L'OPINIONE
O si vince o si impara una lezione: il Catania di Viali non ha più alibi
Dalle notti di Benevento all'allenamento sotto la pioggia del Massimino: cronaca di una crisi, di un addio e di una ripartenza che sa già di ultima chance
Sono stati giorni strani, intorno al Catania. Come un pugile, che all’improvviso si ritrova ko, al tappeto, senza capire realmente il perché.
In due settimane si è passati dall’euforia di 3000 catanesi quasi in cammino per Benevento e la concreta possibilità vincendo al Vigorito di accorciare a -4 dalla capolista… allo stadio campano chiuso alla tifoseria catanese e ad un +10 del Benevento che buttava giù l’impalcatura sulla quale era costruito il sogno rossazzurro della promozione diretta.
Si è passati dalla tentazione primo posto… al realismo dei play off.
Si è passati dalle voci su Marino, Maran, Caserta, Semplici (e chi più ne ha più ne metta)… ad Altamura-Catania con Toscano in tuta ed in panca.
Si è passati da vincere ad Altamura all’ultimo istante… all’esonero di Mimmo Toscano.
Non sono state due settimane di ordinaria amministrazione. Per nessuno.
Per la gente che tifa Catania che con frustrazione e rabbia vedeva scivolare via la promozione diretta dopo aver cullato il sogno per tanti mesi.
Per la società chiamata ad andare oltre, vedere al di là dei 3 punti. E prendere una scelta coraggiosa.
Per Mimmo Toscano, che ci ha messo il cuore, l’anima e forse troppa passione. E a mio modo di vedere ingiustamente bersaglio di critiche e accuse.
Perché — a mio modesto avviso — resterà tanto anche di lui in questo Catania: perché se la squadra è tornata ad essere squadra il merito è anche suo.
La separazione con Toscano è stata tutt’altro che semplice. Perché c’era, anzi c’è, un legame che andava oltre il calcio oramai. In 19 mesi uno al fianco dell’altro, allenatore e dirigenza, nei momenti belli e in quelli meno belli. Con lo stadio pieno e festante o con lo stadio pieno e arrabbiato. Cene e confronti, colazioni e telefonate. Vittorie, pareggi e sconfitte. Entusiasmo e frustrazione. Felicità e nervosismo. Acquisti e cessioni, ma solo e sempre per migliorare il Catania. Per difenderlo.
Domenico Toscano ha gettato le basi del Catania del futuro, nonostante il triste epilogo. E su questo non c’è alcun dubbio.
Separarsi è stato complicato, ma forse inevitabile. Per dare un segnale e magari per togliere ogni tipo di alibi — a tutti — in vista del play off.
L’esonero di un allenatore è sportivamente un lutto. Un fallimento tecnico collettivo. Condiviso tra chi sceglie, chi allena e chi gioca.
A Vincenzo Grella l’onore e l’onere della scelta. Non semplice. Umanamente e professionalmente. Forse un rischio. Forse una svolta. Riuscire a isolarsi, staccarsi emotivamente e riflettere. Pro e contro. Di una scelta comunque dolorosa: era stato l’ad a volere con tutte le forze Toscano, regalando alla città di Catania nell’estate del 2024 il miglior e più vincente allenatore in attività di questa serie.
Decidere di chiudere il rapporto probabilmente la decisione più sofferta di Grella da quando è al Catania. Ma è solo attraverso questi momenti che si svolta. Perché d’ora in avanti o si vince o si impara una lezione.
Decine di procuratori hanno proposto decine di allenatori. Alcuni presi in considerazione. Altri meno. Alcuni valutati. Altri meno. La scelta è ricaduta su Viali, che ha forza e tempra per infiammare la squadra, cambiare l’ordine delle cose, rinnovarla (qualora dovesse servire) dal punto di vista tattico e azzerare ogni tipo di gerarchia.
È iniziato, a dire il vero già dal triplice fischio di Benevento, un altro campionato. Da vincere.