SERIE A
Toro, due colpi e un nuovo orizzonte: la cura D’Aversa ricomincia dal 2-0 alla Lazio
Un Toro più verticale e feroce stende i biancocelesti con Simeone e Zapata: primo “clean sheet” casalingo dopo circa 30 giorni, ossigeno puro nella corsa salvezza
Un Toro più verticale e feroce stende i biancocelesti con Simeone e Zapata: primo “clean sheet” casalingo dopo circa 30 giorni, ossigeno puro nella corsa salvezza
Allo scoccare del minuto 21 lo stadio scivola in un silenzio denso, prima dell’esplosione: il destro di Giovanni Simeone s’infila basso sul primo palo, la rete si tende e in curva parte un ruggito liberatorio. È la prima, concreta, immagine del nuovo Torino di Roberto D’Aversa: meno pause, più verticalità, l’idea di colpire quando l’inerzia si sposta di un metro. La sera del 1 marzo 2026 al “Grande Torino” finisce 2-0 contro la Lazio, con il sigillo nel finale di Duván Zapata, e resta il profumo ostinato di una squadra che ha scelto di salvarsi tornando alle basi: compattezza, campo corto, attacco pratico. In mezzo, la risposta di Alberto Paleari, guantoni saldi e primo “clean sheet” domestico da circa un mese: un dettaglio che, quando il margine d’errore è sottile, diventa una tacca importante sulla cintura del nuovo corso.
Il cambio di passo: D’Aversa riparte dall’area di rigore
L’innesto in panchina di D’Aversa – subentrato in settimana a Marco Baroni – ha avuto un’impronta tattica riconoscibile già al debutto: struttura in 3-5-2, catena di destra aggressiva, mezzali pronte ad accorciare e attacco “a orologeria” con Simeone e una punta di peso (nel secondo tempo, dentro Zapata per aumentare profondità e duelli). Di fronte, la Lazio di Maurizio Sarri, reduce da un periodo di flessione e priva della consueta brillantezza tra le linee. Il dato che conta, però, è il campo: il Toro ha sporcato ricezioni e corridoi, ha accorciato con sincronismi più nitidi e ha trasformato i recuperi in strappi semplici ma letali. Risultato: 2 gol e poche concessioni in area propria.
Sullo sfondo, la partita che la Lazio avrebbe voluto rimettere sul binario del palleggio pulito non ha mai davvero preso quota. Le trame centrali, anche quando hanno saltato la prima pressione, si sono sbriciolate sulle chiusure dei tre centrali granata e sulla protezione dieci metri più avanti. Qui s’innesta la serata di Paleari, attento su traversoni e seconde palle, presente nelle uscite alte, decisivo per conservare la porta inviolata dopo il precedente “clean sheet” casalingo firmato contro il Lecce circa 30 giorni fa.
Classifica e respiro: perché questi tre punti contano doppio
Il peso specifico della vittoria si misura su due assi: la classifica e la psiche. Con il 2-0 alla Lazio, il Torino tocca quota 30 punti e si allontana dalla zona calda, agganciando il Cagliari e superando il Genoa. Dall’altra parte, i biancocelesti restano a 34 e scivolano al 10° posto, prolungando una serie senza successi che in quattro gare ha prodotto appena due punti. Cronaca e punteggio, qui, non mentono: il cambio in panchina ha sortito un immediato ritorno, mentre l’avversario prosegue una fase di galleggiamento a metà classifica.
Resta l’idea che il Toro abbia imboccato la scorciatoia più onesta per salvarsi: ridurre la complessità, esaltare i punti forti dei singoli, difendere con regole chiare e attaccare gli spazi “quando bruciano”. Resta, per la Lazio, l’urgenza di ritrovare la profondità e il coraggio di riempire l’area, magari accettando qualche rischio in più sull’uscita palla. E resta, soprattutto, l’impressione che questo 2-0 non sia un episodio: è un mattone posato con metodo.
In un campionato che a fine inverno stringe i denti, la differenza tra “difendersi” e “subire” sta nella postura. Il Torino di D’Aversa lo ha mostrato per 90 minuti: pressare con misura, correre con giudizio, tirare in porta quando serve. Il tabellino racconta la partita; la partita, stavolta, racconta un possibile nuovo inizio.