17 febbraio 2026 - Aggiornato alle 22:34
×

CALCIO

Stadio Flaminio sospeso tra passato e futuro, la Lazio svela il “secondo anello” e Lotito frena le voci: «La società non è in vendita»

Un progetto da oltre 50 mila posti che promette tutela e innovazione

17 Febbraio 2026, 18:35

Flaminio sospeso tra passato e futuro: la Lazio svela il “secondo anello” che abbraccia l’opera di Nervi

Un progetto da oltre 50 mila posti che promette tutela e innovazione: la visione di Lotito, la firma di Casamonti e il confronto con vincoli, città e tifosi

Seguici su

La scena è insolita: al centro del tavolo c’è una maquette in cui il “vecchio” Flaminio non scompare, ma viene come protetto da un guscio d’acciaio che lo sovrasta senza toccarlo. Sembra una citazione, ma è un programma: la Lazio immagina il suo futuro partendo da una promessa di rispetto per l’opera di Pier Luigi Nervi. È qui, a Formello, che oggi il presidente Claudio Lotito ha messo la faccia e la voce su un’idea destinata a far discutere: uno stadio da circa 50.000 posti con un “secondo anello” sospeso, capace di salvaguardare la struttura originale e allo stesso tempo proiettarla nel calcio di domani. Accanto a lui, in prima fila, Pierluigi Nervi – omonimo e nipote del grande ingegnere – e l’autore del progetto, l’architetto Marco Casamonti. Il messaggio è chiaro: memoria e modernità possono convivere, se il disegno è intelligente e l’iter amministrativo non si perde per strada.

Il cuore del progetto: “due stadi in uno”, senza toccare Nervi

L’architettura proposta da Marco Casamonti (studio Archea Associati) si regge su un’idea semplice e al tempo stesso radicale: costruire un secondo impianto “sospeso” che si sovrappone all’attuale Stadio Flaminio, senza gravare sulla sua struttura in calcestruzzo armato. Il “nuovo” anello, realizzato con telai in acciaio esterni e indipendenti, fungerebbe da copertura e protezione, schermando l’originale dalle aggressioni atmosferiche e permettendo il restauro delle parti ammalorate. Risultato: una capienza complessiva attorno alle 50.000 unità, con circa 20.000 posti ricavati nella struttura storica e altri 30.000 nel livello superiore. È la chiave per coniugare il rispetto dei vincoli con i requisiti del calcio contemporaneo, tra comfort, visuali e standard di sicurezza.

Tutela, vincoli e confronto con le istituzioni: il passaggio decisivo

Il Flaminio è un bene tutelato: ogni scelta dovrà superare il vaglio della Soprintendenza e seguire l’iter della cosiddetta “legge stadi”. Sul punto, la linea del club è netta: l’intervento “sospeso” non tocca l’opera di Nervi, anzi la preserva e la rende leggibile, lasciandola libera e riconoscibile sotto la nuova pelle tecnologica. È un’impostazione che ha già acceso il dibattito: la stessa giornata della presentazione ha registrato la presa di posizione critica della Fondazione Pier Luigi Nervi, che si è detta estranea al progetto e ne ha contestato la compatibilità con il vincolo, paventando azioni a tutela dell’integrità dell’opera. Sarà dunque la fase autorizzativa – nelle sedi tecniche e istituzionali – a stabilire quanto la soluzione proposta rispetti davvero lo spirito e la lettera della tutela. Nel quadro resta anche la memoria delle interlocuzioni richieste dall’ANAC a Roma Capitale sul tema della massima trasparenza nella valutazione delle proposte concorrenti per il Flaminio. Sono tasselli che spiegano perché il percorso sarà complesso e scandito da passaggi formali stringenti.

