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23 marzo 2026 - Aggiornato alle 00:49
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IL COMMENTO

Inter, che spreco. Milan, che carattere. Napoli, che normalità. Juve, che disastro

Chivu va alla sosta con sei punti di vantaggio, ma il condizionale va memorizzato

22 Marzo 2026, 23:06

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Inter, che spreco. Milan, che carattere. Napoli, che normalità. Juve, che disastro

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L’Inter perde un’occasione vera: andare avanti dopo 40 secondi (Pio Esposito) e sperperare non può essere una medaglia sul petto. La Fiorentina orgogliosa si aggrappa a Ndour, grossolano errore di Barella, sulla bilancia il punto vale per tre. Ma l’Inter ha lo stesso difetto di sempre e si riferisce alla gestione della partita non sempre illuminata. Chivu va alla sosta con sei punti di vantaggio sul Milan e sette sul Napoli, dovrebbe essere un margine più che sufficiente, ma il condizionale va memorizzato e non trascurato.

La lotta per un posto Champions ha alcune certezze assolute. Il Napoli che vince la quarta partita consecutiva è figlio di una normalità ritrovata: se ti restituiscono i campioni, quelli che hai avuto spesso in infermeria negli ultimi 2-3 mesi, non puoi esimerti. La vittoria di Cagliari è un inno alla concretezza, uno squillo di McTominay e faccio un pasto completo, compresi il dessert e l’ammazzacaffè. Se poi, a fine marzo, ci sono quelli che cercano il bel gioco o qualcosa del genere, è giusto farli cantare nel deserto. Lo scorso agosto nessuno avrebbe pensato a un solo obiettivo da centrare in primavera, ma bisogna anche immaginare le lacrime amare che verserà chi - al prossimo giro di carte - dovesse restare fuori dalla manifestazione d’Europa più remunerativa.

Il Milan mai ha rubato l’occhio, bisogna dirlo con il massimo rispetto nei riguardi di Allegri. Ma vale lo stesso discorso, una fantastica prestazione senza punti in classifica equivale a un flop. Quindi, meglio smontare il Torino e andare alla sosta con un bel sorriso. Presto nasceranno i dibattiti sul famoso centravanti che prima o poi dovranno regalare all’allenatore di turno, magari verranno tirate le somme sul pigro Leao (non più incedibile). Ma intanto bisogna snocciolare i nomi di chi è davvero degno di indossare quella maglia, ci fermiamo a quattro: Maignan, Pavlovic, Rabiot e Modric. Certo, in quella rosa ci possono stare i vari Tomori e Fofana, lo stesso Pulisic è stato un valore aggiunto fino a dicembre e poi si è fermato.

La Juventus che sbatte contro il Sassuolo va ben oltre la speranza, ancora intatta ma in ribasso, di non vivere una stagione completamente anonima. C’è un concetto che è una sentenza, quando Spalletti concede zero minuti a David e Openda (i due colpi per l’attacco del mercato estivo) per dare uno spezzone sia a Vlahovic che a Milik, entrambi al 30 per cento della condizione. In questa lettura c’è la stagione della Juventus, gli errori e le omissioni di gennaio quando non hanno regalato a Spalletti una punta centrale, malgrado una richiesta durata quattro settimane. E nei ragionamenti per le future strategie bisognerà fare mea culpa e organizzare qualche processo costruttivo, a maggior ragione se non fosse possibile ascoltare la famosa musichetta della prossima Champions. Il Como, che ha sbrigato la pratica Pisa, ha tre punti in più. La strada è ancora lunga, nel frattempo Gasperini smonta il Lecce con Robinio Vaz e aggancia Spalletti, qualcuno tra un paio di mesi piangerà. Ma adesso concentriamoci sulla Nazionale modellata da Gattuso, un Ringhio di orgoglio per non trascorrere da spettatori il terzo Mondiale consecutivo.