16 marzo 2026 - Aggiornato alle 00:32
×

IL COMMENTO

Inter frenata (ma il pari vale oro), Napoli a metà, Como show e Juve formato Champions: la Serie A non smette di stupire

Il ko del Milan in casa della Lazio permette ai nerazzurri di mantenere 8 punti di vantaggio sui cugini

15 Marzo 2026, 23:30

23:40

Inter frenata (ma il pari vale oro), Napoli a metà, Como show e Juve formato Champions: la Serie A non smette di stupire

Seguici su

Switch to english version

L’Inter frena ancora e riapre un dibattito arbitrale infinito senza senso. Non si tratta di verificare o commentare se la spinta di Sulemana su Dumfries fosse fallo, in Premier League un contatto del genere mai lo considererebbero, ma il criterio che in altre circostanze - in una situazione identica - ha portato a decisioni diverse. Il discorso vale per il contatto che ha penalizzato Frattesi nell’area di rigore dell’Atalanta in chiusura di partita, ormai non c’è un vademecum che valga per tutti. In altri momenti del campionato hanno fischiato rigori per molto meno, ormai siamo dentro un frullatore umorale che potrà cambiare soltanto attraverso una seria rivisitazione del sistema arbitrale. L’Inter ha un po’ il braccino nella gestione della partita: troppi su e giù, quando deve chiuderla non lo fa, poi entra in affanno e paga. A prescindere da una possibile, probabile, conquista dello Scudetto sono argomenti che dovranno essere affrontati durante le future strategie. Alla fine il pareggio dell’Inter vale oro perché il Milan sbanda a Roma, una grande Lazio porta a casa il bottino con Isaksen e un’organizzazione totale. I nerazzurri hanno otto punti di vantaggio, quasi una sentenza.

Il Napoli vive degli sprazzi dei suoi mega interpreti che, un po’ per volta, stanno tornando a disposizione di Antonio Conte. Il primo tempo contro il Lecce è stato da “cinque meno”, la ripresa di spessore, favorita dal guizzo di Hojlund e che ha poi trovato il bis di Politano. È giusto sottolineare come gli infortuni abbiano fortemente condizionato il cammino, ma non al punto da arrivare al trentesimo posto in Champions League senza la possibilità di giocare almeno i playoff (un disastro). Se lo scorso agosto, dopo l’allestimento di una rosa top, ci avessero detto che il Napoli a marzo avrebbe lottato solo per un posto per l’Europa che conta, avremmo faticato a crederci. Questi argomenti saranno la base imprescindibile per rilanciare il matrimonio tra De Laurentiis e Conte, la terza avventura nella stessa “casa” sarebbe un evento da record considerate le recenti abitudini dell’esigentissimo Antonio.

Impressionante la marcia del Como che ribalta la Roma, sale in solitudine sul gradino numero 4 della classifica e sintetizza un concetto elementare: puoi avere un sacco di soldi da spendere, ma sei bravo se non li scaraventi dalla finestra e se li metti a disposizione di un allenatore top (Fabregas). Nel caso specifico c’è un’ammirabile simbiosi. Scivola la Roma che paga anche lacunose strategie di mercato. Molto bene la Juventus sempre più formato Spalletti. Autorevole a Udine fin dal primo pallone, devastante con Yildiz, bella vispa con Boga al terzo gol consecutivo, la conferma che un allenatore conta (eccome) anche se non gli danno un centravanti puro come aveva chiesto vanamente a gennaio. La Juventus resterà sul tram “quarto posto” fino all’ultimo secondo, adesso è sempre staccata di un punto, ma memorizzi un concetto: qualsiasi operazione per il futuro deve passare obbligatoriamente attraverso il sì di Spalletti. Altrimenti significherebbe non aver imparato la lezione dei primi mesi assurdi di una stagione che, senza la mano di Lucio, sarebbe già finita nel dimenticatoio. Invece no.