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la polemica

Bergomi con la clava dopo il rigore non assegnato a Frattesi: con chi ce l'aveva?

L'ex capitano dell'Inter oggi opinionista a Sky: «C’è chi oggi dice una cosa e due anni fa ne diceva un’altra»

16 Marzo 2026, 11:17

Bergomi con la clava dopo il rigore non assegnato a Frattesi: con chi ce l'aveva?

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Negli studi di Sky Calcio Club, il contatto in area tra Giorgio Scalvini e Davide Frattesi non ha soltanto riacceso il processo al VAR: ha provocato un acceso confronto fra opinionisti. Di fronte alle immagini del match del 15 marzo 2026, la disamina tecnica si è trasformata rapidamente in una polemica serrata contro le narrazioni mutevoli di chi racconta e giudica il calcio in televisione.

Beppe Bergomi non ha usato giri di parole, puntando il dito contro l’incoerenza di molti addetti ai lavori, compresi colleghi di studio. L’ex capitano nerazzurro ha denunciato come le letture di chi fa divulgazione in tv cambino a seconda del vento: «C’è chi oggi dice una cosa e due anni fa ne diceva un’altra», ha tuonato in diretta, sottolineando come i metri di valutazione “ballerini” non riguardino soltanto il corpo arbitrale, ma contaminino anche i salotti televisivi. Lo "Zio" non fa alcun nome ma sembra chiaro che si riferisse a Luca Marelli, l'esperto arbitrale di Dazn. 

Nel mirino, in particolare, il lessico adottato nei commenti. Etichettare l’intervento di Scalvini su Frattesi come “rigorino” è stato giudicato da Bergomi fuorviante e pericoloso. La dinamica, a suo avviso, è chiara: Frattesi arriva per primo sul pallone e Scalvini, nel tentativo di spazzare, impatta sul piede dell’avversario.

A sostenerlo è intervenuto Paolo Di Canio, che ha invitato a smetterla con i sofismi televisivi e con le attenuanti legate all’inerzia del movimento del difensore. L’ex attaccante ha liquidato la retorica del “rigorino” con una provocazione perentoria: «Se togli le linee dell’area, danno fallo 10 volte su 10».

Da mesi, nei talk calcistici e nelle trasmissioni come Open VAR, si invoca la “soglia alta” per ridurre i fischi sui contatti minimi e restituire centralità all’arbitro. Ma, come osservano Bergomi e Di Canio, quando questo indirizzo viene applicato senza una didattica coerente e difeso in tv con argomentazioni cangianti, il sistema va in corto circuito.

L’inerzia del VAR davanti a un errore evidente alimenta il sospetto che l’impiego della tecnologia oscilli in base al rumore di fondo, spesso amplificato proprio dall’incoerenza di chi commenta.