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28 marzo 2026 - Aggiornato alle 19:19
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la storia

Il Senegal sfila a Parigi con la Coppa d'Africa che la Caf ha dato al Marocco: la sfida dei Leoni alla Fifa

Prima dell'amichevole contro il Perù allo Stade France il giro d'onore con il trofeo (che secondo i registri ufficiali è stato assegnato alla Nazionale di Hakimi)

28 Marzo 2026, 19:02

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Il Senegal sfila a Parigi con la Coppa d'Africa che la Caf ha dato al Marocco: la sfida dei Leoni alla Fifa

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C’è un momento in cui lo sport oltrepassa i verdetti delle aule giudiziarie per farsi rivendicazione popolare e identitaria. È quanto accaduto la sera del 28 marzo 2026 nella splendida cornice dello Stade de France di Saint-Denis.

Quella che sui calendari figurava come una semplice amichevole di preparazione ai Mondiali tra Senegal e Perù si è trasformata in una serata memorabile. Davanti a un impianto parigino esaurito, con il cartello “COMPLET” ben in vista, i 90 minuti di gioco sono finiti in secondo piano.

A dominare la scena è stata un’immagine dirompente: i “Leoni della Teranga”, capitanati da Kalidou Koulibaly e guidati dal commissario tecnico Pape Thiaw, hanno sfilato sul prato stringendo con fierezza tra le mani il trofeo della Coppa d’Africa.

Un gesto clamoroso, atto pubblico di sfida e di orgoglio nazionale inesauribile. Quel trofeo, infatti, per i registri ufficiali non appartiene più al Senegal: pochi giorni prima, la Commissione d’Appello della CAF ha assegnato la vittoria della CAN 2025 al Marocco con un 3-0 a tavolino.

La ferita, sportiva e istituzionale, affonda le radici nella tesissima finale di Rabat. Dopo un gol senegalese annullato oltre il 90’ e la successiva concessione di un rigore ai padroni di casa, i senegalesi avevano abbandonato momentaneamente il campo in segno di protesta.

Tornati in campo, Édouard Mendy aveva neutralizzato un penalty calciato “a cucchiaio” e il Senegal aveva poi prevalso 1-0 ai tempi supplementari. In seguito la CAF ha qualificato quella sospensione come “rifiuto temporaneo di giocare”, ribaltando il verdetto del campo e revocando il secondo titolo continentale ai senegalesi in favore del Marocco.

La Federazione del Senegal ha definito immediatamente la decisione “una vergogna” e annunciato un ricorso al TAS di Losanna.

In attesa della giustizia sportiva, la nazionale ha scelto la platea globale dello Stade de France per parlare direttamente al proprio popolo, intrecciando l’evento calcistico con la numerosa e coesa comunità della diaspora in Île-de-France. Alzare quel trofeo sotto il cielo di Parigi ha significato ribadire un messaggio inequivocabile: “questo resta il nostro racconto”.

A trasformare la serata in una vera “resistenza simbolica” ha contribuito la forza travolgente della musica. Le tribune hanno vibrato al ritmo del mbalax grazie a Youssou N’Dour e all’iconico rapper franco-senegalese Booba, capaci di unire generazioni diverse in un unico, potente sentimento collettivo.

Sul piano tecnico, l’amichevole contro la selezione peruviana ha offerto un test prezioso in vista del Mondiale, soprattutto nella gestione del possesso. Ma l’orizzonte dei Leoni guarda già all’estate nordamericana: inserito in un girone di ferro con Francia e Norvegia, il Senegal di Sadio Mané dovrà ora trasformare la bruciante ferita della CAN in pura benzina emotiva.