l'impresa
Baseball azzurro nella storia: per la prima volta Italia nella semifinale del World Classic
Al Daikin Park di Houston battuto Portorico 8-6: si vola a Miami grazie a potenza, lucidità e un bullpen solido
L’ottavo inning al Daikin Park di Houston è parso un imbuto, con oltre trentamila persone in apnea. Poi, l’esplosione di gioia: superando il Portorico 8-6, l’Italia del baseball ha centrato per la prima volta l’accesso alle semifinali del World Baseball Classic.
Un approdo inedito che proietta gli azzurri a Miami, in attesa della vincente tra Venezuela e Giappone, e ridisegna la mappa del batti e corri tricolore.
La partita dei quarti è stata una miscela di pathos e maturità competitiva. Il Portorico ha colpito a freddo con un fuoricampo di Castro contro il partente Samuel Aldegheri nel primissimo inning. La risposta italiana è stata esemplare per lucidità: niente nervosismi, solo immediatezza e ferocia.
Nel primo attacco gli azzurri hanno rovesciato l’inerzia con quattro punti, sospinti dagli RBI in sequenza di Vinnie Pasquantino, Dominic Canzone, Jac Caglianone e Andrea D’Orazio.
Al quarto inning il vantaggio è lievitato fino all’8-2 grazie ai punti battuti a casa da Alex Fischer e ancora Andrea D’Orazio.
Quando, all’ottavo, il Portorico ha rimesso tutto in discussione con quattro segnature, il bullpen italiano — Altavilla, Festa e La Sorsa — ha retto l’urto, consegnando il pallone al closer Greg Weissert, impeccabile nel mettere a segno gli ultimi tre out del nono inning per suggellare la qualificazione.
Questo risultato non è un lampo isolato, bensì l’esito naturale di un percorso netto. L’Italia si è presentata ai quarti da imbattuta (4-0), dopo aver piegato Brasile (8-0), Gran Bretagna (7-4) e Messico (9-1). Un cammino illuminato da notti destinate a rimanere, su tutte l’8-6 rifilato agli Stati Uniti in casa loro il 10 marzo 2026 e lo straordinario primato del capitano Vinnie Pasquantino: tre fuoricampo nella stessa gara contro il Messico, impresa mai riuscita prima nella storia della rassegna.
L’architetto di questo salto di qualità è il manager Francisco Cervelli, che ha dato alla squadra un’identità riconoscibile e una notevole duttilità. Se nella fase a gironi l’Italia ha impressionato con la potenza (12 fuoricampo in quattro incontri), contro il Portorico ha saputo imporsi con il cervello: contatti “sporchi”, voli di sacrificio, corse aggressive sulle basi e un gioco collettivo fondato su esecuzioni essenziali. Decisiva anche la gestione oculata del monte di lancio, con rilievi in grande evidenza: tra gli altri, Joe DeLucia ha dominato la zona con ritmo e coraggio nelle fasi centrali.
Ora Miami attende. Qualunque sarà l’avversaria, gli azzurri hanno già cambiato la prospettiva del baseball italiano, aprendo una pagina che profuma di storia.