autore
Una notte senza cori e senza curve: un’autorete di Vlasic, il pari dello stesso Vlasic e la zampata di Castro al 70’
Una notte senza cori e senza curve: un’autorete di Vlasic, il pari dello stesso Vlasic e la zampata di Castro al 70’ consegnano ai rossoblù un successo pesante, in uno stadio dove la protesta dei granata e il divieto ai residenti in provincia di Bologna hanno svuotato i settori caldi
C’è un silenzio che fa rumore. Il calcio, a Torino, nel tardo pomeriggio di oggi, è una colonna sonora interrotta: la Curva Maratona resta volutamente vuota per protesta, il settore ospiti è orfano della spinta organizzata rossoblù per il divieto di vendita ai residenti nella provincia di Bologna, e il fruscio dei palloni calciati copre persino i richiami in panchina. In questa cornice surreale, il Bologna di Vincenzo Italiano ritrova la vittoria dopo un mese complicato e doma il Torino di Marco Baroni per 2-1, con una trama che sembra scritta per il paradosso: prima l’autogol di Nikola Vlasic al 49’, quindi il riscatto del croato al 62’, infine la stoccata di Santiago Castro al 70’. I rossoblù risalgono fino all’8° posto a quota 33 punti, i granata scivolano più giù, fermi a 27 in 14ª posizione. Un risultato che pesa, più della sola classifica, perché matura “nel vuoto”.
Il contesto: curva in sciopero, settore ospiti depotenziato
Non è una partita come le altre. La vigilia era stata segnata dall’annuncio dei gruppi organizzati della Curva Maratona: “Curva vuota, non è disinteresse: è un segnale”. Una forma di dissenso, reiterata dopo la gara con il Lecce, rivolta alla gestione della società e a una prima parte di stagione giudicata sotto le aspettative. Il proposito si è tradotto in azione: niente striscioni, niente bandiere, curva sostanzialmente deserta, contestazione a tratti anche sotto la tribuna dove siede il presidente. La cornice è quella di uno stadio semideserto, con la Digos vigile e cori rivolti ai vertici del club.
Sul versante opposto, i tifosi rossoblù hanno dovuto fare i conti con una misura restrittiva: il club emiliano ha comunicato che per la trasferta di Torino la vendita dei biglietti nel settore dedicato ai sostenitori ospiti era vietata ai residenti nella provincia di Bologna. Possibile acquistare posti solo nei Distinti Laterali Sud, ma appunto con quella limitazione territoriale che ha tagliato fuori gran parte del tifo organizzato. Risultato: un settore ospiti popolato, ma senza la tipica “curva itinerante”.
Il copione tecnico: equilibrio rotto da un episodio, poi contromosse e il graffio decisivo
La direzione è del signor Francesco Fourneau, e la gara si apre su binari tattici chiari. Il Bologna alza la pressione con i suoi riferimenti tra le linee, cercando ampiezza e cambi di campo rapidi; il Torino si appoggia su Duván Zapata per risalire, alterna gioco diretto e seconde palle, prova a colpire negli spazi. Il primo tempo, però, resta inchiodato sullo 0-0: rossoblù più pericolosi, con lampi di Federico Bernardeschi, Rowe e Castro, e granata pronti a ripartire senza costruire occasioni pulitissime.
L’inerzia cambia subito dopo l’intervallo. Al 49’ nasce l’episodio che rompe il ghiaccio: Rowe spinge sulla destra e mette dentro un cross teso; nel cuore dell’area, un velo tentato da Moro e la deviazione sfortunata di Vlasic beffano Paleari. Autogol, 0-1. Una beffa che il croato si toglie dalla testa tredici minuti più tardi: è il 62’, Zapata si gira e calcia, Skorupski respinge, Vlasic è il più lesto sul tap-in e firma l’1-1. Equilibrio rapido, ma non definitivo.
Il colpo da tre punti arriva al 70’: ispirazione di Bernardeschi, che trova Castro in area; l’argentino usa il corpo per proteggere palla, si gira e infila Paleari con una conclusione secca, chirurgica. Un gesto tecnico “da nove” che vale l’1-2 e certifica la serata di resurrezione dei rossoblù. Da lì in avanti il Torino prova a riaprirla, ma il cronometro e l’ordine degli emiliani proteggono il punteggio fino al 90’+6’.