Milano-Cortina, Italia da “30 e lode”: perché questi Giochi riscrivono la storia azzurra
Trenta medaglie, record a raffica e prime volte indimenticabili: dalla spinta di casa al disegno che proietta lo sport italiano nella Top 4 mondiale
Un foglio bianco appeso nello spogliatoio con una cifra scritta in pennarello spesso: “30”. Sotto, una riga: “Possibile”. È il racconto che più rende la misura di questi Giochi. Perché a Milano-Cortina 2026 quell’asticella è stata non solo raggiunta ma trasformata in narrazione collettiva: 30 medaglie per l’Italia Team, “un’Italia da 30 e lode” nelle parole del presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, che ha messo in fila risultati, primati e un’idea di futuro. Un futuro che, per la prima volta, lascia intravedere persino la possibilità – tutta da “valutare” – di vedere i Giochi del 2030 all’Oval di Torino, suggestione che riaccende il dibattito sull’eredità di questa Olimpiade di casa.
Il bilancio: 30 medaglie e un Paese che entra nella Top 4 globale
“Se mettiamo insieme i risultati di Parigi 2024 e di Milano‑Cortina 2026, siamo tra i primi quattro Paesi al mondo.” Il messaggio di Buonfiglio è chiarissimo: non è solo una somma di podi, ma la fotografia di un sistema che funziona. L’Italia chiude i Giochi con 30 medaglie e un portafoglio di storie potenti, dall’oro del biathlon ai nuovi orizzonti del freestyle, fino alla storica medaglia a squadre nel pattinaggio di figura. E con un dato politico-sportivo che conta: il brand “Italia” è tornato a pesare, in pista come fuori.
L’onda lunga dei record: tre volti-simbolo e tante “prime volte”
Brignone, il rientro che diventa leggenda
A Cortina, dove le Dolomiti non perdonano e non regalano, Federica Brignone ha firmato una delle rimonte più spettacolari della sua carriera: prima l’oro nel Super‑G, poi – tre giorni dopo – l’oro nel Gigante, completando un doppio che l’ha consacrata come icona di questi Giochi. A 35 anni, reduce da un grave infortunio nel 2025, è diventata anche l’italiana più decorata di sempre nello sci alpino e la più anziana a vincere un oro olimpico in questa disciplina. Un risultato che parla alla pancia e alla testa dello sport, perché racconta di resilienza, tecnica, programmazione. E di un Paese intero che si è riconosciuto nel suo sorriso al traguardo.
Lollobrigida, d’oro due volte sul ghiaccio di casa
Nel rombo della Ice Skating Arena di Milano, Francesca Lollobrigida ha preso per mano la distanza e – prima nei 3000 m con tanto di record olimpico, poi nei 5000 m – ha vestito di oro due gare durissime, imponendosi sulla tradizione olandese e canadese. Il suo è un doppio trionfo che pesa simbolicamente più del metallo: è il segno che l’Italia, quando investe e crea ambiente, può rimettere i pattini al centro del villaggio. Per il pubblico, oltre allo spettacolo, resta la sensazione di avere assistito a un cambio di gerarchie.
Fontana, la signora dei Giochi: 14 medaglie e un primato assoluto per l’Italia
In una carriera che attraversa generazioni, Arianna Fontana ha riscritto l’albo d’oro azzurro: con l’argento nella staffetta femminile 3000 m e le altre medaglie raccolte in questi Giochi, è salita a 14 podi olimpici, superando Edoardo Mangiarotti e diventando l’atleta italiana più medagliata di sempre. Nel suo short track c’è ancora futuro, ma a Milano è già storia: sei edizioni olimpiche a podio, leadership tecnica e carisma che travalicano la pista. Un monumento vivente dello sport italiano.
Le “prime volte” che fanno sistema
Biathlon: la porta che si apre ad Anterselva
La prima medaglia d’oro italiana nel biathlon porta la firma di Lisa Vittozzi nella gara a inseguimento di Anterselva: tiro perfetto, gestione glaciale, e quel senso di destino compiuto che talvolta il biathlon regala a chi non sbaglia. È un punto di non ritorno per l’intero movimento: una “prima volta” che vale più di un titolo, perché accende una nuova traiettoria per il settore.
Pattinaggio di figura, l’azzurro diventa squadra
Arriva anche la prima medaglia a squadre nel Team Event del pattinaggio di figura: bronzo dietro a USA e Giappone. È un risultato che nasce da una struttura cresciuta negli anni e che a Milano ha trovato la propria maturità: Matteo Rizzo straordinario nel sigillare il podio, con Sara Conti‑Niccolò Macii, Charlene Guignard‑Marco Fabbri e Lara Naki Gutmann a comporre un mosaico convincente. L’Italia sale così sul podio olimpico del “figura” per la terza volta nella sua storia, ma è la prima nel formato a squadre introdotto nel 2014.
Slittino, d’oro in mezz’ora: doppio donne e doppio uomini
Sullo Sliding Centre di Cortina lo slittino ha vissuto una serata irripetibile: prima l’oro del doppio femminile con Andrea Vötter‑Marion Oberhofer (specialità al debutto olimpico), poi – nel giro di minuti – l’oro del doppio maschile con Emanuel Rieder‑Simon Kainzwaldner. Un back‑to‑back da antologia che ha acceso il pubblico e lasciato un segno ben oltre i confini della pista. Il percorso si è arricchito anche del bronzo nella staffetta mista, a completare un bottino che proietta l’Italia in una nuova dimensione della disciplina.
