5 marzo 2026 - Aggiornato alle 12:20
×

motori

F1 2026, l’energia che cambia tutto: perché la Ferrari farà paura nel prossimo campionato

Un Mondiale nuovo, un equilibrio fragile e una Rossa che ha capito prima degli altri come accendere il futuro

05 Marzo 2026, 09:36

F1 2026, l’energia che cambia tutto: perché la Ferrari farà paura nel prossimo campionato

Seguici su

L’attimo che precede lo spegnimento dei semafori dura un’eternità. Sul rettilineo di Albert Park il battito resta sospeso: le vetture vibrano a 9.000 giri, il gas è a tavoletta ma il turbo non è ancora “sveglio”. Senza MGU‑H, la pressione di sovralimentazione arriva con un sospiro di ritardo; nel frattempo, il nuovo MGU‑K da 350 kW spinge come un forsennato. Ecco il paradosso della Formula 1 2026: tanta corrente subito, ma la spinta termica deve inseguire. In questo spazio di pochi metri si decide già un pezzo di Gran Premio. E qui, raccontano i test, la Ferrari ha costruito un vantaggio non banale.

Il contesto regolamentare: più elettroni, meno gas di scarico

Il cuore resta il V6 1.6 turbo, ma scompare l’MGU‑H, il generatore che fino al 2025 recuperava energia dai gas di scarico e teneva il turbo in pressione. Al suo posto, una “cura elettrica” potenziata: il MGU‑K passa da 120 kW a un picco di 350 kW (circa 469 CV), con una ripartizione di potenza tendenzialmente vicina al 50/50 tra parte termica ed elettrica. È il perno di un’era ibrida 2.0 che promette più efficienza, combustibili 100% sostenibili e una gestione dell’energia radicalmente diversa.

La rimozione dell’MGU‑H riporta in primo piano un vecchio spauracchio: il turbo‑lag. Per mitigarlo, alcuni motoristi hanno scelto turbine più piccole (meno inerzia, risposta più pronta), altri hanno puntato su unità più grandi (maggior portata in alto, ma rischio di ritardo ai bassi). È una scommessa di architettura che influenzerà partenze, trazione e, in prospettiva, la vita degli pneumatici.

L’energia in tasca: boost più lungo, ma ricaricare a Melbourne è un rebus

La spinta elettrica non è solo più potente: è anche più “lunga” e modulabile, con logiche di deployment/harvest più sofisticate. Ma c’è un dettaglio che può trasformare il primo GP del 2026 in un test d’ingegneria a cielo aperto: Melbourne offre frenate relativamente brevi e pochi angoli “stop‑and‑go”. Tradotto: meno opportunità per rigenerare e una probabilità più alta di arrivare “corti di batteria” nei tratti veloci se il pilota esagera col boost nelle fasi sbagliate del giro. Non a caso, in queste settimane la FIA ha chiesto ai team di valutare mappature con potenza elettrica ridotta per capire se, su piste come Albert Park, sia preferibile “meno picco ma più autonomia” rispetto ai 350 kW pieni.

Perché la partenza fa tremare i polsi (e perché qui la Ferrari sorride)

La procedura di avvio è il primo stress‑test del pacchetto 2026. Senza MGU‑H a tenere il turbo in rotazione, l’ICE risponde con un istante di ritardo; se nel frattempo il MGU‑K eroga coppia massima, il rischio è di “spinnare” e dover intervenire con una gestione elettronica più invasiva. Proprio qui, secondo molte analisi tecniche, la Ferrari ha letto bene il regolamento, adottando una turbina più piccola per ridurre l’inerzia e dare prontezza di risposta nei primi metri. Il risultato? Nelle prove di partenza dei test in Bahrein, le monoposto spinte dal motore di Maranello hanno mostrato stacchi dalla frizione molto puliti e allunghi iniziali convincenti. Frédéric Vasseur ha ammesso di essere sorpreso dalle polemiche sulla procedura: “sapevamo dal giorno uno che il turbo‑lag andava gestito”.

La finestra d’intervento: due GP per capire se toccare il cursore dell’elettrico

In FIA si respira pragmatismo. Dopo i test, il direttore tecnico monposto Nikolas Tombazis ha spiegato che l’obiettivo resta un equilibrio vicino al 50/50 tra termico ed elettrico con 350 kW di picco, ma non si escludono “limature” per adattare l’esperienza di guida e di gara, specie nelle prime uscite. Non è atteso un intervento immediato tra Australia e Cina (Shanghai), ma l’organo regolatore e Liberty Media valuteranno le metriche delle prime due corse prima di formulare eventuali proposte condivise con i costruttori. Tra le idee già discusse in paddock c’è la riduzione della potenza elettrica in modalità gara (per esempio a 250 kW) su specifiche piste, così da allungare la finestra di deployment e ridurre il rischio di “derating” alla fine dei rettilinei.