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Il lutto

L'ultimo abbraccio di Catania a Orazio Russo: «Resterai il nostro campione»

I funerali in Cattedrale. Un fiume di persone oggi pomeriggio hanno voluto salutare l'icona del calcio rossazzurro improvvisamente scomparso. Commoventi le parole della figlia

17 Febbraio 2026, 17:59

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L'ultimo abbraccio di Catania a Orazio Russo: «Resterai il nostro campione»

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Letizia, la figlia di Orazio Russo, ha concluso così una lettera lunghissima scritta e poi letta con una forza d’animo straordinaria. Più che una missiva è stato un discorso confidenziale, dolcissimo, struggente al genitore che non c’è più, scomparso sabato e che ieri la Sicilia del calcio e la città di Catania in modo particolare hanno salutato in Cattedrale.

In quei quattro minuti di lacrime, ricordi, episodi strettamente famigliari, c’era tutta l’essenza della persona. Del calciatore non c’è stato bisogno di parlare tanto. Chi ha indossato la maglia del Catania resta un personaggio pubblico. Amato, come Orazio, ce ne sono stati pochi. L’affetto non si misura dalla carriera, dalle presenze in Serie A, ma da quello che si lascia a livello umano.

Ecco perché ieri al Duomo c’erano oltre duemila persone. Compostezza, silenzio. Tanti rimpianti. Come quelli che Elvira Strano, segretaria di direzione del Catania FC, ma transitata anche dalle altre recenti gestioni, ha letto per raccontare la vita quotidiana all’interno del club tra confronti, tanto lavoro, le pause di ironie e sorrisi che con Russo erano impossibili da evitare. Una folla da stadio, tanta gente comune, tanti volti noti che si sono mescolati tra il pubblico, anzi più defilati possibile e chiuso nel proprio personale dolore: Pasquale Marino, Giovanni Petralia, Angelo Sciuto, lo storico magazziniere Franco Gravagno, Peppe Mascara, Ciro Polito, Giovanni Marchese, Peppe Pagana, Agatino Chiavaro, Pino Irrera, Pippetto Fichera, Andrea Russotto, Andrea Suriano, Giovanni CostanzoSanto Gianguzzo, Turi Libra. Tutti convocati. Tutti accanto all’amico del cuore.

Il feretro è entrato nel primo pomeriggio in una Cattedrale che non ha potuto contenere la folla di amici e tifosi. C’era ovviamente il Catania di oggi con Vincenzo Grella, Alessandro Zarbano, Ivano Pastore, con i giocatori della prima squadra, lo staff tecnico e medico, i magazzinieri, il personale del club di Pelligra, con i ragazzi delle giovanili e le atlete della femminile.

I famigliari, circondati da un grande, composto affetto hanno ringraziato tramite ancora la figlia di Russo, che in un passaggio della lettera ha fatto notare come «tutta la città ha salutato un amico, un campione». Anche ieri in tanti hanno battuto il tempo pur di esserci. Ciro Polito è arrivato di gran carriera dalla Calabria, Pino Irrera da Ravenna, lo stesso Pasquale Marino in auto è partito da Marsala.

Prima del funerale, il feretro di Russo è stato condotto allo stadio Massimino per un ultimo giro di campo.

Stavolta a passo lento, non alle sue velocità. Ma il tifo organizzato del Catania ha creato un effetto davvero impressionante: «Orazio Russo, sarai sempre con noi» è risuonato per un tempo infinito riaprendo una ferita difficilmente rimarginabile. Le curve, i rappresentanti degli altri settori hanno dedicato un momento intenso che ha colpito anche coloro che il calcio lo seguono poco o non in modo continuo.

Tanto Acireale, anche. Perché Russo è stato un protagonista delle stagioni belle del vecchio club granata segnando gol a raffica (33), vincendo il campionato di C2, restando legato a una realtà che anche ieri - con i vecchi compagni di quella splendida epopea - lo hanno scortato all’ingresso e aspettato all’uscita dopo le esequie.

Applausi in piazza prima dell’imbrunire. Tanti, ripetuti, commoventi per un addio al campione semplice che arrossiva dinanzi a un complimento. Che smitizzava le imprese collezionate in campo. Russo lascia un’eredità pesante in ognuno dei ragazzi che compongono il vivaio del Catania. Lavorare per rispettare le consegne di Orazio sarà una responsabilità ulteriore. Più umana che tecnica.