Freestyle, l’Italia che non ti aspetti: skicross da urlo e il coraggio di Tabanelli
Il freestyle entra nell’alfabeto azzurro con la doppietta nello ski cross: Simone Deromedis d’oro e Federico Tomasoni d’argento a Livigno, nell’urlo trattenuto che diventa liberazione al fotofinish. Un risultato storico che arriva pochi giorni dopo il bronzo nel Big Air di Flora Tabanelli, capace di salire sul podio nonostante un legamento crociato in condizioni precarie, simbolo di una scuola che sta nascendo con coraggio e competenza.
L’Italia che allarga l’orizzonte: ghiaccio, neve, squadra
Velocità su ghiaccio: oltre Lollobrigida, il trionfo a squadre
Non solo il doppio d’oro di Lollobrigida. La Team Pursuit maschile consegna un altro momento da brividi: Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti sverniciando gli Stati Uniti campioni del mondo con un margine largo come un rettilineo. È il primo titolo olimpico azzurro nella prova dal 2006, tassello che consolida la centralità della pista lunga nel progetto Italia. Nel menù di fine Giochi, poi, c’è pure la zampata di Giovannini nella mass start con un bronzo di grande mestiere.
Fondo, il sigillo di Pellegrino e Barp: prima medaglia nella team sprint
Sul tracciato di Lago di Tesero, Elia Barp e Federico Pellegrino prendono il bronzo nella team sprint a tecnica libera: è la prima medaglia olimpica italiana nella specialità, introdotta ai Giochi da Torino 2006. Un risultato che vale doppio, perché arriva a pochi giorni dal podio della staffetta 4x7,5 km e rende plastica l’evoluzione del fondo azzurro. Per Pellegrino, portabandiera all’apertura, è la quarta medaglia olimpica di una carriera che lo colloca tra i grandi.
“Trenta storie, una sola eredità”: cosa resta di Milano‑Cortina
Il progetto oltre il podio
Dietro le 30 medaglie c’è un disegno infrastrutturale e sociale: il Villaggio Olimpico di Milano che diventa studentato, la filiera della neve che si rinnova tra Livigno e Val di Fiemme, l’indotto turistico del Cortina Sliding Centre. E c’è soprattutto una governance che – a detta di Buonfiglio – ha imparato a mettere a fattor comune risorse, federazioni, tecnici e stakeholder per creare continuità: “Questi risultati non nascono per caso”, ha ricordato il presidente, rivendicando la centralità della Preparazione Olimpica e la necessità di stringere nuove sinergie.
Torino 2030: suggestione o pista vera?
La frase che ha acceso le antenne: “I Giochi del 2030 all’Oval di Torino? Valutiamo.” Buonfiglio ha parlato di ipotesi da condividere con federazioni, governo e attori territoriali. Un’apertura prudente, ma significativa: il successo di Milano‑Cortina ha riattivato appetiti, energie, progettualità. Davanti c’è una mappa in cui il fattore‑Italia è tornato competitivo. L’importante, dice il numero uno dello sport italiano, è non smettere di “sognare a occhi aperti”, traducendo l’emozione in processi e governance.
I nomi e i numeri da ricordare
- Le 30 medaglie dell’Italia Team mettono il sigillo a un’edizione che supera ogni precedente tetto storico e conferma il Paese nella Top 4 globale se si considerano anche i risultati di Parigi 2024.
- Federica Brignone: doppio oro in Super‑G e Gigante, rientro da infortunio e leadership emotiva di questi Giochi.
- Francesca Lollobrigida: doppio oro nei 3000 e 5000 (con record olimpico nei 3000), icona della pista lunga.
- Arianna Fontana: quota 14 medaglie olimpiche, primato assoluto dell’Italia.
- Lisa Vittozzi: primo oro italiano nel biathlon (inseguimento), punto di svolta per il movimento.
- Pattinaggio di figura – Team Event: prima medaglia a squadre per l’Italia, bronzo dietro a USA e Giappone, con lo show di Matteo Rizzo.
- Slittino: doppio oro in 30 minuti – Vötter‑Oberhofer (doppio femminile, al debutto olimpico) e Rieder‑Kainzwaldner (doppio maschile) – più il bronzo in staffetta mista.
- Freestyle – Ski Cross: doppietta con Simone Deromedis (oro) e Federico Tomasoni (argento); Flora Tabanelli bronzo nel Big Air nonostante il crociato malandato.
- Speed skating – Team Pursuit maschile: Ghiotto‑Giovannini‑Malfatti riportano l’oro in Italia a distanza di 20 anni.
- Sci di fondo – Team sprint: Barp‑Pellegrino firmano la prima medaglia italiana nella specialità (bronzo).
Perché “30 e lode” non è un caso
Programmazione, filiera e cultura tecnica
La costanza dei risultati in più discipline – dal ghiaccio alla neve, dai tecnici alle velocità – racconta un lavoro di filiera. La rete dei Gruppi Sportivi Militari e di Club storici, l’evoluzione degli staff di preparazione atletica e biomeccanica, la capacità di selezionare talenti distribuiti sul territorio: tutti fattori che hanno portato l’Italia a presentarsi a Milano‑Cortina con proiezioni medal-based ambiziose e realistiche, poi sostanzialmente confermate gara dopo gara. L’opening di Buonfiglio lo ha ribadito: l’Italia Team ha imparato a ragionare per obiettivi, con un modello di lavoro replicabile.
L’effetto “casa”: energia che diventa risultato
Il pubblico ha spinto come un quarto componente nelle gare di staffetta e come un ultimo pacemaker nelle prove individuali. Lo si è visto nella Team Pursuit, nelle finali del freestyle a Livigno, nelle discese di Cortina e negli ultimi giri delle mass start a Milano. Non è retorica: i dati di resa nelle giornate chiave e la curva ascendente delle medaglie in 24 ore hanno fotografato l’effetto‑casa come moltiplicatore reale di performance.