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Calcio Serie C

Siracusa, parola d’ordine continuità: contro il Giugliano serve alzare subito il livello nei dettagli

Il tecnico Turati ha chiesto alla sua squadra di non guardare la classifica

07 Marzo 2026, 13:16

13:20

Marco Turati

Turati tecnico del Siracusa durante la conferenza stampa (foto Simona Amato)

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Dopo il pareggio di carattere conquistato a Casarano, il Siracusa torna a respirare e a credere. Non tanto per il punto in sé, quanto per come è arrivato: una prova di squadra, sporca quando serviva, attenta nella gestione dei momenti e soprattutto “viva”, dentro una corsa salvezza che non concede pause. Ed è proprio da qui che si riparte in vista della sfida al Giugliano, avversario “scorbutico” e diretto concorrente, capace di portare la partita su binari scomodi e aggressivi — come già si era visto all’andata, quando la cattiveria agonistica dei campani aveva segnato l’inerzia del match.

 

Continuità sì, ma con un livello da alzare subito

 

La sensazione, nello spogliatoio, è chiara: l’atteggiamento di Casarano è la base. Il Siracusa che ci si aspetta contro il Giugliano deve riproporre la stessa intensità mentale, la stessa disponibilità alla corsa e la stessa applicazione senza palla. Continuità significa soprattutto restare dentro la partita per 90 minuti: niente pause, niente “fasi di sonno”, gestione lucida dei momenti chiave (inizio gara, ripartenze subite, finali).

 

Ma se la prestazione di giovedì ha dato segnali incoraggianti, il salto richiesto adesso sta nei dettagli: maggiore pulizia tecnica nelle uscite, più qualità nelle scelte negli ultimi 30 metri e, soprattutto, più cattiveria nelle due aree. Contro una squadra come il Giugliano, che non regala nulla e vive anche di episodi, il Siracusa dovrà essere più “affamato” nelle seconde palle e più determinato nel trasformare in occasioni vere ciò che costruisce.

 

Emergenza e recupero-lampo: tra assenze, acciacchi e nuove responsabilità

 

Il tema principale, però, resta la gestione delle energie. Con i tanti assenti e gli acciacchi segnalati (Zanini, Cancellieri, Di Paolo, Di Gesù) e l’infortunio di Frisenna, lo staff è chiamato a un lavoro quasi chirurgico nel recupero tra una gara e l’altra. Pochi giorni significano: carichi ridotti, attenzione maniacale a prevenzione e terapie, e una valutazione quotidiana su chi può stringere i denti e chi invece rischierebbe di peggiorare.

 

Sul campo, l’emergenza si traduce in soluzioni: cambi ragionati, possibili adattamenti tattici e – se necessario – esordi o minutaggi più pesanti per chi finora ha avuto meno spazio. È il classico scenario in cui una squadra scopre davvero la propria identità: non c’è tempo per piangersi addosso, servono responsabilità nuove e una compattezza che vada oltre gli interpreti. E in partite così, spesso, il contributo di chi entra dalla panchina diventa decisivo quanto quello dei titolari.

 

“Niente extracampo”: una scelta che diventa metodo

 

In piena corsa salvezza, Siracusa ha ribadito di non voler guardare ai fattori extracampo. Un concetto che, nello spogliatoio, si traduce in poche regole concrete: focalizzazione sulla prestazione, controllo emotivo, nessun alibi. È una scelta di metodo: si misura ciò che dipende dalla squadra e si lavora solo su quello.

 

E qui entra anche il messaggio condiviso in conferenza stampa con Turati: il Siracusa è “più vivo che mai”. Un’affermazione che non vuole restare uno slogan, ma diventare un obiettivo misurabile per questa partita: solidità prima di tutto (concedere poco, restare corti, non scomporsi), approccio feroce fin dal primo duello e concretezza negli episodi. I punti contano, certo, ma in un match salvezza spesso la differenza sta nel modo in cui si sta dentro la gara: chi tiene botta, chi non si innervosisce, chi vince i dettagli.

 

Una sfida da clima salvezza, con la memoria dell’andata

 

Il Giugliano arriverà con la stessa necessità: salvarsi, sporcare la partita, trascinarla su un piano di intensità e contatti. È una squadra che ti costringe a essere presente, dentro ogni pallone, e che all’andata aveva fatto capire con quanta “cattiveria” si potesse affrontare lo scontro diretto.

 

Per il Siracusa, allora, la parola d’ordine è una sola: continuità, ma senza accontentarsi. Ripetere l’atteggiamento di Casarano, alzando subito il livello su concretezza, attenzione e duelli. Perché la corsa salvezza non premia chi “merita”: premia chi, nel momento decisivo, è più lucido e più feroce.