serie A
L'Inter ha il braccino corto e l'Atalanta strappa un pari: il Milan può davvero sognare?
Nerazzurri fermati sull'1 a 1 a San Siro dalla Dea con un gol nel finale Krstovic. Chivu a + 8 sui rossoneri che domani possono accorciare ancora
L’Inter trema e il Milan rialza la testa. Dopo il ko nel derby meneghino, la formazione di Cristian Chivu inciampa in un altro mezzo passo falso a San Siro, fermata sull’1-1 dall’Atalanta. Un punto che pesa, e che soprattutto mette a nudo un preoccupante “braccino” dei capolista, apparsi irrigiditi dalla paura di vincere e privi del loro faro offensivo Lautaro Martinez.
Eppure la serata si era incanalata sui binari giusti per i nerazzurri: al 26’ Pio Esposito ha sbloccato il risultato sfruttando una palla vagante in area, tra le proteste bergamasche per un presunto fallo di Dumfries all’origine dell’azione.
Invece di chiudere i conti, però, l’Inter ha difettato di spietatezza e carattere. Marcus Thuram, ancora lontano dalla condizione migliore, ha fallito il possibile raddoppio a inizio ripresa facendosi ipnotizzare da un ottimo Carnesecchi.
L’incapacità di archiviare la pratica ha trasformato il finale in un incubo per il Meazza: all’83’ Krstovic ha gelato lo stadio firmando l’1-1, nato da un contatto molto discusso tra Sulemana e Dumfries. Le vibranti proteste nerazzurre sono costate anche l’espulsione a mister Chivu. Polemiche anche per un contatto molto sospetto in area su Frattesi che l'arbitro ha lasciato correrere (così come il Var).
Al di là delle polemiche arbitrali, emerge l’immagine di un’Inter improvvisamente smarrita. L’assenza per guaio muscolare di Lautaro Martinez pesa come un macigno: senza il “Toro”, il fronte offensivo perde il suo leader, l’uomo capace di attaccare la profondità, fare da sponda e trascinare il gruppo nei momenti critici. Affidarsi in toto alle spalle di giovani di prospettiva come Pio Esposito e Bonny si sta rivelando un azzardo nelle fasi di massima pressione.
La squadra costruisce ma tende a compiacersi, subendo psicologicamente il ritorno degli avversari e mostrando una evidente titubanza nel piazzare l’allungo decisivo.
Mentre l’Inter si lecca le ferite per i punti gettati al vento, sulla sponda rossonera dei Navigli prende così forma il sogno di una clamorosa rincorsa tricolore. La recente vittoria nel derby ha rigenerato il Diavolo, ora a -8 dalla vetta con dieci giornate ancora da disputare (e domenica c'è la Lazio con la possibilità di portarsi a -5). Massimiliano Allegri, tecnico del Milan, prova però a smorzare gli entusiasmi e predica realismo: «C’è solo un modo per lo Scudetto: che noi vinciamo le partite e l’Inter le perda».
Eppure, nell’ambiente rossonero l’entusiasmo è travolgente e la memoria corre ai corsi e ricorsi storici. Nel 1999 il Milan di Alberto Zaccheroni ricucì un gap di sette punti sulla Lazio capolista a sole sette giornate dal termine, completando un sorpasso rimasto nella leggenda. Uno degli eroi di quella cavalcata, l’ex bomber Oliver Bierhoff, ha suonato la carica alla squadra di Allegri: «Sì credo nella rimonta. Nel derby ho visto una squadra motivata... l’impresa scudetto è possibile». La corsa allo Scudetto è ufficialmente riaperta.