IL CASO
«Due torti colossali e un insulto»: Spalletti alza la voce sul caso Kalulu e inchioda Chivu
Il tecnico della Juventus usa parole durissime dopo Inter-Juve: «A Kalulu non solo l’espulsione ingiusta, anche il ‘bischero’ di Chivu»
Il tecnico della Juventus usa parole durissime dopo Inter-Juve: “A Kalulu non solo l’espulsione ingiusta, anche il ‘bischero’ di Chivu”. Tra ammissioni degli arbitri, bufera social su La Penna, regolamento nel mirino e una Champions alle porte, il dossier che sta incendiando il calcio italiano.
Un palmo di mano sul microfono, la luce dei riflettori che sembra uno “sole verticale”, e un silenzio che sa di tempesta prima della risposta. Quando Luciano Spalletti si ferma un attimo e scandisce: «Un bravo ragazzo come Pierre Kalulu dopo aver subito due torti colossali si becca pure del bischero», la sala stampa capisce che l’Inter-Juventus di sabato 14 febbraio 2026 non è finita al triplice fischio. È cominciata lì. Perché in quella partita ci sono un’espulsione giudicata “errata” dal capo dei fischietti, una presunta simulazione, un allenatore accusato di mancare di misura, una dirigenza furibonda, un’arbitro sommerso da minacce, e un regolamento che — alla prova dei fatti — non ha retto. E ora, alla vigilia di Galatasaray-Juventus in Champions, tutto torna al centro del tavolo.
La scintilla: il rosso a Kalulu e la sliding door del derby d’Italia
Il momento spartiacque arriva al 42’: seconda ammonizione a Kalulu per un contatto con Alessandro Bastoni. La Juventus resta in dieci con il punteggio sull’1-1, e la gara prende un’altra curva fino al finale di 3-2 per l’Inter. La stessa AIA, per voce del designatore Gianluca Rocchi, parlerà di «decisione chiaramente sbagliata» e di “simulazione chiara” da parte del difensore nerazzurro. Qui sta il primo “torto colossale” evocato da Spalletti.
Il secondo torto, nella lettura di Spalletti, è il cappio del dibattito che si stringe attorno al suo difensore: non basta l’errore tecnico, ci si mette pure il giudizio pubblico. Perché, all’indomani, Cristian Chivu — tecnico dell’Inter — sostiene che «il tocco c’è e le mani vanno tenute a casa», un’interpretazione che per l’allenatore bianconero travalica la critica e finisce nella sfera personale, fino al famigerato “bischero”.
Spalletti, contrattacco calibrato: “Potrei parlare dei vostri, ma non lo farò”
Nella conferenza della vigilia di Galatasaray-Juventus (16 febbraio 2026), il tecnico bianconero non evita il tema. Lo circumnaviga e poi lo centra: «Mi dispiace che un bravo ragazzo come Kalulu, dopo due torti così colossali, debba anche prendersi del bischero da Chivu. Questo è difficilmente accettabile. Allora anch’io potrei parlare del comportamento dei calciatori dell’Inter, ma non lo faccio». Una frase che è al tempo stesso difesa del proprio spogliatoio e messaggio alla controparte: misurare le parole dopo una partita che ha già acceso micce in troppe direzioni.
Le ammissioni arbitrali e il buco del regolamento
Il nodo regolamentare è il punto tecnico più pesante. L’episodio nasce da un secondo cartellino giallo: per come è scritto oggi il protocollo VAR, la tecnologia non può intervenire per correggere i secondi gialli, ma solo i rossi diretti. Ne consegue che, anche volendo, VAR e AVAR non avevano margine d’azione per ripristinare la parità numerica. Lo ha ricordato lo stesso Rocchi, aggiungendo un atto d’accusa al fenomeno delle simulazioni che “cercano di fregare gli arbitri”. È il cuore della discussione su cui la Serie A è chiamata a intervenire.
La scia polemica non si è fermata all’errore: l’arbitro Federico La Penna ha ricevuto decine di minacce di morte sui social — alcune indirizzate anche alla moglie e alle due figlie — ed è stato consigliato dalla Polizia Postale di restare temporaneamente in casa. L’episodio è stato denunciato formalmente; intanto Bastoni, travolto dagli insulti, ha chiuso i commenti sui propri profili. Segnale di un clima avvelenato, ben oltre i confini del tifo.
La cornice sportiva: Juventus ferita, Inter capolista, un’Italia che discute
Il derby, finito 3-2 per l’Inter, ha consolidato la leadership nerazzurra e complicato la corsa Champions della Juventus. Ma la partita è diventata soprattutto un case study su criteri di giudizio e strumenti a supporto degli arbitri. Nelle ore successive si sono rincorse analisi severe negli studi tv, con opinioni che hanno sottolineato il peso dell’errore e il comportamento di chi, da regolamento, avrebbe dovuto essere sanzionato per simulazione.
A Torino la reazione è stata durissima: dalla scelta di non parlare ai media nel post-gara, al racconto di una dirigenza — Giorgio Chiellini, Damien Comolli — ai ferri corti con la terna arbitrale negli spogliatoi. Una protesta “di sistema”, più che di giornata, che fa da sfondo alle parole di Spalletti.
Che cosa ha detto davvero Chivu, e perché quelle parole pesano
Le frasi di Chivu hanno avuto il peso specifico delle dichiarazioni a caldo: «Il tocco c’è, le mani vanno tenute a casa». È una prospettiva tattico-disciplinare — l’idea che, in area o in corsa, ogni contatto sia potenzialmente passibile di sanzione se accompagnato da mani addosso — che stride, però, con la successiva ammissione arbitrale di errore e con la percezione visiva del gesto di Bastoni. È qui che Spalletti individua la seconda ferita: non discutere una dinamica, ma “indicare” un avversario dopo che il capo degli arbitri ha parlato di “simulazione chiara”. In un campionato già ad alta tensione, la chiosa “da bischero” — termine toscano, nel gergo calcistico usato per bollare un comportamento sciocco — diventa benzina. E una lezione su quanto sia sottile la linea tra analisi e etichettatura.
Dove (e perché) il regolamento va rivisto
Il protocollo VAR non consente oggi di “riaprire” un secondo giallo, malgrado effetti spesso più dirompenti di un rosso diretto. L’episodio Kalulu-Bastoni rimette sul tavolo una riforma: estendere l’area di intervento al “caso-limite” in cui la sanzione scaturisca da un presupposto fattuale errato o da un gesto antisportivo rilevante. È un tema già in discussione in vari consessi internazionali e che, secondo più ricostruzioni giornalistiche, potrebbe entrare nell’agenda prima delle grandi competizioni estive. Nel frattempo, resta un vuoto che costringe ad accettare l’irreparabile.
C’è poi la questione educativa: il designatore Rocchi lo ha ammesso senza giri di parole, il “trend della simulazione” mina la credibilità del gioco. Una risposta possibile? Sanzioni più severe e sistematiche per la simulazione anche a posteriori, con supporto video, e una comunicazione arbitrale più trasparente sugli errori, per separare con nettezza il giudizio tecnico dalla gogna social.