Numeri, costi, investimenti: l’ordine di grandezza

Sul piano economico, la presentazione ha ribadito un impegno che ruota attorno a cifre importanti: un piano tecnico-economico nell’ordine dei 480 milioni di euro IVA inclusa, con capienza target di circa 50.570 posti. Si tratta di valori coerenti con le stime circolate nell’ultimo anno – tra 430 e oltre 480 milioni – a seconda degli scenari tecnico-finanziari e delle dotazioni extra-stadio. L’obiettivo è un diritto di superficie pluridecennale e un mix di risorse private e, dove previsto dall’iter, possibili leve pubbliche regolamentate, sul modello che in Italia ha ormai un corpus normativo specifico per gli impianti sportivi. Resta inteso che la chiusura del piano finanziario passerà per l’analisi costi-benefici richiesta dalle autorità, le condizioni del credito e la definizione degli oneri di urbanizzazione.

Tempi e tappe: l’ambizione e il calendario possibile

Qui la prudenza è obbligatoria. La Lazio vorrebbe chiudere la parte autorizzativa entro il primo semestre 2027, aprire i cantieri e completare l’opera entro il primo semestre 2031. In parallelo, è stata ventilata la possibilità di candidare il nuovo Flaminio a sede di Euro 2032: suggestione affascinante, ma stretta nei tempi – la FIGC deve definire il dossier impianti già nell’estate 2026 – e quindi subordinata a uno sprint procedurale senza intoppi. In passato, lo stesso presidente Lotito aveva ipotizzato orizzonti più rapidi (2029-2030) in caso di iter lineare: un’aspettativa che andrà misurata sul campo, tra conferenze di servizi, pareri, negoziazioni e possibili ricorsi. In questo quadro, la rotta “2031” appare oggi la più realistica, fermo restando che ogni scadenza dipenderà da permessi, cantierabilità e approvvigionamenti.

Mobilità, quartiere e sostenibilità: come si arriva (e si vive) il nuovo Flaminio

Il progetto non si ferma agli spalti. La società ha indicato un pacchetto di misure per decongestionare il quadrante e ridurre l’impronta ambientale del matchday: delocalizzazione dei parcheggi al di fuori del tessuto residenziale, con hub di scambio e navette dedicate per collegare l’area in circa 6 minutipercorsi pedonali sicuri, stimati in 25 minuti dalle aree di attestamento; potenziamento della mobilità dolce e delle piste ciclabili; ipotesi di rafforzamento del trasporto pubblico locale, inclusi corridoi preferenziali e – in prospettiva di lungo periodo – l’estensione delle linee metropolitane verso la Farnesinaimpianti energetici ad alta efficienza, con produzione elettrica paragonata simbolicamente a oltre 1.100 “pali cittadini” e l’adozione di un sistema di storage “second life” per batterie, sul modello testato alla Johan Cruijff Arena di Amsterdam; superfici fotovoltaiche e materiali in grado di ridurre l’impronta di CO₂, con attenzione a riuso e economia circolare.

È un pacchetto che inquadra lo stadio come hub vivo oltre i 90 minuti, tra museo, aree hospitality e servizi di quartiere, puntando a un miglioramento della qualità urbana e alla mitigazione del traffico. Tutte misure che dovranno essere tradotte in progetti esecutivi e valutazioni di impatto, ma che segnalano il salto di scala rispetto a una semplice ristrutturazione “a pianta”.

Le voci in sala: Lotito, Casamonti, Nervi (nipote)

Il presidente Claudio Lotito ha parlato di “visione” e di un progetto “per Roma prima ancora che per la Lazio”, sottolineando il valore di lungo periodo per il club e per la città. L’architetto Marco Casamonti ha illustrato il dispositivo strutturale del “secondo anello” e la filosofia che ispira il restauro: proteggere, rendere leggibile, proiettare nel futuro. Pierluigi Nervi – nipote dell’ingegnere – ha descritto la logica del sistema di telai in acciaio esterni, analoghi nelle forme agli elementi originari ma indipendenti e distanziati, così da non caricare la struttura storica. È una filiera di responsabilità – politica, tecnica e simbolica – che si offre ora al giudizio delle istituzioni e della città.

Un progetto con il quale Lotito ribadisce, ancora una volta, come la Lazio «non è in vendita» ma che, anzi, l’intenzione è quella di costruire «il futuro. Lo stadio è parte di questo disegno. La Lazio è di chi la ama. E noi stiamo lavorando per renderla immortale», conclude.