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28 marzo 2026 - Aggiornato alle 18:30
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la storia

Brutta, letale e invincibile: 50 anni fa l'era effimera della "racchetta spaghetti" che fece infuriare Vilas

L'ira del campione argentino, le provocazioni di Nastase e un torneo finito nel caos: la folle e brevissima epopea dell'attrezzo che sconvolse il tennis nel 1977 (e che fu poi vietato)

28 Marzo 2026, 17:45

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 Brutta, letale e invincibile: 50 anni fa l'era effimera della "racchetta spaghetti" che fece infuriare Vilas

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Autunno 1977. Guillermo Vilas, allora re incontrastato della terra battuta (una specie di Rafa Nadal ante litteram) e reduce da una serie impressionante di vittorie sul rosso, lascia il campo furibondo durante la finale del torneo di Aix-en-Provence contro Ilie Nastase.

Sotto di due set, l’argentino fa i bagagli e consegna alla memoria una motivazione destinata a rimanere: “Non ho perso contro un giocatore, ma contro una racchetta”.

In quell’istante si apre e si chiude, di fatto, il mese d’oro della “racchetta spaghetti”, l’invenzione più discussa, stravagante e dirompente nella storia ultracentenaria del tennis.

Un attrezzo quasi leggendario che, per poche settimane, trasformò i campi di mezzo mondo in laboratori di fisica applicata. Tutto comincia nel 1971 a Vilsbiburg, piccolo centro della Baviera. Werner Fischer, orticoltore di mestiere e tennista per passione, ha un’intuizione: perché le corde devono flettersi e scattare soltanto nella direzione d’impatto?

Nel tentativo di replicare nel tennis gli effetti del tennistavolo, concepisce un complesso sistema a doppia incordatura: 36 verticali e appena 5 o 6 orizzontali, non intrecciate ma distribuite su tre piani sovrapposti.

A tenere separati i filamenti e consentirne il movimento elastico, nastri adesivi, doppi nodi e soprattutto minuscoli tubicini in plastica, da cui nascerà il soprannome “spaghetti”.

L’estetica del telaio è discutibile e l’incordatura richiede fino a tre ore agli esperti (contro i tradizionali 15-20 minuti), ma in campo i vantaggi sono sorprendenti.

Fischer la mette in mano ai compagni del suo modesto club, che vola inaspettatamente nella massima serie tedesca. Anni dopo, studi universitari confermeranno il fenomeno: la palla, trattenuta più a lungo su una superficie cedevole e mobile, subisce una sorta di “doppio colpo” che immagazzina energia e raddoppia le rotazioni.

La vera “spaghetti mania” però deflagra negli Stati Uniti. Scartata da campioni come Jimmy Connors, viene adocchiata dal semisconosciuto Mike Fishbach in un negozio di fotografia a Gstaad. Non potendola acquistare, la osserva con cura e, tornato nella sua cantina a Long Island, ne realizza una copia artigianale lavorando per 30 ore con il fratello.

Con quello strumento inconsueto si presenta allo US Open 1977, supera le qualificazioni e firma l’impresa eliminando nettamente l’ex campione Stan Smith.

L’inglese John Feaver, tra i primi a subirne gli effetti, racconterà atterrito: Quando le corde impattano la palla non si sente niente, ma in volo sembra un uovo impazzito, e al momento del rimbalzo può schizzare un metro da una parte o dall’altra”.

Tra le vittime dell’arnese c’è persino Ilie Nastase. Sconfitto a Parigi dal francese Georges Goven, uno dei primi ad adottarlo, il romeno esplode di rabbia e giura che non avrebbe mai usato quella racchetta perché sarebbe stato contrario alla sua “dignità”. Ma Nastase è un istrione: pochi giorni dopo cambia idea, telefona a Fischer e lo supplica di portargliene una in Costa Azzurra.

Si arriva così al celebre torneo di Aix-en-Provence: su quattro semifinalisti, tre impugnano la “spaghetti” (Nastase, Goven e Deblicker). L’unico baluardo del tennis ortodosso è Vilas, la cui imbattibilità sul rosso si sgretola in due set sotto i rimbalzi “alieni” prodotti da Nastase, fino al ritiro per frustrazione.

È la goccia che fa traboccare il vaso. Le istituzioni del tennis, timorose che la tecnologia soppianti il talento, intervengono a gamba tesa. Il giorno successivo alla finale, il 3 ottobre 1977, la Federazione Internazionale (ITF) emette un provvedimento d’urgenza che vieta temporaneamente le racchette a doppia incordatura; il divieto diventerà permanente l’anno seguente.

Il bando repentino, forse utile a preservare l’essenza romantica del gioco, stronca però le ambizioni economiche di Werner Fischer. L’inventore è a un passo da contratti faraonici: Adidas, Lacoste, Donnay e Prince lo cercano, e lui ha già 2.000 telai pronti per invadere il mercato. Invece, resta con un pugno di mosche.

Sarebbe bastato un anno e sarei diventato ricco, invece mi hanno rovinato, ricorderà furente anni dopo. Negli Stati Uniti, un imprenditore tedesco, Gunter Harz, proverà a citare in giudizio la federazione americana chiedendo 2 milioni di dollari di risarcimento per l’esclusione dal mercato, senza esito.

Oggi l’invenzione di Fischer è un cimelio, uno dei quali è custodito persino nelle teche del Museo di Wimbledon.