la polemica
Bufera sulla coppa a tavolino al Marocco ai danni del Senegal: si dimette l'uomo forte del calcio africano
Travolto dallo scandalo della finale di Rabat e dalle beghe di palazzo sulle deroghe illegittime, il segretario generale Mosengo-Omba chiude la sua carriera in un clima di sfiducia totale.
Gli scossoni ai vertici della Confederation of African Football (CAF) hanno prodotto la prima, illustre conseguenza istituzionale. Il potente segretario generale Véron Mosengo-Omba ha presentato le dimissioni, annunciando il ritiro dopo oltre trent’anni di carriera.
Un passo indietro che giunge nel momento più delicato per l’organo di governo del calcio africano, travolto dallo scandalo legato alla clamorosa revoca del titolo della Coppa d’Africa 2025 al Senegal.
L’onda d’urto affonda le radici nella decisione assunta dalla Commissione d’Appello della CAF il 17 marzo 2026: un ribaltone a tavolino che ha riscritto l’esito della finale disputata il 18 gennaio a Rabat.
In campo, il Senegal aveva prevalso 1-0 sul Marocco ai supplementari, al termine di una gara incandescente segnata da aspre polemiche per una rete annullata ai “Leoni della Teranga” allo scadere, episodio che aveva spinto i giocatori a lasciare temporaneamente il terreno di gioco in protesta contro il VAR.
Due mesi più tardi, i giudici sportivi hanno qualificato quella condotta come un “forfeit regolamentare” per rinuncia alla gara, assegnando il 3-0 a tavolino al Marocco e innescando un’ondata di indignazione globale.
La replica di Dakar è stata immediata. Governo e federazione senegalese hanno bollato il verdetto come “illegale e profondamente ingiusto” e una “spoliazione amministrativa”, annunciando ricorsi e profilando all’orizzonte l’intervento del Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna.
Contestualmente, il Senegal ha invocato un’indagine internazionale indipendente per fare piena luce su sospetti di corruzione all’interno della CAF.
In questo clima avvelenato, l’uscita di scena di Mosengo-Omba — rimpiazzato ad interim dal direttore delle competizioni Samson Adamu — difficilmente può essere ricondotta alle sole scorie della finale. Da mesi, l’ex segretario generale era al centro di una spaccatura interna per il prolungamento “eccezionale” del suo mandato oltre il limite pensionabile dei 63 anni, deroga ritenuta illegittima da diversi membri del Comitato Esecutivo.
Pur essendo stato in passato scagionato da inchieste interne e dalla Procura svizzera su presunte irregolarità amministrative, l’intreccio di tensioni politiche, contenziosi e controversie regolamentari ha inferto un colpo durissimo all’integrità e alla credibilità delle competizioni continentali.