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Mondiali 2026 e il caso Iran: l'illusione del ripescaggio per l'Italia tra zone grigie e discrezionalità FIFA
La Nazionale di Taremi quasi certamente non andrà in America, Canada e Messico: Infantino ha spiegato come funziona in caso di rinuncia
Il recente inasprirsi delle tensioni nel Medio Oriente rischia di sconvolgere i piani per i prossimi Mondiali di calcio del 2026, aprendo scenari inaspettati che, inevitabilmente, accendono le speranze dei tifosi italiani. Con il presidente della federazione iraniana, Mehdi Taj, che ha ammesso come "improbabile" la partecipazione della sua Nazionale al torneo nordamericano a causa della delicata situazione interna e dei periodi di lutto nazionale, si sta creando un vero e proprio vuoto nel calendario della competizione.
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L'Iran dovrebbe infatti esordire il 15 giugno 2026 allo SoFi Stadium di Los Angeles contro la Nuova Zelanda, per poi affrontare Belgio ed Egitto in un complesso incastro logistico che coinvolge le città di Seattle e Vancouver.
Di fronte a questo potenziale ritiro a ridosso del torneo, in molti in Italia si sono posti la fatidica domanda: esiste una reale possibilità di ripescaggio per gli Azzurri, qualora non dovessero qualificarsi sul campo?
La risposta, purtroppo per i sognatori, risiede nelle pieghe del regolamento, che smonta quasi del tutto le fantasie di una "corsia preferenziale" per la Nazionale italiana. Il cuore della questione è normato dall'articolo 6.7 del regolamento della Coppa del Mondo 2026. Questa direttiva stabilisce che, in caso di ritiro o esclusione di una federazione, la FIFA ha il potere di decidere come procedere "a propria esclusiva discrezione", adottando qualsiasi misura ritenga necessaria per colmare il vuoto. Questo significa che l'organo di governo del calcio mondiale ha un potere decisionale politico-sportivo assoluto, privo di automatismi garantiti.
Chi immagina che il prestigio, la storia o il peso commerciale del mercato televisivo possano spingere la FIFA a ripescare d'ufficio l'ultima grande esclusa europea, come nel caso dell'Italia, è destinato a rimanere deluso. L'impianto dell'articolo 6.7 è concepito per gestire le emergenze impreviste, non per premiare i "blasoni" che hanno fallito la qualificazione. Storicamente, infatti, quando si è resa necessaria una sostituzione in tornei di primissima fascia, le istituzioni hanno sempre privilegiato il criterio sportivo-geografico più prossimo. L'esempio più noto è quello della Danimarca, che a Euro 1992 subentrò alla Jugoslavia, esclusa per sanzioni internazionali, arrivando poi a vincere il torneo. Tuttavia, si trattava di un evento UEFA regolato in un'altra epoca, e non costituisce una prassi automatica per un Mondiale.
Se le speranze dell'Italia sono ridotte a una mera speculazione, chi prenderà allora il posto dell'Iran se la rinuncia diventerà ufficiale? La discrezionalità totale di Zurigo suggerisce che la soluzione più accreditata non guardi verso l'Europa, ma punti a risolvere il problema all'interno della medesima confederazione. Ad oggi, l'ipotesi più logica porta il nome dell'Iraq. La nazionale irachena è la squadra "più vicina" all'Iran per merito sportivo, e un suo ripescaggio permetterebbe di mantenere intatto il delicato equilibrio delle quote assegnate alle diverse confederazioni. Questo innescherebbe un effetto-domino che andrebbe a rimescolare la griglia degli spareggi interzona, coinvolgendo potenzialmente squadre come gli Emirati Arabi Uniti, ma tenendo l'Italia e le squadre europee totalmente fuori dai giochi.
Oltre al danno sportivo, un eventuale ritiro dell'Iran comporterebbe conseguenze economiche severe per la sua federazione, regolate dall'articolo 6.2. Le multe partono da un minimo di 250.000 franchi svizzeri per i ritiri comunicati entro 30 giorni dall'inizio del torneo, salendo ad almeno 500.000 franchi per tempistiche ancora più ritardate, a cui va aggiunta la restituzione obbligatoria dei milioni di dollari erogati dalla FIFA per la preparazione. Si tratta di sanzioni importanti, che però impallidiscono di fronte alle questioni logistiche, diplomatiche e di sicurezza che l'Iran sta affrontando in questo momento.
Le probabilità insomma di vedere l'Italia catapultata nel Gruppo G per affrontare Belgio, Egitto e Nuova Zelanda al posto della nazionale iraniana sono virtualmente inesistenti. Il regolamento FIFA blinda le decisioni dietro una totale discrezionalità che seguirà, con ogni probabilità, la logica della continuità territoriale asiatica, costringendo l'Italia a cercare il pass per il Nord America unicamente attraverso il campo.