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“Non è la Juve la vittima, la storia dice altro”: Moratti a piedi uniti sul caso Bastoni-Kalulu

L’ex presidente nerazzurro rilancia il dibattito: accuse di vittimismo alla Juventus. Ma tra l’errore di La Penna ammesso da Rocchi e le possibili riforme IFAB sui “doppi gialli”, il Derby d’Italia del 14 febbraio 2026 rischia di diventare un precedente destinato a pesare

16 Febbraio 2026, 11:22

“Non è la Juve la vittima, la storia dice altro”: il graffio di Moratti sul caso Bastoni-Kalulu e il VAR che promette tempeste

L’ex presidente nerazzurro rilancia il dibattito: accuse di vittimismo alla Juventus, “simulazione entusiasta” di Bastoni e un VAR che crea aspettative assolute. Ma tra l’errore di La Penna ammesso da Rocchi e le possibili riforme IFAB sui “doppi gialli”, il Derby d’Italia del 14 febbraio 2026 rischia di diventare un precedente destinato a pesare

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Minuto 42' di un Inter-Juventus incandescente del 14 febbraio 2026. Un braccio che si allunga, un corpo che cade, un cartellino che s’innalza. Poi l’esultanza istintiva, quasi liberatoria, di Alessandro Bastoni. Dall’altra parte Pierre Kalulu capisce che l’ago è caduto dalla parte sbagliata: secondo giallo, rosso e la partita, fino a quel momento equilibrata, cambia orbita. Il giorno dopo, mentre le immagini rimbalzano ovunque, una voce antica ma ancora tagliente entra nel pieno della tempesta: Massimo Moratti. L’ex presidente dell’Inter parla alla radio e rovescia il tavolo con una formula difficile da dimenticare: la Juventus – sostiene – “vuole apparire vittima”. La scintilla basta a dare al “caso Bastoni-Kalulu” una dimensione che va oltre il risultato, 3-2 per i nerazzurri, e si allarga a regolamenti, prassi arbitrali e, soprattutto, alla percezione di giustizia nel calcio.

Nel suo intervento, Massimo Moratti non indulge in mezze misure. Parlando dell’episodio di San Siro, l’ex patron definisce quella di Bastoni una “simulazione entusiasta”, nata da un “allungamento del braccio” dell’avversario che il difensore dell’Inter avrebbe sfruttato con convinzione. Moratti stigmatizza l’idea – a suo dire alimentata dal club bianconero – di una Juventus ridotta a parte lesa dal “sistema” e invita a ridimensionare i toni: l’esperienza e la “storia” dicono altro, sostiene, richiamando implicitamente il peso storico del club torinese e l’inopportunità di un filone vittimistico a Torino. Il suo messaggio ha due lame: da un lato, il biasimo per chi eccede nelle proteste, dall’altro la condanna di ogni forma di simulazione, fenomeno che – dice – ha “stufato” il pubblico e inquina la competizione. A sorpresa, Moratti ammorbidisce il colpo finale: invoca misura nelle sanzioni interne, suggerendo che al difensore possa bastare la gogna mediatica seguita all’episodio, senza bisogno di “punizioni esemplari” da parte dell’allenatore nerazzurro. Un modo per dire: l’errore c’è, ma non si costruiscano processi sommari. Le sue parole, pronunciate il 16 febbraio 2026, sono la cornice più autorevole alla discussione che infiamma il dopo-gara.

Il punto forse più stimolante del ragionamento di Moratti riguarda la tecnologia: il VAR, dice, ha “complicato il calcio” creando una quasi certezza del giudizio che il pubblico pretende e che il campo, spesso, non può garantire. È un’osservazione che coglie un nervo scoperto. Il VAR è nato per ridurre gli errori “gravi ed evidenti”, ma la sua introduzione ha alimentato un’aspettativa di infallibilità che non appartiene né agli arbitri né agli strumenti. I limiti – normativi oltre che tecnici – restano: l’episodio di Kalulu è emblematico, perché un “errore grave” è riconosciuto a posteriori, ma il dispositivo non era abilitato a rettificarlo in diretta. Da qui la sensazione, popolare e mediatica, di una “giustizia a metà”: per i tifosi bianconeri un torto non sanato; per i tifosi interisti, la prova che anche il VAR non mette fine alla “caccia all’Inter” invocata dagli avversari; per i neutrali, l’ennesima puntata di un dibattito infinito sul confine tra interpretazione e fatto oggettivo.

Il caso di San Siro irrompe in un momento in cui le stanze delle regole stanno già discutendo una possibile estensione del VAR. A gennaio 2026 l’IFAB ha valutato l’ipotesi di includere anche i “secondi cartellini gialli” tra le fattispecie rivedibili, proprio per evitare che una gara venga decisa da un errore “non riparabile” solo per un limite di protocollo. La prospettiva, secondo ricostruzioni internazionali, è oggetto di confronto serrato in queste settimane e potrebbe tornare sul tavolo nella riunione di fine febbraio 2026. Se approvata, segnerebbe un passaggio epocale: per la prima volta il VAR entrerebbe in un’area tradizionalmente considerata “di interpretazione”, con tutti i rischi e i benefici del caso. I fautori sostengono che certi errori – come quello visto a Milano – sono troppo impattanti per essere lasciati al caso; i critici temono un ulteriore allungamento dei tempi, più interruzioni e la trasformazione del calcio in un gioco di ricorsi. Quel che è certo è che il “caso Bastoni-Kalulu” diventa, suo malgrado, argomento di prova per le riforme.