la polemica
Terremoto in Coppa d’Africa: il Senegal perde il titolo a tavolino e chiede un’inchiesta per corruzione
La CAF assegna il titolo al Marocco, ma il Senegal denuncia un verdetto «illegale», annuncia ricorso al TAS/CAS e lancia accuse
La Coppa d’Africa 2026 non si è conclusa con l’ultimo fischio sul prato del Moulay Abdellah di Rabat, ma nelle aule della giustizia sportiva. A due mesi dal 18 gennaio 2026, data in cui il Senegal aveva sollevato il trofeo superando il Marocco 1-0, la Giuria d’Appello della Confederazione Africana di Calcio (CAF) ha ribaltato l’esito, assegnando la vittoria a tavolino per 0-3 alla selezione marocchina.
La replica di Dakar è stata durissima. Il governo senegalese ha diffuso una nota in cui definisce il verdetto “illegale e profondamente ingiusto”, chiedendo inoltre l’apertura di “un’indagine internazionale indipendente” per sospetti di corruzione ai danni dei vertici della CAF. Un’accusa gravissima che sposta il confronto dall’erba dello stadio ai palazzi del potere calcistico continentale.
Il nodo centrale riguarda l’interpretazione degli articoli 82 e 84 del regolamento. Al 90’+8 della finale, i giocatori del Senegal avevano lasciato per pochi istanti il terreno di gioco per protestare contro un rigore concesso al Marocco (poi fallito da Brahim Díaz), rientrando subito dopo e imponendosi ai supplementari grazie a una rete di Pape Gueye.
Se in primo grado la CAF si era limitata a multe e squalifiche individuali, in appello è scattata la sconfitta automatica per “abbandono senza autorizzazione arbitrale”. Per le autorità di Dakar si tratta di una “lettura palesemente errata del regolamento”.
La linea difensiva del Senegal si fonda su un punto cardine della giustizia sportiva: l’incontro è stato regolarmente portato a termine sotto la direzione del fischietto, che in base alla Legge 5 dell’IFAB detiene piena e insindacabile autorità sul campo. L’assegnazione retroattiva del forfait, secondo questa tesi, non sarebbe un atto di equità ma una possibile manovra illecita in favore della federazione marocchina (FRMF), che fin da subito aveva chiesto il titolo a tavolino.
La vicenda assume contorni paradossali se si considera che il commissario tecnico del Marocco, Walid Regragui, si era dimesso a inizio marzo proprio per non aver conquistato la coppa sul terreno di gioco, due settimane prima del ribaltone d’ufficio che ha cambiato il destino del torneo.
Ora la partita si sposta in Europa. Il Senegal, deciso a percorrere “tutte le vie di ricorso appropriate”, ha annunciato l’intenzione di rivolgersi al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS/CAS) di Losanna. Lì si stabilirà se prevarrà l’autorità dell’arbitro in campo o la rigorosa applicazione dei cavilli regolamentari, mentre l’ombra di un’inchiesta per corruzione minaccia di far vacillare l’architettura istituzionale del calcio africano.